Per gli amanti della poesia esce “Voce Nova” di Francesco Capaldo in formato ebook!

francesco-capaldo-voce-novaDa qualche giorno per gli amanti della poesia contemporanea è disponibile sul sito della “Fratini editore” anche in formato ebook  “Voce nova”, il nuovo libro di poesie di Francesco Capaldo.

I libri della “Fratini editore” sono un po’ fuori dagli schemi e dall’editoria da supermercato che purtroppo inonda le nostre librerie.

Sono libri che vogliono insegnarci qualcosa della vita e caratterizzati sempre da una ricerca formale e contenutistica.

La nuova opera di Capaldo si colloca nel solco della ricerca linguistica da lui già avviata nei suoi precedenti scritti. La poesia di Capaldo vuole parlare a tutti e soprattutto vuole comunicare emozioni attraverso un linguaggio semplice ed allo stesso tempo ricercato.

Egli coniuga infatti stilemi e forme della tradizione letteraria italiana con una sensibilità tutta moderna che coglie la realtà nelle sue diverse sfaccettature e contraddizioni.

Ha scritto a tale proposito di “Voce Nova” Federica di Nardo: «L’opera di Francesco Capaldo è divisa in tre sezioni che formano una trilogia. Nella prima parte, “Albàsia”, si snoda la memoria dei viaggi dell’autore che ha lasciato la sua terra. Si snodano così ricordi di luoghi e forse anche ombre di persi amori ([…] ripenso a quella bellezza un po’ contadina nel dirmi addio […]).

Segue un viaggio, anzi un naufragio senza tempo che lo porterà in un ultimo volo alla luce (parola chiave dell’intera opera poetica) ed alla scoperta della gioia arcana di vivere e infine alla riconciliazione con la vita.

Il paesaggio che fa da sfondo alla raccolta “Tra cielo e terra”, è quello della città di Firenze. Non campeggia più il mare nella poesia di Capaldo, ma la campagna aprìca e l’umida riva di un “fiume che lento corre alla sua pace”. Nei versi non si percepisce più la giovinezza ebbra di sole e di salsedine, ma una maturità pervasa di nostalgia.

Le liriche registrano, quasi fossero la trascrizione diretta della coscienza del poeta, momenti, occasioni, visioni, incontri casuali che faranno rinascere in lui l’amore per la vita.

Bionde e giovani fanciulle lo condurranno verso quel fremito assolato e senza tempo in cui il domani può ritornare a essere quello della giovinezza ([…] un orizzonte di sconosciuti mondi e un eterno mattino di traboccanti e tremule risa […]) e gli riveleranno che la “speranza ha ancor fior nel verde”.

Infine, in “Voce Nova”, sezione che dà il titolo all’intera opera, il discorso poetico si fa simbolico. Non più gli avvenimenti, le occasioni, gli incontri sono l’oggetto della poesia, ma a poco a poco l’autore si apre ad una visione più distaccata e più luminosa dell’esistenza. La poesia a tratti assume il ritmo di un monologo interiore sul senso della vita e sulla misura quasi “morale” da assumere dinanzi alle gioie e ai dolori.

La nostalgia e la solitudine, sempre presenti, vengono mitigate o appagate dall’osservazione costante del paesaggio. Tutto il testo ha quasi l’andamento di un rondò, di un finire nell’attimo del ricominciare. L’osservazione lenta dei ritmi della natura, il cambio delle stagioni, il trascorrere della luce da baluginio a sfavillante riverbero e poi a riflesso d’ombra.

Nella muta costante introspezione si snoda il tentativo di comprendere la realtà, non già per carpirne il senso, ma quasi per adeguare il passo della propria esistenza al ritmo della vita, per accogliere i doni di una natura non matrigna, ma animata da bellezza e suggestione continua.»

Per i lettori di “Blogtaormina” anticipiamo alcuni delicati e struggenti versi di “Voce Nova”:

 

Canzone per Lia

Col cuore giovane
d’un fanciullo
me ne vado
per via dei Mille,
a Firenze.

Lentamente
muore il giorno
nella stagione
degli iris blu
e fiorisce, mia signorina Lia,
mentre tu prepari
sapientemente
il caffè
il riso caldo
dei tuoi occhi.
Tu mi parli
della Francia lontana,
della tua stirpe berbera;
e quando
nel tuo sguardo
un’ombra d’arcana gioia
trapassa
s’accendono
luminose primavere
e la mente vola
al sogno
della rara felicità.
Mi guardi e ridi
e in te lampeggia
il fiore della giovinezza
e in questo incerto aprile
l’anima mi si scioglie
e intenerisce.

«Vous êtes très belle, Madame!»
dico a fior di labbra
cercando nell’andare via
il filo oscuro
della tua vita e della mia.
«Merci, monsieur,
vous êtes très gentile!»
«Adieu!»
«Adieu!».

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