Il racconto è la narrazione di un evento, il romanzo riesce a comunicare una visione del mondo. Ho pensato che possono quindi esistere dei romanzi brevi, anzi brevissimi capaci di comunicare una diversa visione del mondo e della vita. Dei romanzi che, in forma di gioco, ho chiamato Romanzi Bonsai

Rome's Non Catholic Cemetery, The Final Resting Place Of Poets Shelley And KeatsNei primi anni del mio soggiorno romano andavo spesso a visitare il Cimitero degli inglesi, accanto alla Piramide di Caio Cestio. Avevo vent’anni e ogni mio sguardo, vissuto in libertà, esplorava il mondo a 360 gradi.
Avevo fatto amicizia con una bambina, la figlia del guardiano.
“Tu inventi e io ascolto”, diceva a ogni incontro, “però domani non ti apro il cancello se non prometti di raccontarmi la storia del ragnetto”.
Quella che prediligeva e che richiedeva più spesso era la storia di un ragnetto rosso che aveva impiegato l’intero tempo della sua vita ad attraversare la testa di una bimba, cercando di evitare la foresta dei capelli, ognuno dei quali era, per il microscopico ragnetto, imponente come per noi le querce secolari (I ragnetti rossi, piccoli come un granello di polvere, si sa, vivono un giorno soltanto).
“In quel giorno lungo un’intera vita, l’animaletto aveva deciso di passare da un lato all’altro della testa di una bambina, proprio come te. Voleva esalare l’ultimo respiro tra le sopracciglia della bambina guardando l’intenso azzurro dei suoi occhi. Il fatto è che nulla lo spaventava e si era subito avventurato a scalare i dirupi delle trecce, col pericolo di venir stritolato ogni volta che la bimba, per motivi suoi, muoveva il capo, causando uno spaventoso aggrovigliamento dei capelli”.
“Guarda se lo vedi”, mi diceva ingenuamente, indicando la propria nuca.
Quella bimba, oltre ad ascoltare con grazia le mie fiabe, conosceva tutto di quel cimitero e mi aveva fatto individuare le tombe di uomini illustri, come il figlio di Goethe, Antonio Gramsci (che aveva detto fieramente davanti a un tribunale fascista: “Sono pronto anche a morire per una società più giusta”), il poeta Shelley, con la famosa scritta ricavata da un suo verso: “Il mio nome è scritto sull’acqua”.
Inoltre la bambina era a capo di una banda di ragazzini che rendevano giustizia, ogni giorno, alle eccessive diversità e agli squilibri che esistevano anche tra le varie tombe.
C’erano, tra i morti, le stesse ingiustizie che caratterizzano i vivi. Alcuni avevano tombe monumentali e marmoree, con fiori di ogni specie, altre erano spoglie e abbandonate. I ragazzini distribuivano i fiori con diverso equilibrio, coprendo le tombe deserte con parte dei fiori presi dalle tombe dei ricchi. Così il cimitero esprimeva l’incanto di un’equa distribuzione floreale, in attesa che analoga giustizia venisse fatta anche coi vivi.
Nel rispetto dei due grandi ospiti Antonio Gramsci e il grande poeta umanitario Percy Shelley.

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