A Giarre, nell’ambito della IV° edizione del Premio “Un amore di donna”, intitolato alla memoria di Rosaria Nestorini, donna, madre, imprenditrice e generatrice di una immagine femminile nuova, coraggiosa e incisiva nella società, l’assessorato alla Pari Opportunità del Comune ha organizzato il convegno dal titolo “Femminicidio: un’emergenza nazionale”.

Giarre, convegno "Femminicidio: un'emergenza nazionale"

L’assessorato alle pari opportunità del comune di Giarre si attiva per la costruzione di una solida politica contro la violenza alle donne. Il convegno ha rappresentato un delicato momento di riflessione sulle politiche sociali, iniziative sociali, aspetti normativi e strumenti di prevenzione del fenomeno in costante crescita.

Dopo i saluti istituzionali riservati al sindaco, Roberto Bonaccorsi, si sono susseguite le interessanti relazioni dell’assessore alle Pari opportunità del Comune di Giarre, Piera Bonaccorsi, della professoressa Anna Castiglione e della giornalista Raffaella Mauceri.

L’incontro è stato moderato dal Capo di Gabinetto vicario dell’Assessorato ai BBCC della Regione siciliana, Marina La Farina. Il convegno è stato impreziosito dalle letture dell’ attore Bruno Torrisi con le musiche di Vera Lizzio.

Il premio – ha commentato l’assessore Piera Bonaccorsi- rappresenta per Giarre e per tutto questo territorio un’opportunità di inserirsi nel dibattito attualissimo sul contrasto alla violenza di genere, sul femminicidio, e quindi sui diritti delle donne: tutti temi che descrivono ancora oggi clamorosi deficit nell’applicazione effettiva del principio di eguaglianza e l’ emergenza costante di crimini antichi e spietati. In tempi di crisi sociale ed economica, l’urgenza di un rilancio della capacità produttiva e del benessere non può realizzarsi senza uno sforzo politico e culturale che riaffermi le dinamiche dell’ eguaglianza senza omologazione, dell’ equità, della dignità umana e del contrasto ad ogni forma di discriminazione. L’assessorato alle Pari Opportunità di questa città avrà, come fondamento politico, giuridico e culturale della sua organizzazione e delle sue iniziative, l’ articolo 21 della Carta per i Diritti Fondamentali dell’ Unione europea, ovvero il riferimento ad un largo ventaglio di fattori nella costruzione del concetto di pari opportunità, come derivabile dal divieto disposto da quella norma “di qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale. Oggi con questo convegno – ha continuato l’assessore – intendiamo evidentemente concentrare la nostra attenzione sul ruolo troppo spesso negato o inespresso della donna in questa città, in questa Regione e nel nostro Paese; sull’incidenza drammatica e insostenibile che questo ha nel nostro stesso impoverimento complessivo, e sulle violenze e sopraffazioni che sono premessa o conseguenza di una marginalizzazione della donna”.

Con riferimento a questi aspetti, la Bonaccorsi ha voluto esprimere gli strumenti e gli obiettivi che l’assessorato intende costruire e perseguire, per fare di questa giornata un punto di svolta, e l’apertura di un percorso concreto nel Comune di Giarre, e non un evento affascinante ma fine a se stesso. Nella costruzione di una solida politica di pari opportunità, il Comune di Giarre può da subito proporre alcuni punti concreti:

  • La costituzione di un tavolo di confronto con la rete delle associazioni femminili che aiuti a censire, coordinare e valorizzare le attività di volontariato, supporto, assistenza della popolazione femminile.
  • La costituzione di un più ampio tavolo interistituzionale che coinvolga istituzioni, associazionismo, mondo della scuola, forze dell’ ordine, operatori socio sanitari, organizzazioni professionali e imprenditoriali.
  • La costituzione di un punto di ascolto comunale, animato da volontari, e che si ponga come primo centro locale di orientamento verso l’accesso a centri antiviolenza, o di relazione con uffici istituzionali o più precisi strumenti di sostegno. Un contributo all’emersione della casistica spesso sepolta da paura e inconsapevolezza.
  • La costruzione, promozione e diffusione di attività mirate dell’ Assessorato sui tre livelli di formazione, sensibilizzazione, supporto, attraverso iniziative costruite in sinergia con gli altri assessorati e la Regione. Emerge ad esempio la possibilità di articolare una campagna di sensibilizzazione e prevenzione attraverso canali generalisti (che informino degli strumenti resi disponibili da Regione, Dipartimento Pari Opportunità e Rete Centri antiviolenza a cominciare dal numero verde 1522), ma anche attraverso canali più mirati come la scuola.
  • La redazione di un opuscolo informativo, con la collaborazione dei preposti assessorati ed il contributo dei dirigenti scolastici territoriali, per diffondere la cultura del rispetto.
  • Ovviamente nel medio-lungo periodo sarebbe auspicabile l’apertura di un Centro antiviolenza in questo territorio.
  • L’assessorato alle P.O. intende promuovere ogni azione utile ad avvicinare la pubblica amministrazione ai cittadini e, dal punto di vista delle azioni di prevenzione delle discriminazioni e promozione sociale, attivare la società e favorire dinamiche di sussidiarietà orizzontale come previsto dalla nostra Costituzione.

