L’utilità del numero chiuso dopo l’eliminazione del Bonus sui test di ammissione alle facoltà.

Bonus maturità, la delusione dei numeri chiusiAltro che solitudine dei numeri primi. Ci sono degli argomenti che appartengono a tutti, al di la della preparazione tecnica di ognuno, perché toccano delle corde emotive molto sensibili. E uno di questi è l’educazione dei nostri figli, in quanto tocca la cura della prole, l’attaccamento genitoriale al loro benessere, e l’istinto protettivo. Credo derivi dalla forza della natura di conservare la specie; in ogni caso tendiamo a proteggere oltremodo i nostri cuccioli anche quando non ne hanno bisogno.

Figuriamoci cosa ha scatenato il provvedimento che ha abolito il bonus per il test di ingresso alla facoltà di Medicina e a tutte le altre a numero chiuso. Una cosa è certa, la pioggia di ricorsi che forse con questa retromarcia si voleva evitare, probabilmente diventerà torrenziale, anche perché questo sembra il paese della rincorsa ai ricorsi, e oltretutto ognuno in famiglia ha un parente avvocato, per la cui laurea stranamente non esiste un test di ammissione. Un’altra cosa certa è che questo bonus, che pure rappresentava una forma di disparità in un sistema educativo dove non in tutti gli istituti ci sono gli stessi insegnanti e gli stessi metri di giudizio, di sicuro non andava eliminato così a bruciapelo e su due piedi, quando gli esaminandi erano ad un passo dal traguardo. Sarebbe come dire ad una squadra impegnata in una partita di coppa, giusto per rimanere nell’ambito di un altro argomento che tutti sentono proprio, che i goal realizzati nella partita precedente non valgono più, perché nella notte la Fifa così ha decretato.

Nella realtà non dovrebbe cambiare nulla, perché i ragazzi che sono preparati, non dovrebbero accusare nessun danno nella compilazione del test, e dovrebbero farlo meglio di chi non ha studiato come loro. Oltretutto saremmo di fronte ad un leggero paradosso: se il test serve per scegliere i candidati a che servono le valutazioni precedenti? E nel caso opposto, se è importante il curriculum degli anni precedenti, a che diavolo serve sto test?

Potrebbe anche essere utile il test avesse attinenza con la facoltà. Ma talvolta le domande non centrano nulla con quella che sarà la preparazione specifica, e questo non fa che confermare la mia idea che in realtà sia il test ad essere inutile e non sempre giusto. Le motivazioni che portarono all’introduzione del numero chiuso era il fatto che tanti iscritti, spinti dal desiderio di realizzarsi in uno dei mestieri ancora ben retribuiti, non potevano essere adeguatamente seguiti, specialmente nella parte finale in cui si sarebbero incontrate difficoltà sia per il dottorato che per l’inserimento negli ospedali. Motivo forse che non rendeva necessaria l’introduzione del numero chiuso alla facoltà di legge, dove questi problemi non si vedevano. Ma è una selezione anticipata del tutto inutile, e tanti potranno confermarlo; ma soprattutto ve lo dice un dottore mancato. Ai miei tempi non c’era il numero chiuso, mi sono auto eliminato per ragioni di cui non parlo, per non annoiarvi, e insieme a me quello stesso anno abbandonarono quasi la metà dopo il primo anno. La cosa bella era che all’epoca di quelli che si iscrivevano arrivavano alla laurea il trenta per cento circa e non credo ci siano stati nei numeri dei cambiamenti radicali, in tutte le facoltà.

Dovrebbe essere il corso di laurea a fare la selezione, non un test qualunque che non tiene presente soprattutto che una persona ha reazioni diverse, sotto pressione. Si, lo si sa che spesso un dottore deve lavorare sotto pressione per salvare una vita, quasi come un astronauta, ma di sicuro si insegna anche questo, e perché negare a qualcuno la possibilità di imparare e migliorarsi? Sento comunque sullo sfondo il rumorino discreto di un protezionismo di casta, e di classe, perché sia il bonus, che era ormai, che i sistemi di preparazione e di valutazione dei test di ingresso, son sempre stati fonte di critiche e di idee controverse. Se siamo tutti uguali o meno, è una domanda dalle sfaccettature così ampie che non è il caso di affrontare in questa sede, ma il test di ammissione come minimo andrebbe riformulato, inserendo delle dinamiche, che tengano presente le caratteristiche attitudinali, l’istinto vocazionale, e non la comprensione delle tecniche navali. perché è il lato umano che fa un grande dottore come in tutte le cose, non una somma di competenze. Ho conosciuto una dottoressa, pediatra, che si occupa di bambini che hanno seri problemi di salute, e mi ha comunicato una cosa straordinaria nella sua angelica semplicità, che ciò che le piace è la possibilità di dividere il dolore con i bambini malati. Questa propensione totale verso gli altri fa il medico, non solo la laurea.

L’Europa ci chiede, è vero, di mantenere alti i livelli di preparazione dei nostri laureati, anche perché paesi emergenti stanno facendo passi da giganti, ma siamo sicuri che sia il numero chiuso da cui bisogna partire, e non come al solito da una riforma di tutto l’ordinamento scolastico, e soprattutto dal megaparcheggio delle scuole superiori? L’Italia rimane tra le ultime nazioni come numero di laureati, e solo la Grecia è alle nostre spalle per gli investimenti nel mondo scolastico, e naturalmente la meritocrazia sembra essere sparita. Non credo si possa partire dal numero chiuso per garantirla. Ma solo ragionando sui limiti di un sistema che è in una palude burocratica, e non sembra volerne uscire. Anche perché tanti vivono bene in questo clima di micro corruzioni, piccoli vantaggi di classe e storture sociali.

Un grande augurio comunque alle migliaia che si sono calati in questa avventura; se sono nati per essere medici lo diventeranno, bonus o non bonus, E un augurio immenso per i loro pazienti; che siano disposti a dividere il dolore e non siano solo in cerca di stipendio.

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