berlusconi-craxiAnche chi denuncia con coraggio e precisione le nefandezze berlusconiane, le attribuisce solo al personaggio, ma non al sistema borghese-capitalista che le rende possibili, impunite e gratificanti per i mega-personaggi che le commettono. E’ un modo per assolvere il sistema “criminale”, attribuendone le responsabilità alle mascalzonate di una o di poche persone “furbe e disoneste”.

L’ascesa, i successi e le impunità di Berlusconi non dipendono tanto dalla sue “furbate”, quanto dal sistema borghese-capitalista italiano (neoliberismo italiota) che le rende possibili, le copre, le sostiene, le promuove, in piena coerenza con le sue logiche strutturali e funzionali, oltre che con le sue cosiddette “deviazioni e lacune”.

L’affarismo, lecito o illecito, l’arrivismo, il protagonismo anche truffaldino, il successo personale economico mediatico e politico, sono traguardi e disvalori che il neoliberismo, incentiva, premia, reclamizza. Essi generano servi e proseliti interessati in ogni campo di attività, sotto la protezione e l’esempio del capo carismatico di riferimento. Accade nelle attività economiche e finanziarie, nelle aziende, in politica e in ogni altro ambito, per effetto del funzionamento “normale” del sistema, non solo italico.

In politica, ad esempio, dove le nostre leggi di rappresentanza sono truccate, dove i partiti non hanno regole di trasparenza, dove la lottizzazione partitica dello Stato e delle Istituzioni non è sanzionata, dove il privato non ha regole né controlli, dove vige il presidenzialismo e il leaderismo individuale, dove i mass-media sono strutturati sulle logiche della propaganda partitica e commerciale, l’ascesa dei furbi-delinquenti è più agevole, impunibile ed impunita. Ma politici e giornalisti, ovviamente, non lo dicono.

Ma c’è di più: in Italia vige da tempo un monopolio politico, mediatico ed elettorale basato sulla concorrenza governativa di due partiti affini e neoliberisti – PDL/PD – con una comune matrice politica duale, berlusconiana: pro (PDL) o contro (PD) Berlusconi. Perciò i fans del PDL sostengono, con enorme malafede ma con un seguito significativo, che Berlusconi non si condanna perché è il leader del PDL, indiscusso ed arcivotato; perché i magistrati giudicanti non hanno valore elettivo e non possono interferire con la sovranità popolare e con la politica; perché una qualsiasi pur minima condanna di Berlusconi significa condanna del governo da parte di soggetti politicamente indebiti. Dunque si tratta di un “satrapo di sistema” mai punibile, che sta al disopra delle leggi, da lui stesso promulgate, e di ogni altro potere istituzionale, di garanzia o giudicante.

Il precedente di Craxi, padrino politico e mediatico di Berlusconi, avrebbe dovuto portare un sistema con un minimo di dignità a introdurre strumenti di garanzia e antidoti reali affinché la vergognosa vicenda politica di Craxi non si ripetesse. Invece si è fatto l’opposto, introducendo leggi elettorali truffa, leggi ad personam, prescrizioni, trucchi, azioni punitive contro i magistrati coraggiosi, indulti, ecc.

Craxi, con potere minore e con reati meno gravi di Berlusconi, è stato condannato ed è fuggito dall’Italia. In qualche modo il nostro sistema istituzionale è riuscito ad espellerlo. Nulla di tutto ciò è accaduto e sta accadendo con Berlusconi: è la prova che il nostro sistema “berlusconizzato” è diventato più delinquenziale e più permissivo contro delinquenti, mafiosi, corrotti e politicanti; ma molto più punitivo per tutti coloro che li contrastano (magistrati, accusatori, ecc.).

Craxi, sfruttando la preclusione anti-PCI degli USA e della DC, aveva conquistato un potere politico spropositato, ma non aveva il controllo personale di Capitali e mass-media. Da qui la sua sconfitta che lo ha costretto a lasciare l’Italia e il suo ruolo.

