ScuolaI due più potenti strumenti di deformazione e di asservimento capitalista sono i mass-media e la formazione scolastica e permanente. Della impostura mediatica ho scritto ampiamente, indicando proposte e percorsi di liberazione. Formulo qui una ipotesi alternativa di formazione scolastica e permanente.

Lo Stato borghese-capitalista tende a formare sudditi passivizzati e manovrabili: cioè analfabeti politici che delegano e fanno il tifo per qualche leader e per qualche slogan; consumatori passivi pilotabili; elettori rassegnati e disinformati, rinchiusi nel ghetto di un finto dualismo tra sigle affini.

Chiacchieroni, servi ed imbonitori reggono la scena, esaltando i potenti, anche se criminali e corrotti.

Se questo è lo Stato – ben lontano da quello voluto dalla nostra Costituzione – allora non basta una scuola pubblica qualsiasi, come quella attuale, che rappresenta gli interessi dei ceti dominanti, laici e cattolici.

Si dirà che è meglio la scuola statale pubblica che quella confessionale cattolica o quella privata del mercato.

E’ vero, ma utopia per utopia, perché non battersi per conquistare una scuola popolare alternativa, di interesse sociale e popolare, che formi un cittadino cosciente, critico, politicamente attivo, coraggioso?

La istruzione scolastica e permanente deve formare un cittadino cosciente, critico, capace di decifrare, controllare e, se occorre, trasformare la realtà che lo circonda. In questo senso la formazione deve essere pubblica, trasparente e verificabile nei risultati e nel giudizio dei discenti. Le scuole private o cattoliche, in quanto confessionali, dogmatiche e deformative non dovrebbero esistere, comunque essere autofinanziate e soggette ad rigoroso controllo pubblico dei contenuti e delle procedure, impedendo che ne escano dirigenti preconfezionati e privilegiati del mercato privato. Ecco una ipotesi di lavoro da discutere.

Le risorse destinate alla scuola – cioè alla formazione critica dei cittadini – debbono essere fortemente aumentate, in modo che in ogni scuola esistano laboratori per ogni disciplina, che educhino alla pratica.

I docenti debbono essere addestrati a saper guidare gli alunni nelle discipline teorico-pratiche, appresso indicate, utilizzando anche professionalità e strumenti qualificati esterni alla scuola.

Il ciclo scolastico curriculare potrebbe essere  organizzato su 4 cicli formativi:

1°- elementare – da 5 a 10 anni;
2° – intermedio- da 10 a 15 anni;
3° – evoluto- da 15 a 18 anni;
4° – applicativo- da 18 a 22 anni.

L’insegnamento teorico deve integrarsi con il lavoro manuale e creativo individuale e/o di gruppo. Ciascun ciclo usa metodi, strumenti e linguaggi adeguati all’età del discente, quindi sempre più evoluti e approfonditi, lungo l’intero percorso scolastico, comune per tutti gli alunni.

Le aree tematiche interdisciplinari, appresso indicate, hanno la finalità di fornire all’alunno conoscenze e capacità operative, via via più evolute, per pensare ed agire in modo critico e cosciente nel mondo che lo circonda e nei processi, individuali e collettivi, che lo determinano, per ogni attività umana.

Il punto di partenza di ogni percorso formativo è l’attualità, cioè la realtà che l’alunno vive quotidianamente.

Da qui scaturiscono due approcci: il percorso storico, a ritroso, che spiega le tappe che hanno prodotto la realtà presente; le applicazioni e trasformazioni future che possano migliorare la realtà presente. Alla fine del suo percorso scolastico di base  (a 18 anni) ogni studente è messo in grado di interagire, positivamente e criticamente, con la realtà che lo circonda, nonché con le ipotesi di trasformazione auspicabili.

Il 4° ciclo – applicativo – prevede percorsi di specializzazione – teorica e/o manuale – differenziati, in rapporto agli sbocchi occupazionali e alla scelta individuale dell’alunno: esempio storia, letteratura, legge, comunicazione, arte, filosofia, meccanica, elettronica, economia, medicina, ecc. Ciascun percorso di specializzazione è articolato in discipline specifiche . Ad esempio per la medicina: geriatria, pediatria, chirurgia vascolare, neurologia, psicologia infantile, ecc.

Ecco un esempio di aree tematiche e formative interdisciplinari e relativi moduli didattici teorico-pratici, che prevedono la specificazione dei diritti-doveri, individuali e collettivi, implicati. Aree tematiche:

  1. Informazione, comunicazione, linguaggi, etnie e tradizioni;
  2. Ambiente, universo, territorio,salute, geografia, evoluzione;
  3. Scoperte e applicazioni del pensiero e del lavoro umano;
  4. Società , Stati, popoli e civiltà, economia, legalità ,valori e diritti universali;
  5. Mobilità, energia, trasporti, sport e benessere psico-fisico;
  6. Scienze e  tecnologie , applicazioni, finalità e conseguenze umane e sociali;
  7. Rapporti internazionali e di scambio, risorse naturali, poteri e politiche dominanti. 

