Le motivazioni della sentenza di condanna di Berlusconi, poco riprese da giornali e TV (con l’eccezione del “Il Fatto Quotidiano”), inducono una serie di riflessioni politiche, giuridiche, umane e giudiziarie che non possono essere taciute o sottovalutate.

berlusconiDefinire “frode fiscale” il piano truffaldino pluriennale ideato e gestito da Berlusconi, anche mentre era presidente del Consiglio, è una pura mistificazione mediatica e politica. Nelle 208 pagine firmate da tutti i giudici della Cassazione, che confermano tutti gli argomenti dei giudici di 1° e 2° grado (con la sola eccezione della durata della interdizione dai pubblici uffici), viene ricostruito, con dovizia di prove e di riscontri, il “disegno criminoso” ideato e gestito da Berlusconi a partire dagli anni ’80.

Non un comune cittadino, ma il leader del PDL, il capo del governo italiano, il padrone di un enorme impero economico, mediatico, finanziario e politico. Ci sono voluti 12 anni e 16 giudici diversi per arrivare a una sentenza di condanna a 4 anni di reclusione e alla interdizione dai pubblici uffici, da riconsiderare solo nella durata. I 94 rilievi eccepiti dalla difesa del cavaliere sono stati tutti respinti in Cassazione.

Il sistema truffaldino che ha consentito a Berlusconi di frodare il fisco, intascare le plusvalenze in società off-shore, arricchirsi, era abbastanza semplice e cinico: gonfiare il prezzo dei film acquistati dalle Majors USA, attraverso una serie di passaggi di società fittizie, frodare il fisco e intascare le plusvalenze su conti esteri di società off-shore. Il tutto usando connivenze “eccellenti” di vario tipo e su scala molto estesa: USA, Svizzera, Italia, ecc.

Il fiume di danaro e di fondi neri è servito, come hanno dimostrato altre sentenze, a corrompere giudici, politici, finanzieri. La discesa in campo del cavaliere nel 1994 serviva appunto a costruire altri strumenti legali a copertura degli illeciti perseguiti. Dunque un piano delittuoso che va ben oltre la frode fiscale continuata ed aggravata da mezzi fraudolenti per fini personali. Chi vuole approfondire può procurarsi le motivazioni della sentenza, riportate ampiamente dal “Il Fatto quotidiano” del 30 agosto u.s.

E’ del tutto evidente, come ho già scritto, che il sistema capitalista ha fornito tutti gli elementi e le condizioni necessarie per ideare, gestire e coprire il piano per lungo tempo: società off-shore, sistema delle scatole cinesi vuote e dei prestanomi, possibilità di scaricare costi d’impresa gonfiati, copertura legislativa degli illeciti perseguiti, ecc.

La frode fiscale complessiva è stimata in 300 ml€, ma – grazie a prescrizioni, leggi ad personam ed altri trucchi – solo 7,3 ml€ sono quelli contestati. Anche quando era capo del governo, le evasioni accertate sono state 17,5 ML di lire nel 2000, 6,6 ml€ nel 2001, 4,9 ml€ nel 2002 e 2,9 ml€ nel 2003.

E’ mai possibile chiamare tutto ciò “frode fiscale”, come quella di contribuenti infedeli, di commercianti che non danno la ricevuta fiscale, di piccoli evasori occasionali?

Perciò i termini diffusi dai mass-media complici sono, come sempre, devianti, riduttivi, ipocriti e strumentali. In queste condizioni chi parla ancora di “persecuzione giudiziaria”, di “toghe rosse”, di “sentenze aberranti”, non solo mente spudoratamente a mezzo stampa, ma sta sta coprendo un condannato e oltraggiando 16 giudici e la magistratura.

Invece vige arroganza, ricatto, malafede, confusione e collusione indebita, nel PDL, ma anche nel PD. Alle luce di tutto ciò un cittadino normale deve, a mio avviso, porsi alcune domande elementari e cercare risposte adeguate, finora assenti:

  • il modello di evasione e di arricchimento ideato e gestito così a lungo da Berlusconi, quanti e quali adepti ha trovato in questi anni? Non poteva e può essere seguito da altri?
  • Sono forse mutate le condizioni strutturali del sistema che lo ha reso possibile?
  • Quanti miliardi di euro sono stati evasi in questi anni con trucchi di questo tipo?
  • La condanna a 4 anni e la interdizione fino a 3 anni, sono pene adeguate a un tale reato?
  • Quanti dei molti milioni di euro evasi saranno risarciti alla Stato truffato?
  • Quali strumenti – politici, elettorali, giuridici, legali – metterà ora in campo lo Stato truffato per evitare che il “modello Berlusconi” si ripeta, magari con maggiore impunità e copertura a fronte di una scandalosa evasione fiscale e in periodo di crisi economica?
  • E’ mai possibile che la magistratura, già carente di organici e mezzi, debba essere impegnata per 12 anni su reati di tale fatta, mentre condanna in pochi giorni… i dimostranti?
  • Quali proposte le forze di opposizione hanno messo in campo per impedire che il “modello Berlusconi” possa reiterarsi ed estendersi?

Purtroppo il dibattito istituzionale e partitico ha ben altri connotati. Si discute di come azzerare o rendere ancora più innocue le conseguenze, già miti, della condanna. Si invoca la “ragion di Stato”, cioè quella di uno Stato ingiusto, corrotto e complice. Una eventuale amnistia concessa a Berlusconi avrebbe riflessi pesanti su molti altri reati (Bruno Tinti). La frode fiscale ha una pena massima di 6 anni, quindi l’amnistia dovrebbe coprire tutti i reati punibili fino a 6 anni: reati fiscali, falso in bilancio, corruzione, abuso d’ufficio, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, appropriazione indebita di finanziamenti pubblici e di cose sequestrate, turbativa d’asta, associazione a delinquere, lesioni, furto, falsificazione di banconote, maltrattamenti in famiglia, truffa, reati edilizi e ambientali… Possiamo permettercelo? E in nome di cosa, se non di maggiore impunità e illegalità? Assordante il silenzio di garanti istituzionali, costituzionalisti, intellettuali e giornalisti.

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