Emergenza ambiente... Emergenza educativa

La salvaguardia dell’ambiente, è minacciata da una parte dall’incapacità degli addetti al governo del territorio ad affrontare con consapevolezza, il valore in termine di risorsa ambientale e paesaggistico dei nostri territori, dall’altra da un ingiustificato uso del suolo da parte delle comunità insediate, in aree gravate da vincoli per la natura instabili e sensibili dei versanti sotto il profilo dell’assetto geomorfologico. Le comunità e le istituzioni civili, i governi locali, regionali e nazionale, dovrebbero interrogarsi altresì sullo stato di salute dell’ambiente, della società contemporanea in generale, per l’evidente e manifesta perdita dei valori fondanti, caratterizzata da una crisi di convivenza sociale, ed una continua conflittualità tra le istituzioni, con effetti che si ripercuotono negativamente sul territorio. Infatti le difficoltà oggettive in cui versa il sistema della tutela ambientale non possono essere affrontate compiutamente se non si comprende che le ragioni di tale crisi vanno ricercate in una società in cui sembra avere abbandonato ogni forte ed impegnativo progetto di formazione e di educazione dei giovani, con ripercussioni negative nell’ambiente e nella società civile.

La questione ambientale è legata direttamente ad altre questioni fondamentali e ciò rende sempre più difficile agli addetti ai lavori a trovare soluzioni funzionali. L’ambiente è inseparabile da questioni correlate all’energia, all’economia, alla giustizia, al lavoro, alla morale, e la tutela dell’ambiente è inestricabilmente legata ai modelli di sviluppo e di equità sociale.

Una società che non tiene conto della solidarietà, della giustizia, dell’equa distribuzione dei beni e dei servizi, produce scempi ambientali. Un atteggiamento costruttivo verso la natura si può ottenere e mantenere mediante una educazione ed una permanente campagna di sensibilizzazione a partire dalle scuole primarie.

Il Beato Giovanni Paolo II sottolineava ad un Gruppo di studio della Pontificia Accademia delle Scienze che:

“Molte persone hanno contribuito agli sforzi di protezione dell’ambiente, ma la capacità e la buona volontà degli esperti e degli scienziati non sono in grado di risolvere il complesso problema. Devono essere affrontati profondi e vasti cambiamenti economici e morali a livello di gruppi di comunità e governi, che includano scambi e accordi interregionali e internazionali. Fondamentale per questa azione è educare le persone all’ambiente e creare un atteggiamento di comprensione, rispetto a reciproca e genuina buona volontà”.

Anche il Pontefice Benedetto XVI si è appellato più volte “sul compito urgente dell’educazione”, dando  concreti suggerimenti ed una stupenda lezione sul compito fondamentale dell’educazione e della formazione dei figli:

1) “…….Abbiamo tutti a cuore il bene delle persone che amiamo, in particolare dei nostri bambini, adolescenti e giovani. Sappiamo infatti che da loro dipende il futuro dell’ambiente.”

2)…… “Non possiamo dunque non essere solleciti per la formazione delle nuove generazioni, per la loro capacità di orientarsi nella vita e di discernere il bene dal male, per la loro salute non soltanto fisica ma anche morale”. 

Il Pontefice riconosce che: “educare non è mai stato facile, ed oggi sembra diventare sempre più difficile e si presenta come una grande emergenza”. Nonostante un diffuso benessere che a prima vista dovrebbe semplificare il progetto educativo assistiamo ad una sorta di rinuncia e di rassegnazione da parte dei genitori e degli educatori che prendono atto che i tempi sono cambiati e che le cose devono andare così come vanno. Certamente il mondo dell’infanzia è molto diverso da quello di cinquantanni fa. Nell’arco di mezzo secolo molte cose sono cambiate. C’è una maggiore consapevolezza dei bisogni fisici e psicologici dei bambini. Nei paesi ricchi occidentali i bambini ricevono più cure materiali (più cibo, più abiti, più attenzioni e cure), dispongono di molti giocattoli, guardano la televisione, usano il computer, si distraggono con i video giochi e alcuni fin dalla tenera età possiedono anche un telefono cellulare personale. Molti di loro, nel pomeriggio, frequentano la palestra o la piscina, giocano a tennis, oppure studiano musica, pittura, lingue straniere. D’estate frequentano campi estivi e fanno viaggi anche all’estero con la famiglia. Sono i bambini della nuova generazione, spesso figli unici, senza cugini, qualche volta con un fratello o una sorella, raramente membri di una famiglia numerosa.

