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E’ molto lunga la lista di commenti, anche agguerriti, da Facebook, oltre a quelli su Blogtaormina, al provocatorio articolo di Michele Marra sul mondo della scuola e sui suoi palesi difetti, per alcune sue dichiarazioni molto forti, alcune però non prive di fondamento.  L’avvocato Michele Marra, è vero, non è un insegnante e non è in grado di capire le dinamiche precise della scuola, ma ciò non vuol dire che alcune delle sue osservazioni non siano vere. Così com’è vero che ora si è andata formando una sorta di coscienza di appartenenza, che spesso impedisce una reale e distaccata visione delle cose, di tutte le categorie lavorative. Perciò se viene attaccato un calciatore, come un professore, o un camionista, o un ingegnere, tutti quelli che appartengono a quella categoria fanno fronte comune, mentre quelli che sono dall’altra parte della barricata, che solidarizzino o meno con la categoria, sembrano pronti ad intingere un tozzo di pane nel brodo delle critiche.

Quella degli insegnanti a mio avviso dovrebbe appartenere alla categoria delle attività vocazionali. Si dovrebbe apparentare alle mansioni dei preti, dei pompieri, dei medici,  cioè a quelle mansioni che più che un mestiere e un impiego lavorativo dovrebbero rappresentare “la chiamata”.

Ma il condizionale che ho usato ci dice che è vera anche una delle più elementari contestazioni che possono essere fatte al suo articolo, cioè: quale sarebbe la categoria in cui non viene bellamente calpestata la deontologia del proprio mestiere, specialmente in quei lavori in cui alla base dovrebbe esserci  una elevazione ispirata? Di quanti medici abbiamo sentito parlare che invece di portare in alto il famosissimo giuramento di Ippocrate fanno scadere il tempio della medicina al livello di un latrina senz’acqua e senza nemmeno una foglia di fico?

E quanti avvocati, e le giuro signor Marra non c’è assolutamente riferimento alla sua onorata carriera, distinta anche dalle battaglie civili e dalla sua sensibilità poetica, quanti avvocati dicevo hanno completamente dimenticato cosa sono l’onore e l’amore per il lavoro serio?

Nessuna categoria infatti riesce a escludere completamente dal proprio corpo il mondo dei furbi, i quali sembrano avere madri ancora più prolifiche di quelle dei cretini. Basta guardare il classico gruppo di lavoro di una squadra dell’Anas, delle Ferrovie o di un qualunque gruppo edile.

In mezzo a tanti che lavorano, c’è sempre qualcuno che tende a scansare fatica e a fare il furbo.

E questa tendenza è anche contagiosa purtroppo, perché di fronte alla mancanza di provvedimenti ci sono tanti che dicono, ma perché il solo fesso sono io?

C’è il piccolo problema che, in tutto ciò che ha a che vedere con lo stato, viene favorito un sistema protezionistico di certi individui.  Il  mondo della politica ne è il classico esempio, e non è mai facile scaricarli o rieducarli quando vengono messe allo scoperto le loro mancanze.

Il preside della scuola di mio figlio infatti, parlandomi da amico, mi ha detto che uno dei maggiori disagi di fronte a cui si trova nella gestione della sua “nave” scuola, è quello di non poter scegliere i marinai, né di poterne cambiare neppur minimamente le mansioni, e questo lo rende un nocchiero decisamente limitato.

Sta di fatto che non credo che nessuno di chi che hanno contestato l’articolo non si sia trovato a sua volta, come il sottoscritto, in presenza di un’insegnante che si appollaiava sulla cattedra a leggere un giornale, o semplicemente a farsi gli affari propri.

Certo tanti fanno il loro stoico lavoro, l’ho già detto altre volte, ma non capisco l’indignazione per una voce che, pur con osservazioni a volte ovvie, non fa altro che sollevare degli interrogativi dei quali bisognerebbe impadronirsi, per rifletterci e provare a trovare delle soluzioni da proporre agli amministratori e ai politici.

Sono solo gli insegnanti che possono cambiare la scuola, invece di lamentarsi delle condizioni in cui vengono fatti lavorare. Perché per esempio si lamentano degli stipendi bassi e non si lamentano del fatto che non fanno le classiche  otto ore di lavoro, e godono di vacanze che solo nel bel paese durano più di due mesi, mentre tanti, operai  e anche imprenditori, si accontentano solo di una settimana di ferie?

Ci sarebbe da discutere a lungo sulla validità del sistema scolastico, sia dal punto sociologico  che filosofico, ma la scuola di certo appartiene solo a chi la fa con passione, sia come alunni che come insegnanti, e qui la passione va intesa nel senso cristiano.  Una vicenda di dolore e di sublimazione del piacere, di lotta continua e di amore, e di certo per primi spetta agli insegnanti dimostrare il loro amore per la vocazione che li ha portati a scegliere quella strada.  La strada della condivisione gioiosa del sapere; l’unica che può instillare curiosità per la cultura e per il sapere. Una strada che non invidiamo, proprio perché molto dura, come quella degli avvocati.

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