Pochi mesi fa l’Italia aveva ratificato il Trattato di Istanbul il cui tema fondamentale era la violenza di genere. Finalmente è stato varato il decreto immediatamente convertito in legge per contrastare il femminicidio, che negli ultimi tempi ha avuto un’escalation senza limiti.

no-al-femminicidioUn decreto questo che sembra voler dare agli italiani risposte da troppo tempo attese, nonostante il tentativo da parte di alcune forze di governo, di rallentare l’attività politica, concentrando l’attenzione sulla sentenza della Suprema Corte a carico dell’ex premier Silvio Berlusconi.

L’art 612 bis sotto la rubrica “Atti persecutori” in lingua inglese Stalking, prevedeva, “salvo che il fatto costituisca più grave delitto”, la comminazione della reclusione da sei mesi a quattro anni, chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura tale da alterare le proprie abitudini di vita. Al secondo comma di tale articolo, la legge prevedeva l’aumento della pena se la violenza fosse stata commessa dal coniuge legalmente separato o divorziato o da convivente.

Il decreto ha comportato un inasprimento della pena con le seguenti aggravanti: aumento della pena di un terzo, se alla violenza assiste un minore di anni 18, se oggetto della violenza è una donna in stato di gravidanza, se autore della violenza è il coniuge, anche se legalmente separato o divorziato, o il partner, anche se non convivente.

Importante punto di questo decreto è la querela che è irrevocabile. Tasto fondamentale perché con questo vincolo la donna vittima di violenza non potrà più, una volta sporta denuncia, ritirarla. Ci si chiedeva perché le forze dell’ordine non dessero prosieguo alle denunce. La risposta è che, spesso le malcapitate diventavano oggetto di altri atti intimidatori che le costringevano al ritiro della querela esponendole a nuove violenze.
Il provvedimento prevede anche che il coniuge violento, possa essere allontanato da casa, sempre con un’autorizzazione della magistratura, dalle forze dell’ordine, se dalla condotta del soggetto deriva un pericolo per l’incolumità e l’integrità fisica della donna.

Arresto in flagranza e assistenza legale alle vittime indipendentemente dal reddito. Lo Stato vuole essere accanto alle vittime, è questa la dichiarazione del Ministro Alfano.

Pene severe sono previste anche per la violenza on-line. Per questo tipo di violenza molto diffusa sui social network nulla si è detto; quali le azioni da intraprendere a tutela della vittima? Sono milioni le donne e gli uomini caduti nella rete degli stalker, bulli e pedofili, eppure non sempre si riesce a salvare la vittima, perché come accade spesso essi, si nascondono dietro falsi profili.

I penalisti al riguardo sono scettici, e fanno bene, perché se sotto il profilo della legge penale sostanziale, la riforma non fa una grinza, sotto il profilo processuale strumentale qualche lacuna c’è. Un’autorevole giurista, in un’intervista rilasciata a emittente nazionale, rileva sì l’importanza dell’inasprimento della pena ma s’interroga sulle lungaggini dei processi. Il ministro Alfano, nella conferenza stampa ha dichiarato che le vittime che denunciano saranno costantemente informate sull’evoluzione delle querele e del processo, ma tutto ciò in quanto tempo?

Conosciamo tutti la lentezza della giustizia italiana, abbiamo anche assistito ai processi lampo, viene da chiederci se la parola “celerità” sarà veramente adottata per i reati di violenza di genere oppure le vittime subiranno, per l’ennesima volta, oltre al danno anche la beffa?

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