Il fascino del tempo tra gli scavi di Halaesa Arconidea a Tusa (Me)

Siciliae civitates multae sunt, iudices, ornatae atque honestae, ex quibus in primis numeranda est civitas Halaesina; nullam enim reperietis aut officis fideliorem aut copii locupletiorem aut auctoritate graviorem ( M. Tullius Cicero. Orationes in Verrem, III 73, 170)

“Vi sono in Sicilia, giudici, molte città belle e importanti, tra le quali va annoverata fra le prime la città di Halaesa; non ne troverete una più scrupolosa nell’adempimento dei suoi doveri, o più ricca di risorse o più importante per prestigio”.[Trad. di G. BELLARDI, Le orazioni di M. Tullio Cicerone, Torino, I, 1978]

Photos by Nicola e Pina in Sicilia
Photos by Nicola e Pina in Sicilia

Se avessimo voluto scomodare un personaggio illustre per decantare l’importanza di un luogo pieno di fascino e di bellezza, che affonda la sua origine fin al 403 a.c., non avremmo potuto chiedere di meglio. Marco Tullio Cicerone ha voluto presentarci, e anche in modo molto lusinghiero, la città di Halaesa Arconidea sita nell’odierno territorio di Tusa in provincia di Messina. Immaginiamo il sommo giurista che si aggira tra le strade di Halaesa intorno al 74 A.c. mentre accompagnato dall’Alesino Enea “homo summo ingenio, summa prudentia, summa auctoritate praeditus” (Cic. Verr. III 73, 170-171), discute e raccoglie prove contro Verre tra lo stupore degli abitanti assiepati nell’ampia agorà tuttora visitabile e piena di mistero.

Così dopo più di 2000 anni Cicerone ci chiama e ci indica un’ antica “civitas libera et immunis” che Diodoro Siculo narra fondata nel V sec. A.c. (403 a.c.) per volere di Archonides tiranno di Herbita (odierna Nicosia, provincia di Enna) e posta su un’altura che domina la costa nord a quota 204 sul livello del mare sull’ampia valle del fiume Halaisos. Le popolazioni greco sicule che avevano aiutato il tiranno di Herbita nella guerra contro Siracusa ricevettero così, con la fondazione della città, una giusta ricompensa ai loro sforzi bellici impegnandosi financo a costituirsi baluardo in un territorio di confine con i territori cartaginesi della Sicilia occidentale.

Le fortune di Halaesa divennero tangibili durante la prima guerra punica intorno al 263 a.c. quando gli Alesini si allearono stabilmente con i Romani e ricevendone uno status giuridico e economico quasi autonomista tanto che poterono eleggere un proprio senato, propri magistrati e usare proprie leggi. Roma, quindi, ebbe sempre un’alta considerazione tanto che alla morte di Augusto concesse ad Halaesa lo status di Municipium.

Marco Tullio Cicerone così ci testimonia :” Halaesini pro multis ac magis suis maiorumque suorum in Rem publicam nostram meritis atque beneficis suo iure nuper, L. Licinio Q. Mucio consulibus, cum haberent inter se controversias de senatu cooptando, leges ab senatu nostro petiverunt” (Cic. Verr. II 49, 122)

Gli abitanti di Halaesa che per molti grandi meriti e benefici loro e dei loro antenati nei confronti del nostro stato godevano di una legislazione propria, poco tempo fa, sotto il consolato di L. Licinio e Q. Mucio, essendo sorte tra loro delle controversie sul modo di elezione dei senatori, chiesero delle norme al nostro senato. [Trad. di G. BELLARDI, Le orazioni di M. Tullio Cicerone, Torino, I, 1978]

Siamo, quindi, presenti davanti un luogo particolare dove la storia ha veramente lasciato il segno ma che però il tempo e i suoi eventi, ne hanno indubbiamente cancellato, fisicamente in parte, l’immenso patrimonio che ancora adesso è visibile nel sito di fronte Castel di Tusa.

Gli scavi di Halaesa sono perfettamente fruibili e anche ben gestiti dalla Sovrintendenza Beni Culturali di Messina e in tal senso, devo ammettere che la Regione Siciliana, anche se con notevoli difficoltà, riesce a custodire questo patrimonio pubblico sempre in continua crescita. Il Comune di Tusa collabora fattivamente nel cercare di valorizzare il sito con interessanti manifestazioni culturali che coinvolgono molti paesi della valle dell’Halaesa. La ricerca dell’identità storica sembra che animi incessantemente l’amministrazione guidata dal Sindaco Angelo Tudisca. Il territorio di Tusa, scavi di Halaesa compresi, è stato mappato storicamente, ma tale interesse storico è stato reso fruibile tangivamente a chiunque si trovi a passare per le sue strade e contrade.

E così, tutti i suoi monumenti e luoghi d’interesse storico artistico presentano le dovute tabelle toponomastiche perfettamente datate con relativa storia del monumento in quattro lingue e persino in braille per gli ipovedenti. Quando si scommette sulla cultura si punta in alto e i risultati si notano e si apprezzano perché stimolano il presente con un occhio al passato nella valle evolutiva del futuro. E allora non stupiamoci se tra gli scavi di Halaesa troviamo una “via sacra” come a Roma o Pompei o un “Cardo Maximus” attraverso il quale nel 95 a.c. il Pretore Gaio Claudio Pulcro camminava indaffarato appena inviato da Roma per aiutare gli Alesini a costituire un proprio senato con regole precise e in perfetta autonomia da Roma. La statua marmorea di Gaio Claudio Pulcro è ancora visitabile nell’antiquarium Badia A Tusa.

All’interno degli scavi esiste un graziosissimo e ben tenuto antiquarium dove sono esposti dei reperti provenienti dagli scavi intorno, ma sembra in fase di definizione (fondi permettendo) la creazione del Museo archeologico di Halaesa dove troveranno posto tanti oggetti tuttora non esposti. Tale Museo potrebbe servire da volano ad una completa a fruizione dell’imponente sito archeologico.

Sarebbe auspicabile che Halaesa arconidea e l’intero territorio tusano venissero inseriti in un approfondito circuito di fruizione turistica che è poi la vocazione naturale del territorio alesino. Dall’alto della rupe di Halaesa si respira un’aria di serenità così come la respirò Cicerone che, sicuramente, guardando l’orizzonte in direzione di Roma avrà auspicato che la bellezza di questo luogo non sarebbe tramontata nel tempo, ma lo avrebbe oltrepassato. E allora perché non far risorgere Halaesa arconidea nella sua importanza. Restituiamo alla storia l’idea originale che affonda nei secoli la sua origine e interroghiamo i sacelli come Omero fece con i ruderi di Troia. L’esperienza archeologica di Halaesa deve essere portata avanti culturalmente con un incremento negli scavi e in accordo con le grandi università principalmente siciliane. Gli allievi delle scuole di ogni ordine e grado devono avere la possibilità di studiare con appositi seminari tutte le testimonianze che, anche al di fuori del sito archeologico, permettono di conoscere la storia di un popolo e non lo consegnano all’oblio.

Solo con la scommessa culturale quei ruderi si trasformeranno i vestigia antiche e i reperti in testimonianza visibile della vita umana di 2000 anni fa. Noi siamo pronti a raccogliere questa idea, anche perché non sembra di difficile realizzazione, sperando che l’interesse degli uomini non faccia proprio come fa il sole che sorge ogni giorno sulla valle dell’ halaesa e tramonta sui faraglioni di Castel di Tusa alle spalle del Castello normanno di S. Giorgio. Vogliamo scommettere?

© Riproduzione Riservata

Commenti