Esempio di moduli didattici per la 1^ area (informazione, comunicazione…)

1a – strumenti della comunicazione di massa (giornali, TV, Internet, cinema, musica, audiovisivo)
1b – comunicazione interpersonale (scrittura, telefono, parlato, teatro, arte, fotografia)
1c – poteri, assetti e risorse dei sistemi comunicativi di massa;
1d – analisi delle parole e dei linguaggi, delle differenze culturali, etniche e di genere; tradizioni ed usi.
1e – Conseguenze e riflessi, individuali e sociali, dei messaggi (elettronici , audiovisivi, a stampa).

Esempio di moduli didattici per la 2^ area tematica interdisciplinare (ambiente, universo,ecc.):

2a – L’universo, i pianeti, le stelle, il pianeta terra; le stagioni e i loro prodotti; il sole e l’energia solare;
2b – Il corpo umano e la salute. Alimentazione ed igiene. Tutela ambientale e biologica di tutti i viventi;
2c – Il territorio, il mare e le sue funzioni vitali: caratteristiche, potenzialità, inquinamento, tutela;
2d – La geografia dei popoli e del pianeta: popoli, etnie, clima, agenti distruttivi e problemi vitali;
2e – Caratteri dell’evoluzione biologica, conoscitiva e solidale delle persone, dei gruppi, della flora.

Per ciascuna area tematica possono specificarsi moduli didattici correlati, come nei 2 esempi citati.

L’approccio consente vari spunti creativi e manuali, suscitando sicuro interesse negli alunni.

Ogni alunno, già dai 3 anni e fino alla fine del 1° ciclo, giocando e usando strumenti adeguati può apprendere l’uso, le potenzialità, ma anche i riflessi negativi che ciascun strumento comporta . Ad esempio per la comunicazione:  l’elettrosmog per i cellulari; falsi e propaganda nella TV… In classe i cellulari – come altri strumenti di comunicazione interpersonale – debbono essere spenti. Il docente illustra il valore storico, artistico, creativo e conoscitivo dell’arte, della letteratura, della poesia, della musica, del teatro, del cinema, della fotografia , rispetto alla TV, ai giornali, ad Internet. Può guidare una sperimentazione, individuale  e di gruppo, sugli effetti dei mezzi comunicativi e sulle possibili falsificazioni.

Per la 2^ area tematica, può illustrare i rischi di inquinamento ambientale, di malattie, di degrado, ecc.

Imparare a scrivere, a leggere e far di conto nel ciclo elementare, diventa così un prodotto naturale del gioco, delle applicazioni, della curiosità che le varie discipline suscitano nel bambino.

Per gli alunni più grandi, può proporre la creazione di interviste, dialoghi, giornali, album fotografici, ecc.

Esercizi divertenti e partecipativi che stimolano creatività, senso critico, capacità manuali, interesse.

Ovviamente, nel 2° e 3° ciclo scolastico l’approccio a questa area tematica può essere più evoluto e completo, usando le discipline che caratterizzano la comunicazione: matematica, fisica, elettronica, radiodiffusione (le tecniche); ma anche creazione/ideazione, recitazione, ripresa, montaggio, economia, ecc.

Le materie di insegnamento tradizionali si recuperano così nel percorso scolastico interdisciplinare. Il lavoro dei docenti nella scuola deve essere coordinato, collettivo e trasparente, con verifica dei risultati.

Una riorganizzazione dei cicli scolastici, dei modi e delle materie di insegnamento, richiede certamente una descrizione più ampia e più completa. Qui si è lanciata solo l’idea generale con esempi sintetici.

In una scuola del genere, scomoda ai prepotenti, gli alunni si troverebbero a loro agio e imparerebbero molto.

La formazione permanente, affidata alle Regioni, dovrebbe avere una duplice funzione: aggiornare i cittadini scolarizzati sulle dinamiche del mondo moderno; fornire ai cittadini meno scolarizzati le nozioni per interpretare correttamente il mondo in cui vivono o lavorano. La formazione professionale specifica, ove richiesta, dovrebbe essere solo un aspetto particolare di questa formazione civile permanente.

A questo punto qualcuno dirà: ma è pura utopia! Lo Stato e la scuola italiana non accetteranno mai questi cambiamenti “scomodi”, dal momento che mira a formare sudditi passivi, imponendo nozionismo, disciplina, autorità, sudditanza, astrattezza, punizioni, voti e coercizioni di ogni tipo.

Rispondo in questo modo: nulla potrà mai cambiare se non si prefigura uno scenario di cambiamento, con i vantaggi che ne derivano. Inoltre, genitori e nonni, che hanno cura dell’educazione di figli e nipoti, possono attivarsi e realizzare nel loro ambito queste innovazioni formative, per il tempo che è a loro concesso.

Possono, ad esempio, ridurre i tempi di permanenza nella scuola dell’obbligo e dell’uso della TV, ormai una scatola dannosa che vomita solo bugie, pubblicità e propaganda fuorviante. Creare, in parallelo alla scuola tradizionale (da riformare), opportunità e approcci formativi come quelli descritti. Possono cercare, come già fanno, istituti non “tradizionali” che tali impostazioni perseguono e promuovono in modo qualificato.

In sintesi, contrastare la assurdità e l’astrattezza dei programmi scolastici tradizionali, finalizzati alla macchina del voto e della promozione, ma dannosi e fuorvianti per la formazione critica della persona e del cittadino, che dimentica presto il nozionismo sterile dei programmi ministeriali.

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