Berlusconi ha tratto da tutto ciò una lezione elementare: per dominare totalmente, e in modo durevole, il sistema capitalistico italico servono due condizioni decisive, interdipendenti.

La prima è quella di avere il controllo personale e diretto dei tre pilastri del sistema – Capitali, mass-media e politica – da usare sinergicamente a proprio vantaggio.

Da qui, dopo la scalata imprenditoriale (Capitali), l’entrata nei mass-media (Fininvest) e in politica (Forza Italia, allocata nei clubs del calcio-Milan).

La seconda condizione, tutta italica e scontata, è quella di avere il sostegno attivo ed interessato del Vaticano. Qui la strada gli era già stata aperta dai Patti Lateranensi di Mussolini prima e di Craxi dopo. Si trattava solo di ampliare privilegi ed omertà sugli affari del Vaticano (IOR e non solo), in modo da stabilire un patto di potere reciprocamente vantaggioso e stabile. Peraltro la Chiesa aveva sostenuto Berlusconi nascente, prima e più dello stesso Craxi.

Acquisiti i due traguardi senza troppe difficoltà, in quanto il sistema italico non poneva ostacoli reali ma solo deboli vincoli formali facilmente evadibili, Berlusconi ha conquistato la piena egemonia di sistema, con una serie di vantaggi personali e di clan:

  • sanare i suoi debiti e moltiplicare i suoi profitti e le sue rendite;
  • acquisire egemonia e servilismo, non solo verso i suoi fans interessati e da lui nominati, ma anche verso i suoi deboli concorrenti politici (PDS-DS-PD), la cui identità e fortuna elettorale è legata, ad una lotta di sigle, basata sul “nemico” Berlusconi;
  • azzerare gli effetti delle decine e decine di sentenze penali personali, demolendo i poteri dei magistrati e sfornando salvifiche leggi ad personam, anche bipartisan.

I poteri transnazionali ed europeigruppo Bilderberg, Nato, Banche, FMI/UE/BCE – veri registi della politica economica e sociale italiana e mondiale, hanno lasciato fare. I reati e le scalate di Berlusconi servivano e non minacciavano, per il momento, la tenuta e la credibilità del loro sistema di potere imperialista che acquisita longevità. Ma quando l’immagine rampante e liberista di Berlusconi si è appannata, sono corsi subito ai ripari con il governissimo PD/PDL e i loro diretti fiduciari: Napolitano, Draghi, Monti, Letta zio e nipote, e tanti altri. Il movimento di Grillo e il suo primo successo elettorale li ha molto preoccupati, ma poi, per ragioni diverse, l’Italia è rientrata nei ranghi stabiliti. La crisi economica incombente; il terrorismo sulla assenza di un governo qualsiasi (anche antipopolare ed anticostituzionale); gli appelli di Napolitano e della troika FMI/UE/BCE; le esigenza militari di USA e Nato; il rischio di sollevazioni sociali e popolari spacciate per terrorismo, hanno accelerato i processi autoritari di regime, ridimensionando ogni opposizione politica reale. In questo contesto, l’annosa e scandalosa vicenda berlusconiana irrisolta, ha svolto il primo ruolo importante di deviare l’opinione pubblica dai problemi reali del Paese, che, nel contesto del neoliberismo, non hanno soluzione e possono solo aggravarsi.
Ma non è solo devianza: il tormentone berlusconiano, e i suoi riflessi sul governissimo, ha fornito l’occasione bipartisan per puntare a stravolgere la Costituzione ed imbavagliare ancor più magistratura, giornalismo d’inchiesta, sindacati, proposte e soggetti antagonisti e di alternativa.

In conclusione, senza uno specifico sistema imperialista di sostegno e di promozione, le “imprese” di Berlusconi non avrebbero mai avuto né successo né longevità impunita. Una realtà che anche gli accusatori più qualificati ed accaniti di Berlusconi, tutti neoliberisti convinti, tendono a ridimensionare ed omettere, per carità di sistema.

© Riproduzione Riservata

Commenti