Angelo Bottaro, pittore, disegnatore, architetto, docente è nato a Siracusa. Sin dagli anni ’50 ha presto parte ad importanti rassegne d’arte a carattere nazionale ed internazionale ed ha ottenuto notevoli riconoscimenti dalla critica

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I piccoli e grandi maestri che ho incontrato nel breve corso della mia vita mi hanno educato ad amare il bello.  Ce l’hanno insegnato gli antichi e penso che questa sia la loro più grande eredità. E da qui nasce la mia passione per la pittura e per ogni forma di espressione artistica.

Anni fa ricordo di essere andato ad una mostra del pittore Angelo Bottaro. Mi ero ripromesso di scrivere una nota critica sulla sua opera, ma poi non l’ho fatto. Stamattina riordinando le mie carte è emerso un piccolo dépliant con le sue opere ed ho deciso così di adempiere a quell’antico proposito.

Via via che sfogliavo le poche ma significative pagine  i colori delle sue tele mi hanno infiammato con la loro potente ed allo stesso metafisica luce che rimanda   ad una visione della vita combattiva e positiva. Significative le osservazioni sulla pittura di Bottaro di Renato Civello: «Siracusano, architetto e pittore, Angelo Bottaro si è trasferito a Roma dopo il completamento degli studi liceali,  affiancando ai corsi universitari la frequenza della Scuola libera del Nudo.

È questo un dettaglio importante che dichiara la schiettezza e l’urgenza di una vocazione radicale; un impulso primario che intramerà l’itinerario esistenziale nelle latitudini dell’arte. Dall’isola amara e splendida, che tutti gli esuli ci portiamo dietro nel sangue, Bottaro conserverà il senso pregnante della luce.

Nell’artista siciliano una sensibilità lirico-cromatica di tipo mediterraneo rende “aperte” e colloquianti anche figurazioni dal tonalismo chiaroscurale, estranee allo scandaglio analitico, al registro del sole a picco.

Con questa scelta istintiva Bottaro si oppone al naturalismo accademizzante quanto alle sterili neofilie delle avanguardie antiche e nuove. La sua condizione creativa caratterizzata  dall’antiformula e dalla negazione del capriccio alchemico lo colloca nella schiera degli artisti (ahimè sempre più esigua!) ancora capaci di dialogare con l’uomo di sempre, scampato alle attrattive rituali della castrazioni anarchiche, e si suscitare durature emozioni.»

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