I bambini di cinquantanni fa non erano così “seguiti” dai genitori: andavano a scuola e poi trascorrevano molto tempo nei cortili e in strada, erano più creativi e più spontanei, si costruivano i giochi e giocattoli. Forse correvano maggiori pericoli fisici dei bambini di oggi, ma godevano di maggiore libertà di movimento. Nelle loro vite non erano ancora entrati la televisione, il computer, i videogiochi. Non erano ancora modellati dalla pubblicità e dalle mode. Erano i bambini che vivevano di più negli spazi pubblici e meno negli appartamenti; il motivo è semplice: il traffico delle strade era limitato, le piazze non si erano ancora trasformate in parcheggi, c’era una vita di quartiere che favoriva una maggiore responsabilizzazione degli adulti nei loro confronti.

Visti gli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi educativi, per formare persone, capaci di collaborare e di relazionarsi con gli altri e di dare senso alla propria vita, viene spontaneo incolpare le nuove generazioni come se i bambini di oggi fossero diversi da quelli del passato.

Quello che sta accadendo sottolineava il Pontefice Benedetto XVI, è che: “forte certamente, sia tra i genitori, che tra gli insegnanti e in genere tra gli educatori, la tentazione di rinunciare, e ancor prima il rischio di non comprendere nemmeno quale sia il loro ruolo, o meglio la missione ad essi affidata. In realtà sono in questione non soltanto le responsabilità personali degli adulti o dei giovani, che pur esistono e non devono essere nascoste, ma anche un’atmosfera diffusa, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della verità e del bene (cultura diffusa del relativismo imperante tra i giovani e purtroppo anche tra gli adulti). Diventa difficile, allora, trasmettere da una generazione all’altra qualcosa di valido e di certo, regole di comportamento, obiettivi credibili intorno ai quali costruire la propria vita”.

Se non si comprendono pienamente tali circostanze, come è possibile ritenere possibile trasmettere una cultura della tutela dell’ambiente, all’interno del quale interagiscono tra loro, l’uomo, la flora, la fauna, il suolo, l’acqua, l’aria, il clima, il paesaggio, i beni materiali, il patrimonio culturale, storico e artistico.

Ma il Pontefice Benedetto XVI, lancia un messaggio molto semplice e di grande speranza: “non temete, tutte le difficoltà non sono insormontabili; sono piuttosto, per così dire, il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà, con la responsabilità che giustamente l’accompagna”. Ciò significa  che a differenza di quanto avviene in campo tecnico, economico e della ricerca, dove i progressi si sommano a quelli del passato, nell’ambito della educazione e della formazione della crescita morale delle Persone, non esiste una possibile e scontata accumulazione di esperienze positive vissute, perché la libertà dell’uomo dice il Santo Padre è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni (senso autentico della libertà).

Anche i più grandi valori del passato non sono ereditati, ma vanno assimilati e rinnovati attraverso una sofferta scelta personale. Quando vengono a mancare le certezze essenziali, il bisogno di quei valori torna a farsi sentire in modo impellente: così aumenta oggi la domanda di un’educazione che sia davvero tale ed autentica; la chiedono i genitori, angosciati per il futuro dei propri figli; la chiedono gli insegnanti che vivono l’esperienza del degrado fisico delle scuole e morale degli allievi; la chiede la società nel suo complesso, che vede minacciata la base della convivenza e, infine, la chiedono nel loro intimo gli stessi ragazzi e giovani, che non vogliono essere lasciati soli.

La società e l’ambiente non sono cose astratte, siamo noi stessi tutti insieme, con gli orientamenti e le regole che ci diamo, sebbene siano diversi i ruoli e le responsabilità di ciascuno. E allora c’è dunque bisogno del contributo di ognuno di noi, di ogni persona, famiglia o gruppo sociale, perché la società diventi un ambiente più favorevole all’educazione, e ciascuno di noi costruttore e tutore di un ambiente sano.

[In copertina Fallingwater, o Casa Kaufmann (in Italia nota come la Casa sulla cascata)]

© Riproduzione Riservata

Commenti