Siria, chi usa le armi chimiche? 660x330

Nell’attacco del 21 agosto alla periferia di Damasco, si contano mille corpi da aggiungere alle centomila vittime dall’inizio del conflitto in Siria. I gas tossici colpiscono sia i combattenti che i civili, il dottor Akram, dell’ospedale di Irbin, racconta: “I sintomi dei pazienti li avevo già visti in occasione di attacchi precedenti, esteriormente le persone non mostravano lesioni, ma avevano la schiuma alla bocca e si contorcevano, mentre si affievoliva il battito cardiaco. Le vittime erano sui pavimenti, nei corridoi, ovunque e continuavano ad arrivarne altre. I pazienti perdevano conoscenza, abbiamo fatto iniezioni di atropina, per contrastare gli effetti del gas sarin. Quando è finita, abbiamo somministrato idrocortisone e alla fine solo succo di cipolla, riprendendo così molti pazienti mentre 73 morivano, tra i cadaviri erano presenti molti bambini”.

Si pensa che in varie località nelle vicinanze del fronte ci siano ancora morti nascosti nelle case. La stampa siriana ha smentito le notizie definendo “inventate” le voci sull’uso di armi chimiche. Non si conosce esattamente quale sostanza sia stata usata, ma dagli effetti dei pazienti si suppone il sarin.
Ci sarebbe da chiedersi perchè l’esercito di Assad avrebbe usato tale attacco due giorni dopo l’arrivo a Damasco di alcuni ispettori dell’Onu il cui compito era di verificare l’uso delle armi chimiche? Per la Russia il consenso di Assad alla visita degli ispettori, era motivo di dimostrare che non potevano essere state le truppe di Assad a commettere tali atti. Va notato che il 26 agosto a Damasco, in una zona che non è controllata nè dai ribelli nè dal governo, alcuni cecchini hanno fatto fuoco in direzione del veicolo degli ispettori.
I sostenitori di Assad fanno notare che la parte est di Damasco era caduta sotto il controllo del gruppo estremista “Fronte Al Nusra” proprio vicino ad Al Qaeda luogo in cui i combattenti avevano occupato una fabbrica di cloro.
Intanto l’Onu dichiara che la crisi siriana è la peggiore del ventunesimo secolo, alcuni politici statunitensi affermano che la strategia migliore sarebbe restare fuori da tutto questo e mentre si attende una decisione da Obama che sta prendendo in considerazione l’idea di Putin sul piano di controllo delle armi chimiche, a Damasco si contano fion’ora 1.429 vittime.
I servizi segreti francesi contano 281 morti e il regime, socondo Bbs the Guardian, ha usato le armi chimiche perchè temeva un’offensiva dell’opposizione.

Dice Elisabeth O’Bagy (analista dell’Institute for the study of war di Washington) secondo un’opinione diffusa che, i combattenti estremisti islamici sono mescolati con i ribelli moderati, mentre le zone di Aleppo sono in mano all’Esercito siriano libero, nella strada ci sono alcuni posti di blocco segnalati con la bandiera dello Stato islamico dell’Iraq e del levante, un gruppo vicino ad Al Qaeda. I Jihadisti che arrivano in Siria dall’Iraq e dal Libano non combattono in prima linea perchè tentano di rafforzare il loro controllo nelle aree del nord del paese già conquistate dai ribelli.
Gruppi di estremisti come il Fronte al Nusra si prendono i meriti del successo sui social network. In verità tali gruppi sono interessati a fondare un emirato islamico nel nord del paese e non a sconfiggere Bashar al Assad.
A marzo del 2013 scrive Elizabeth, molti combattenti del Fronte al Nusra hanno abbandonato i combattenti in corso a Homs, ad Hama e a Idlib per dirigersi nella provincia di Raqqa, dove il capoluogo era stato strappato al controllo del regime. Nella battaglia per il controllo di Qusar, non erano presenti unità del Fronte al Nusra, all’inizio di giugno i ribelli hanno unito le forze per prendere la città di Talbisah, a nord di Homs mentre i combattenti del Fronte al Nusra sono rimasti nelle aree liberate per riempire il vuoto lasciato all’Esl (Esercito Siriano Libero).

Dunque si suppone che sono ancora le forze moderate a guidare il regime siriano, in ogni caso i siriani pagano con la vita la superficialità delle democrazie occidentali (scrive Internazionale). Saranno le vittime del cinismo di chi mostra i muscoli, ma non ha intenzione di usarli, afferma il quotidiano libanese L’Orient Le Jour, deluso dalla decisione di Barak Obama che chiede al congresso l’autorizzazione per un intervento militare in Siria. La Turchia, che chiede da mesi un cambio di regime a Damasco, è favorevole a un intervento militare, scrive Milliyet.

In Iran il quotidiano filoriformista Qanoum sottolinea che il presidente Hassan Rohani ha reagito con moderazione alla prospettiva di un attacco occidentale in Siria, uno storico alleato della repubblica islamica. Rohani ha vinto le presidenziali promettendo di allentare le tensioni tra Teharan e il resto del mondo. Mentre Shargh giornale riformista dice che ,la crisi siriana non poteva essere che in un momento peggiore, visto che Rohani auspica una politica estera più moderata.
Ebtekar scrive: “Gli Sati Uniti hanno chiuso gli occhi sulle armi chimiche usate da Saddam Hussein contro il suo popolo”. Il 31 agosto il presidente Barak Obama ha usato l’espressine “responsabilità morale” per il suo intervento.

Gli Stati Uniti hanno parlato di attacco limitato negli obiettivi e nella durata, però l’intervento scrive Internazionale potrebbe comprendere l’uso di droni per attaccare alcuni sospetti in Siria o a influenzare dal punto di vista politico le parti in lotta, causando un caos enorme. Scrive Wadah Khanfar, giornalista palestinese, che negli ultimi due anni di guerra le azioni statunitensi hanno avuto un effetto in larga misura negativo.
Washington ha fatto pressioni sui governi della regione affinchè non fornissero armi moderne all’esercito siriano libero (Esl) con il pretesto che sarebbero potute finire nelle mani degli estremisti islamici. Ha inoltre chiesto all’Esl di combattere contro i gruppi jihadisti.
Secondo Wadah l’occidente dovrebbe permettere ai siariani di raggiungere da soli i loro obiettivi rivoluzionari facendo cadere il regime con le proprie forze.

I siriani scrive Wadah, se ne avranno l’opportunità, dimostreranno un impegno grande nel fondare una nazione democratica. E se molte “guerre” fossero solo per vendere armi?E’ scritto nel Minifesto Finale Degli Stati Generali Dell’Antimafia: “Il traffico internazionale di armi è funzionale ad una serie di guerre locali che vengono alimentate da èlite dirigenti, potenti econommici e etnie minoritarie che puntano al rafforzamento o al rovesciamento dello status quo, nel silenzio spesso complice di un’opinione pubblica internazionale”.

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