Squadra Antimafia 6, a Catania le riprese della fortunata serie 660x330

Abbiamo intervistato il regista Samad Zarmandili, Bruno Torrisi (il Questore Licata), Valentina Carnelutti (il sindaco Veronica Colombo), Marco Bocci (capo della Duomo Domenico Calaterra), Paolo Pierobon (agente dei servizi segreti Filippo De Silva), Giordano De Plano (poliziotto Sandro Pietrangeli) in sei simpatiche interviste…

Due parole: Squadra Antimafia. Si, è proprio questa la ciliegina sulla torta di oggi: andare sul blindatissimo set dove stanno girando la sesta stagione e realizzare le interviste con i protagonisti. Sono a Catania e fa caldissimo. Raggiungo uno dei set: Palazzo Biscari. Già dal cortile sento gli spari, sembrano fuochi d’artificio. Assieme a me c’è Bruno Torrisi, il questore Licata. Parliamo sottovoce perché non si devono disturbare le scene durante le riprese. Poi Bruno va a salutare i compagni e mentre mi guardo attorno, si avvicina il direttore di produzione Santina Cantone, produttore esecutivo presso BLUMA Production Srl. E’ lei che mi permetterà di realizzare le interviste. Si mostra subito disponibile e gentile. E così scopro che, oltre ad avere un passato da sportiva, è anche un’affermata donna in carriera. Concordiamo le interviste per il tardo pomeriggio. Ottimo. Ho tutto il tempo di gustarmi un’ottima granita siciliana. Alle diciannove raggiungo l’hotel Baia Verde. E’ qui che alloggia il cast. Mi dirigo nella splendida piscina e vedo subito Marco Bocci. Mi passa accanto lanciandomi uno sguardo profondo. Lo osservo incuriosita e raggiungo il bar. Apro il mini iPad e inizio a scrivere. Nel frattempo mi preparo per le interviste. L’attesa inizia ad essere snervante.

Per rilassarmi un po’ prendo un aperitivo. Arriva la telefonata di Santina. Le riprese sono appena finite. Per le interviste devo attendere che i protagonisti abbiano finito di cenare. Bene, così mangio qualcosa anche io. Opto per un piccolo antipasto. E alle 21.30 sono già al bar ad aspettare. Il signor Graziano, che gestisce il bar, mi tiene compagnia. Chiacchiera con me raccontandomi aneddoti sugli attori e sul suo lavoro. Vedo poi arrivare un uomo. E’ alto. Carino. Ha il tatuaggio di un indiano al braccio. E’ Pietrangeli, mi dice Graziano. Lo seguono il regista, Veronica Colombo e De Silva. Sono stanchi ma felici. Mi avvicino e li osservo. Sono così diversi da come appaiono in tv. Sono umani, penso. Il regista non smette di sorridere. Prendono quello che loro chiamano un antimafia. E’ una bevanda di colore giallo. Forse un gin lemon, non so. Ho già mille domande che mi frullano nella testa. Sono ansiosa di intervistare questi personaggi. Perché non voglio raccontare di Squadra Antimafia, ma di loro. Delle loro emozioni, dei silenzi, delle speranze, del futuro. E così scopro che sono un gruppo affiatato. C’è la secchiona, il persiano, il piacione, il comico. Si respira serenità. E l’allegria è contagiosa. Voglio raccontare una storia. Perché ognuno di loro ha una storia da raccontare.

Samad Zarmandili (Il regista)

Samad-Zarmandili-il-regista-di-Squadra-Antimafia-6 660x330
E’ soprannominato dal cast il Persiano per via delle sue origini. Ma Samad Zarmandili ha le idee chiare sul suo futuro. E con una serie forte, di grande attualità e con un share di circa sei milioni di spettatori, ha già conquistato l’Italia.

Da cosa è nata l’idea e la voglia di fare il regista?

Da molto lontano. Avevo circa 16 anni e pensavo che il cinema fosse per me una prospettiva di lavoro. Mio nonno si occupava di cinema perché faceva il distributore di pellicole cinematografiche a Teheran perché mio padre è iraniano. Quindi ho avuto sempre questa voglia. Poi dopo il liceo ho cominciato a studiare storia e critica del cinema all’università La Sapienza di Roma e a fare l’assistente alla regia sul set. Ho cominciato ad affiancare così lo studio alla pratica e lì ho capito che poteva essere una strada.

