Processo d'AlìIl processo al senatore e banchiere trapanese del Pdl Antonio Jr. D’Alì, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e per il quale il Pm Paolo Guido ha chiesto 7 anni e 4 mesi di detenzione, continua a riservare sorprese e colpi di scena. Proprio nel giorno della sentenza è emerso che due testimoni, il sacerdote Don Nino Treppiedi e Vincenzo Basilicò, avrebbero ricevuto minacce finalizzate ad ottenere il silenzio di entrambi sulla vicenda D’Alì. L’episodio, denunciato dagli stessi testi di accusa, vedrebbe coinvolti un maresciallo dei carabinieri e un politico di zona legati da rapporti di amicizia con il senatore del pdl. Tuttavia il gup Gianluca Francolini ha respinto la richiesta della Procura di sentire nuovamente i due testimoni e si è ritirato in camera di consiglio per deliberare.

In questo processo intricato e complesso accusa e difesa hanno tentato in tutti i modi di far valere le proprie ragioni. Si pensi che i legali di D’Alì (avvocati Gino Bosco e Stefano Pellegrino) hanno cercato di dimostrare in aula l’inattendibilità del teste Treppiedi, in quanto coinvolto in un’inchiesta di truffa e falso ai danni della Curia (lo stesso è stato recentemente sospeso dal sommo pontefice dall’esercizio delle funzioni sacerdotali per i prossimi cinque anni). D’altra parte l’accusa ha minuziosamente ricostruito i rapporti del parlamentare Antonio Jr. D’Alì con la nuova “Cosa Nostra” (tra gli altri citiamo Francesco e Matteo Messina Denaro) finalizzati a favorire l’ascesa imprenditoriale di ditte appaltatrici in odor di mafia. Inoltre lo stesso senatore sarebbe coinvolto nel trasferimento, risalente al 2003, da Trapani ad Agrigento del prefetto Fulvio Sodano, particolarmente inviso ai boss (come è emerso da numerose intercettazioni), in quanto ostacolò il tentativo di riappropriazione da parte della mafia locale dei beni ad essa precedentemente confiscati. D’altra parte la stessa ex moglie del senatore ha testimoniato contro di lui, dichiarando che D’Alì aveva ricevuto in passato un telegramma da parte di un detenuto mafioso, nel quale questi lamentava disinteresse nei suoi confronti.

Fece scalpore qualche mese fa la notizia della conferma di D’Alì come rappresentante dell’ Assemblea Parlamentare Euro Mediterranea. La nomina era stata convalidata dall’attuale presidente del Senato Pietro Grasso, che accoglieva la proposta del gruppo parlamentare del Pdl.

© Riproduzione Riservata

Commenti