Scuola, ovvero come ti indottrino il pupoSu questo blog ho lanciato una proposta di scuola pubblica capace di formare cittadini critici rispetto ai processi politici, economici, mediatici, sociali delle società occidentali. Le Monde diplomatique del settembre 2013 pubblica un dossier che analizza l’ideologia e i contenuti dei manuali scolastici.

Essi rappresentano un forte indottrinamento capitalistico e mercantile degli alunni.

Il dossier di “Le Monde diplomatique” del settembre 2013 (pagg. 15-19) si apre con un articolo del prof. Paolo Bianchini, docente di storia dell’educazione presso l’università di Torino, dal titolo “Scuola, ambiguità dei manuali – fra istruzione e politica”.

Dopo aver affermato che il “manuale scolastico” è diventato  strumento formativo centrale nelle classi, afferma che esso è stato utilizzato all’inizio dagli Stati-nazione europei per determinare i saperi legittimi. Ma oggi non si accontenta più di organizzare le conoscenze: le seleziona, per adattarsi alle aspettative del potere e dei mercati. Cioè i manuali scolastici  riflettono i presupposti delle società (capitaliste) che li producono, come il ruolo delle imprese nell’economia o come i rapporti uomo-donna. Peraltro l’editoria scolastica è nelle mani di pochi monopoli, controllati da poteri finanziari (capitalistici).

La domanda retorica del professore è: “Ci sono le condizioni perché la scuola possa formare cittadini dotati di senso critico?” Esaminando il dossier, la risposta è radicalmente negativa.

L’editoria scolastica in Francia fornisce questi dati (2011): 40,5 ml di manuali venduti, con un fatturato di 336,5 ml€. Sei editori si dividono il mercato totale. Il prezzo medio di un manuale è di 10€ per la scuola primaria (elementare); 18€ per i college (ciclo di 4 anni dopo le elementari); 26€ per il liceo (ultimi 3 anni dell’insegnamento secondario in Francia). La ripartizione dei prezzi è la seguente: 30% alla libreria; 25% alla produzione; 15% alla distribuzione; 10% per l’autore; 10% all’editore; 10% per la promozione.

Il prof. Bianchini analizza l’involuzione storica subita dai manuali nel corso degli anni.

Nel XIX° secolo erano i testi religiosi (cattolici) che formavano gli alunni (catechismi, opere devozionali). Insegnavano loro a leggere e scrivere, ma anche inculcavano i dogmi e le verità della Chiesa. La rivoluzione francese ha prodotto che l’istruzione dei cittadini fosse un diritto ed un obbligo dello Stato (laico?). E’ arrivato il libro scolastico che i poteri dominanti hanno sempre tenuto sotto controllo.

Ma poiché il 29% della popolazione abbandona gli studi dopo la scuola dell’obbligo, la conoscenza del mondo (storia e geografia) dipende da ciò che si è appreso dai manuali scolastici, con integrazioni fasulle, fuorvianti e propagandistiche dovute alla TV e ai giornali (ma anche ai libri più gettonati).

Negli anni 1840-50 comparvero case editrici che si rivolgevano alla scuola in maniera prioritaria, nacque così l’editore scolastico (Larousse e Dunod in Francia, Mondadori in Italia, ecc.). Negli ultimi decenni del XX° secolo si sono affermati i colossi dell’editoria scolastica ed educativa, come Hachette education in Francia, De Agostini e Rizzoli in Italia, ecc. Questi gruppi editoriali sono controllati da società finanziarie: si ha così la globalizzazione del manuale scolastico in piena sintonia con la globalizzazione dell’economia e dei mercati. L’attenzione di questi gruppi editoriali è puntata sulla coerenza con le circolari ministeriali, sulla ricchezza dei supporti multimediali, sui costi/ricavi, mentre non ci si interroga più su quello che dovrebbe essere il tipo di persona e di cittadino da formare. Perciò, ad esempio, l’educazione civica e la formazione del cittadino sono scomparsi dalle materie e dalle finalità didattiche.

Leggendo i manuali scolastici di vari Paesi europei – Norvegia, Iralanda, Germania Regno Unito, Francia, Russia, Giappone, Israele, Italia, ecc. – si scopre che le rappresentazioni della storia cambiano in funzione delle latitudini e dei sistemi politici dominanti.

Ecco qualche esempio, del passaggio epocale dalla “grafosfera” (scritto) alla videosfera (immagine) (Regis Debray) per i manuali scolastici in commercio:

  • i manuali che rappresentano oggi il mondo dell’impresa mettono in evidenza “la responsabilità sociale”, il “dialogo”, la “diversità”, la “centralità dell’impresa”, invitando i lavoratori ad amare la loro impresa. Contengono solo informazioni di come funziona l’impresa capitalista (contabilità, gerarchia, struttura, ecc.). Quelli di ieri collocavano l’impresa nel contesto della società e della politica, illustravano concetti – oggi dimenticati – come la contraddizione capitale-lavoro; la conflittualità; il ruolo di padroni e lavoratori, ecc. Si preoccupavano di chiarire che l’impresa deriva da processi storici e politici; che non è una necessità economica assoluta e immodificabile. La parola “padrone” oggi è scomparsa, sostituita da termini come “imprenditore”,”datore di lavoro”,”produttore”, ecc. Un vocabolario che spersonalizza la funzione politica  e sociale dell’impresa, riducendola a dimensioni tecniche neutrali. La questione decisiva della proprietà dei mezzi di produzione, o dei rapporti di produzione, ha ceduto il posto alla “etica degli affari”. Si reclamizzano i successi di imprese – Apple, Facebook, Reanult, ecc. – e del padronato. L’impresa vi appare come una scatola nera fatta solo di input/output.
  • Con i manuali in uso nell’Africa francofona (e non solo), gli alunni, mentre imparano l’aritmetica, introitano anche una visione falsata del rapporto uomo-donna, radicalmente maschilista. In essi la presenza femminile è sempre legata e subordinata a quella di un uomo o di un ragazzo.

Ecco infine alcune “chicche” di esercizi contenuti nei manuali scolastici:

  • USA (Texas): “spiegate in che modo il rifiuto dello Stato di Israele da parte degli arabi ha portato al conflitto attuale” oppure “Valutate gli sforzi compiuti dalle Organizzazioni internazionali per minare la sovranità USA”
  • Parigi (educazione civica): sotto un documento che riproduce i loghi di diverse catene TV europee, “Perché si può dire che il pluralismo è assicurato?”.
  • Arabia Saudita (libro di religione): “riempite gli spazi bianchi con le parole appropriate” es. Islam, fuoco dell’inferno. “qualunque religione diversa dall’…. è falsa; Chi muore fuori dall’Islam brucerà nel …”.

Sarebbe molto istruttivo e interessante analizzare manuali e libri di testo usati nelle scuola italiana di ogni ordine e grado. Forse qualcuno lo ha fatto, ma non ne sono a conoscenza. Ricordo che sono stati le destre e i fascisti a lamentarsi dei contenuti dei libri di testo, per loro “infarciti di idee comuniste”.

In ogni caso posso valutare la (in)cultura storica, politica, economica, mediatica, che gli alunni italiani dimostrano alla fine dei loro studi, elementari e medi (inferiori e superiori), anche se  hanno frequentato la scuola pubblica e non quella confessionale cattolica. Non c’è allora da meravigliarsi se l’agente deformativo più duraturo ed influente per i cittadini italiani, scolarizzati o non, sia rappresentato da TV e giornali.

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