ciciulena food & moreSole, mare e buon cibo. Questa è Catania. E dopo una bella giornata di mare e un giro in moto, sono pronta per andare a cena. Stasera mi hanno invitata in un nuovo ristorante, si chiama “Ciciulena Sicilianfood & more”.
Opto per un vestitino bianco e blu e un paio di favolose Albano bianche. Fuori fa caldissimo. In pochi minuti raggiungiamo il locale. Passeggiando per i sampietrini catanesi immagino che a progettarli sia stato un uomo: è un’impresa camminare sui tacchi. Il mio accompagnatore si accorge del mio equilibrio precario e mi offre il braccio. Gli sorrido e mi aggrappo.

Intravedo la scritta ‘Ciciulena’. Chissà cosa significa questo nome. Penso. Entriamo. E’ un ristorante accattivante e con un tocco esotico al contempo. Le pareti sono verdi. Ma non per la pittura. Sono piene di piante. E’ questa la particolarità che balza subito agli occhi guardando a destra e a sinistra. Mancano solo le rose. Ma quelle prima o poi aspetto che il lui in questione me le regali. Il mio accompagnatore ha prenotato il tavolo per due sulla destra. Fa molto romanticismo. Il proprietario ci viene incontro mostrandoci la sua accoglienza. E’ gentile e subito disponibile. E’ un perfetto padrone di casa. Ci sediamo. Mi guardo attorno. Di fronte a me la cascata di piante in verticale è suggestiva. La visione viene allietata dal calice di Prosecco che ci viene subito offerto. Già la serata prende un’ottima piega. Brindiamo. Il mio sguardo cade sul tavolo. E’ ricoperto di vetro. Sembra una teca. Dentro ci sono dei muschi rossi. Assomigliano alle alghe rosse dei fondali. Mi sembra di trovarmi in una località esotica e misteriosa. Persino gli sgabelli davanti al bancone sono particolari. Sono in stile eco. Si respira serenità e benessere.

Ci portano i menù ma nemmeno riesco a leggerlo perché il mio accompagnatore ha già pensato a tutto. Antipasti a base di pesce: cotto e crudo. Il tutto accompagnato da un meraviglioso Prosecco. E trovo che questa sia la scelta più adatta considerando i 40 gradi di temperatura fuori. Versano il vino nel bicchiere. E’ perfetto. Ecco, adesso dovrei dimostrare di essere un’ottima wine lady facendo roteare il vino, annusando l’odore e dicendo cazzate su qualcosa che mi pare si dica tannini o roba varia…ma dov’è la fata madrina quando serve? Applico il piano ottantacinque. Stare zitta e bere annuendo. Nel frattempo ripenso al nome del locale ‘Ciciulena’. Ma che vorrà dire? Mi domando.
In pochi minuti arrivano i primi antipasti. Un letto di prelibatezze: pescespada marinato, gamberetti, alici, tonno. Il tutto accompagnato dalla tartara al pescespada, tonno e gamberetti. Assaggio la tartara al tonno. E’ una bontà. La gusto lentamente. Sgranocchio un grissino. E’ pieno di semi di sesamo. Poi passo a quella al pescespada: meravigliosa!

Il mio accompagnatore mi guarda con soddisfazione. “Chissà che vuol dire Ciciulena” gli domando. “Sono i semi di sesamo in catanese” mi risponde. Finiti i primi antipasti arriva l’orata all’arancia. La osservo con curiosità. Neanche sembra un’orata. Persino i pesci adesso capiscono il valore dell’abito. Per la serie cara orata t’hanno vestita a festa! Noto subito il grande lavoro che c’è dietro. E’ stata interamente ricoperta di arance. E’ una sorta di vestito che la rende bellissima nell’aspetto e irresistibile nel gusto. Non avevo mai mangiato un’orata così buona. All’interno è perfetta e quel retrogusto aranciato è una prelibatezza. Chiudo gli occhi e assaporo ogni boccone. In questo momento non penso nemmeno che ho di fronte un bellissimo uomo, sono troppo presa dal cibo! Segue un altro piatto. Ma questi non si fermano mai? Sembrano rondini che fiondano velocemente sul tavolo. Un attimo di tregua, vi prego! Tra l’altro mi riempiono il bicchiere in continuazione. Ma forse questa è un’idea del mio accompagnatore. Sorrido al solo pensiero.

Poi guardo il piatto. E qui si superano. Alici in salsa di menta o pesto di menta. Avete mai assaggiato del pesce con l’aroma della menta? No? Nemmeno io. Con la forchetta ne assaggio un pezzo. Le alici distese sul piatto con il pesto alla menta sono la quintessenza della bontà. Chiudo gli occhi e percepisco da subito i sapori: menta, basilico, olio e un aroma che non riconosco. Faccio fuori tutto in poco tempo. Nel locale non c’è musica ma io la sento. E’ perché sono già sazia. Ma abbiamo solo finito la prima parte. Quella dei crudi. Ci aspettano i cotti. Usciamo fuori per una sigaretta. Ora che ci penso ci vorrebbe una bella musica di sottofondo. Qualcosa tipo jazz o musica d’ambiente. Ma alla fine anche i pesciolini della Sirenetta che cantano ‘Baciala’ vanno bene…penso ridendo.
Vedo la strada e ascolto i suoni e i rumori. Mi gusto il leggero vento caldo che mi soffia tra i capelli. Rientriamo e si ricomincia. Next stop: totani fritti in salsa di pomodoro. Lino Banfi direbbe “Madooooonna benedetta che so boni!”. La salsa è dolce come piace a me e il totano è ben cotto ma non duro. Si spezza con la forchetta. E poi che profumo. Mi versano un altro po’ di Prosecco. Mentre chiacchieriamo del gusto e dei sapori, mi accorgo di quanto sia bella l’atmosfera che si è creata.

Arriva l’ennesimo piatto e io sto letteralmente scoppiando. Ma non mi tiro indietro. E’ tutto troppo buono per non assaggiare. Domani doppio allenamento. Ci portano un piatto con della caponata al tonno con cipolla adagiata in una conchiglia, e fritture miste tipiche catanesi quali sarde a beccafico, sparacanaci e fritturine. Assaggio tutto, tranne la caponata. Non-si-sa-mai-come-finisce-la-serata! Anche lui lascia la caponata. Avrà avuto il mio stesso pensiero? Gli lancio uno sguardo penetrante. Lui ricambia. Sono troppo piena. Rinunciamo al primo perché non ce la facciamo più. Anche se io il posto per il dolce l’ho sempre. Eh si. Ma come si può rinunciare al dolce? E’ quello che completa il pasto e rende tutto perfetto. E’ come Catania con l’Etna o Parigi con la Torre Eiffel. Così prendo una panna cotta con caramello. Adesso è perfetto.
Guardo compiaciuta il mio accompagnatore negli occhi e facciamo un brindisi “a noi”. Mi prende per mano e raggiungiamo il proprietario. Lo ringraziamo per l’accoglienza, per il buon cibo e l’ottimo vino e andiamo via. Mentre si chiude la porta mi giro indietro e riguardo la scritta Ciciulena sulla porta. Adesso so cos’è. Sono i semi di sesamo. “Ritornerò” dico tra me sorridendo. E andiamo via.

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