Statistiche:
Un recente studio dell’Organizzazione mondiale della Sanità conferma che il 38,6% dei femminicidi è imputabile al partner e, d’altra parte, in Italia la cronaca quasi quotidiana ci conferma il dato e la drammatica vulnerabilità della donna persino in ambiente domestico.

Nel 2006 l’ indagine ISTAT “La violenza ed i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia” ha consegnato un quadro agghiacciante delle violenze fisiche, sessuali e psicologiche sulla popolazione femminile: quasi 7 milioni le donne , tra i 16 e i 70 anni , vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita; 5 milioni vittime di violenza prettamente sessuale; il 23,7% della popolazione femminile colpita da violenze prettamente fisiche. Il sommerso, ovvero la casistica di violenze non denunciate, sfiorava la quasi totalità: il 96%. Purtroppo l’ indagine non è stata replicata, ma sia pure a distanza di ben sette anni l’incrocio di dati provenienti da ricerche locali; l’attività degli osservatori e degli uffici preposti; i riscontri della cronaca e la percezione diffusa inducono a convincersi che queste percentuali non solo non si siano ridimensionate ma rischino persino di essersi aggravate.
Certamente fattori sociali, economici e soprattutto culturali incidono sulla persistenza di questi fenomeni drammatici e vengono aggravati a livello nazionale dall’assenza o dalla lentezza dell’azione del Legislatore e di politiche specifiche, inserite in un piano strategico davvero ampio, innovativo e coraggioso.

Sempre l’ISTAT negli ultimi due Rapporti annuali sulla “Situazione del Paese”, nel 2012 e 2013, ci segnala che “il basso tasso di occupazione femminile italiano (46,5% contro la media europea pari al 58%) ha effetti sugli equilibri economici della coppia, sulle scelte di allocazione del tempo tra lavoro e cura domestica e sulla divisione del lavoro e delle responsabilità familiari tra coniugi. L’Italia è il Paese dell’Unione con la maggiore diffusione di coppie in cui la donna non percepisce redditi, (insieme a Malta, Grecia e Romania) ed è il Paese dell’Unione in cui più saldamente l’uomo continua ad avere il ruolo di breadwinner ed il lavoro domestico e di cura permane soprattutto a carico delle donne, indipendentemente dalla loro situazione occupazionale”. Le coppie perfettamente simmetriche non superano di molto il 5%. Addirittura si conferma e persino si consolida un dato di svantaggio per le donne del Mezzogiorno che, pur laureandosi più frequentemente degli uomini, rimangono decisamente più indietro delle coetanee delle altre ripartizioni. Questa maggiore vulnerabilità economica della donna la colloca quasi automaticamente in una zona buia, caratterizzata da dipendenze, pressioni, condizionamenti ambientali e culturali, e genera purtroppo una maggiore vulnerabilità tout court, ivi compresa l’esposizione a maggiori intimidazioni e violenze psico fisiche.

Decisivo ed estremamente pericoloso, nell’analisi dei fenomeni di violenza a carico delle donne, come di tutti i fenomeni di odio orientato verso categorie specifiche, l’impatto che tradizionalmente le crisi economiche e sociali hanno nei confronti dei soggetti più fragili e meno tutelati, vuoi dal sistema delle leggi , vuoi da un persistente e prevalente sistema socio culturale. La povertà economica aggrava sempre di più i poveri di diritti e le tensioni sociali cercano sempre i capri espiatori da colpire. In questo quadro, riportando la dura e cruda fotografia del Paese agli spazi di iniziativa nel territorio, vale la pena ricordare la recente traduzione in Legge dello Stato, della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne e gli abusi domestici. La Convenzione pone obiettivi importanti e di conseguenza evidenzia lacune importanti, soprattutto di natura finanziaria, e che impegnano Regioni e Comuni a più strette sinergie nell’individuare soluzioni.

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