Protagonista assoluto di questo romanzo è il buio, compagno fedele che si aggrapperà con forza alla vita di Kalì, un giovane medico ricoverato per un breve periodo in un ospedale per una momentanea amnesia. Una fase difficile dell’esistenza, che il personaggio cerca di superare con l’aiuto dei medici “ricostruendo” la sua storia da quando è stato ritrovato privo di sensi in una via centrale della città. Solo grazie ai suoi documenti e all’intervento della polizia si scopre che il suo cognome è Siddha, che è di origini indiane e lavora come volontario nella struttura di medici senza frontiere. Informazioni queste che non lasciano nessuna emozione nell’anima di Kalì, che si sente ormai uno sconosciuto e non ricorda nulla della sua vita “precedente”. (“Senza memoria non c’è futuro – continua a ripetersi”). Un viaggio attraverso un tunnel scuro e doloroso, che vive l’esperienza della terapia e della tecnica della regressione, grazie alla quale il ragazzo avrà la possibilità di assentarsi, staccarsi dal suo corpo e sorvegliare il passare del tempo. Affrontando a viso aperto incubi e paure, pian piano Kalì riuscirà a entrare nei meandri oscuri della sua anima, spingendosi nel suo subconscio, e prendendo consapevolezza del suo passato ricomincerà a vivere. (“Non è dimenticando che si ha coraggio. Solo il ricordo è la testimonianza del credere in se stessi”).

Una strada irta e spinosa, che insinuerà in Kalì stesso il dubbio di rinunciare a ricordare, per ricominciare a vivere, semplicemente “reinventandosi” e ricominciando da capo. La forza di Sara, la dottoressa che lo accompagna in questo cammino, è un ingrediente fondamentale ed energetico per farlo arrivare alla meta: rivedere la luce e fare pace con i propri ricordi. Durante le sedute psicoanalitiche, il giovane riesce attraverso il sogno e gli incubi a scavare nel suo inconscio e a risalire alla sua infanzia: un viaggio a ritroso che lo metterà a confronto con i suoi conflitti interiori, ricchi di dolore, di abbandono e di traumi. Solo così riuscirà a “catarsi”, a svuotarsi e a trovare la sua identità, ricostruendo tutte la tappe della sua vita e ricominciare a vivere. A non abbandonare mai Kalì, dopo il suo risveglio “senza memoria”, è la presenza misteriosa di una donna sconosciuta, che solo lui riesce e vedere, e che solo alla fine scoprirà essere l’anima della madre, morta tra le braccia del figlio. Sarà proprio lei, il suo angelo custode, a regalargli nuovamente la vita, facendogli riaffiorare i ricordi e riconducendolo alla donna del suo destino, Joseika, una giovane volontaria. Kalì parte per l’India e lì ritrova il suo passato, il suo presente e il suo futuro… stupendo e affascinando il lettore con dei colpi di scena… Scoprirà il perché della sua amnesia e farà la scelta della sua vita…

Il libro si apre e si chiude con l’immagine di una gru, dalla quale il protagonista inizialmente ha la paura della vertigine: mentre alla fine del romanzo, la stessa immagine sarà un trampolino che lo proietterà verso l’infinito per seguire la luce della propria anima. I protagonisti in questa storia sono pochi, ma ben definiti soprattutto nei loro caratteri. La trama, scorrevole e piacevole, descrive molte percezioni sensoriali (i colori, i rumori, i profumi, ecc…), tanto che il lettore ha quasi l’impressione di essere accompagnato per mano dall’autore in questa avventura e di vivere sulla propria pelle la storia.

Donato Di Capua scrive utilizzando il presente e riesce con maestria a descrivere stati d’animo (dolore, “mi da pace…”), confusioni e crisi. L’uso di continui e brevi discorsi diretti rendono il racconto scenografico e coinvolgente, e i frequenti flash back aiutano il lettore a entrare nella stanza delle paure di chi scrive. Leggendo questo libro, nessuno direbbe che per Donato Di Capua “Il buio della mente, la luce nell’anima” (Casa Editrice KIMERIK) sia il suo esordio letterario. Buona la capacità di scrivere e di coinvolgere, leggero e magistrale il modo di narrare. Il libro si articola in un gioco concentrico di riflessi. Le immagini si catapultano su se stesse per riflettersi sul mondo, e il tutto avviene in maniera circolare, quasi un moto perpetuo e delicato che trasforma il tempo e gli permette di perdurare oltre se stesso. Il cerchio della vita si avverte forte nel romanzo, è come se fosse un’entità superiore che guida i destini dei protagonisti e li fa muovere nello spazio tramite una armonica danza di anime. “Era il cerchio della vita, quella ruota che girava sul sentiero d’anime in cui ero riuscito a non farmi calpestare dalla crudele incuria dell’indifferenza del mondo. Ero salvo…” Ma la cosa che più mi ha colpito leggendo questo libro, è il valore e la dolcezza delle figure femminili che l’autore ci descrive e trasmette. Forse di questi tempi, in cui la cronaca è ricca di pessimi esempi, è proprio di questi ritratti di donne, di queste valorizzazioni e riconoscimenti femminili che tutti abbiamo bisogno. Inutile dire che questo bellissimo librò è dedicato proprio alla Madre dell’autore del romanzo.

© Riproduzione Riservata

Commenti