Come si spiega il grande successo di Squadra antimafia?

E’ il quarto anno che lavoro a “Squadra antimafia”, prima facevo l’aiuto regista, mentre questo è il primo anno in cui faccio il regista della serie insieme a Christophe Tassin che è l’altro regista con cui divido la regia. Credo che questa serie riscuota un grande successo per vari motivi, perché riesce a mettere insieme vari elementi che il pubblico ama. Nel senso che ci sono delle storie forti, di grande attualità, in cui si racconta una parte del Paese. Ci sono i buoni che combattono contro il male, i cattivi. C’è una messa in scena molto rocambolesca rispetto alle cose che succedono e le vicende dei personaggi vengono seguite con particolare attenzione. E poi la serie racconta la mafia e quello che viene fatto per combattere la mafia stessa. C’è molta azione che viene gestita con buoni mezzi e quindi la resa della serie è anche molto spettacolare. C’è il melodramma, c’è l’azione, ci sono dei personaggi credibili, degli attori molto bravi. Penso che siano questi elementi la chiave di successo di questa serie. In più, l’altro elemento secondo me molto importante – che esiste dalla prima serie e che l’ha resa una serie di grande successo – è che c’è un elemento di grande novità: le donne.  All’interno di una serie dove ci sono molti protagonisti maschili, le donne hanno grande importanza. Le donne ricoprono ruoli importanti. I capi della polizia sono interpretati da donne, i capi dei cattivi mafiosi sono anch’esse donne. E quindi avviene questo scontro dove le donne sono spesso protagoniste. E questa la novità molto che rende unica questa serie.

In base a cosa vengono scelti i protagonisti?

Molti protagonisti c’erano già perché erano stati scelti dal produttore. Quelli nuovi sono stati selezionati con grande attenzione, cercando di abbinare la bravura degli attori a degli attori anche siciliani che potessero comunque restituire il sapore, il colore, insomma l’unicità della terra dove poi questa serie viene girata da molti anni. Prima a Palermo e adesso, dallo scorso anno, a Catania dove tra l’altro ci stiamo trovando molto bene perché offre luoghi ed atmosfere molto diverse. C’è la città, il mare, il soggetto storico, ma anche la montagna, l’Etna. Insomma ci sono dei luoghi molto diversi tra di loro che fanno da sfondo a questa storia che ha molti colori e sapori diversi. I protagonisti nuovi sono stati scelti con molta cura dalla produzione, all’interno di un bacino di attori di successo di questo momento insieme a degli attori siciliani che restituiscano la sfumatura del luogo dove veniamo a girare.

Ho visto che si respira un bel clima sul set. Il cast è molto affiatato.

Si. Questo feeling si è creato nel corso del tempo. E’ una troupe molto collaudata in cui molti attori lavorano insieme da anni. E i nuovi vengono inseriti in un contesto dove possono legare molto facilmente. C’è anche un grande lavoro di preparazione che viene fatto. Si provano le scene e si arriva quindi sul set molto preparati. Le troupe si conoscono e questo fa si che si crei quel clima di grande empatia tra la troupe.

Secondo lei il cinema italiano è in crisi?

Non lo so. Credo che negli ultimi anni siano stati fatti anche film molto belli ed importanti che hanno avuto anche successo all’estero. E’ anche vero che le fiction italiane hanno grande successo, Squadra antimafia è una di queste. Ed è anche un bel modo per riuscire a raccontare delle storie attraverso la televisione che tra l’altro ha un excursus molto più ampio rispetto al cinema.

Una novità sulla nuova serie?

Su “Squadra antimafia” di quest’anno verranno affrontati temi nuovi, quali la trattativa Stato-mafia, quindi ci saranno  grandi novità. Ci sono molti dei personaggi che il pubblico conosce che continuano ad essere nella serie, più altri nuovi che interagiranno con essi. Tra i nuovi cattivi in particolare, non so se posso dirlo, ma lo dico, ci sono una coppia fratello e sorella. Sono dei giovani attori molto interessanti che faranno sicuramente una bellissima figura.

© Riproduzione Riservata

Commenti