La cultura italiana è ancora dipendente nonostante la diffusione dei giornali online dalla televisione. Si tratta di un’informazione di bassa qualità che ha contribuito a creare negli ultimi trent’anni una cultura del nulla.  Se davvero vogliamo il cambiamento dobbiamo cominciare dalle piccole cose e dobbiamo avere il coraggio ogni tanto di spegnere la televisione e di ribellarci ad una “verità preconfezionata” 

Anche in questo caldo agosto la scena politica è stata dominata ancora una volta non dalla crisi e dalla disoccupazione che affligge le famiglie italiane, ma dalla figura di Silvio Berlusconi.

Siamo contrari a qualunque forma di facile “populismo” sia di destra che di sinistra e soprattutto respingiamo argomenti che ormai ci sembra che siano da lungo tempo superati.

I problemi giudiziari del cavaliere che occupano purtroppo la scena mediatica di questi giorni sono  una questione a cui eccessivamente si è dato risalto ed in maniera sproporzionata rispetto ai veri problemi del paese.

Ma se ciò è accaduto, bisogna dirlo!, non è solo perché il cavaliere vuole a tutti i costi occupare le prime pagine dei giornali e delle televisioni (comprese quelle di sua proprietà!), ma anche per un malcostume tutto italiano di un’informazione che parla solo di cronaca, che mira a fare spettacolo, che analizza anche i fatti politici non con intelligenza critica ma con programmi da varietà.

Il male purtroppo è profondo ed è radicato nella cultura italiana e forse negli stessi italiani che dipendono ormai quasi esclusivamente dalla televisione.

La televisione in questi ultimi decenni ha formato il suo pubblico, ha modificato la stessa cultura italiana, ci ha resi dipendenti da quella anglosassone a tal punto che la nostra lingua sta morendo, ed ha reso alcuni problemi e questioni secondarie rispetto ad altre.

Ha il potere purtroppo di spostare  l’attenzione da questioni fondamentali a questioni marginali. Ed in questa cultura non è più centrale il problema della crisi, della disoccupazione, delle aziende che chiudono, ma della vicenda personale di un leader politico che, anche se al tramonto per incapacità del PD e di buona parte della classe politica italiana che sembra fare il suo gioco, continua a dominare la scena politica.

Che fare? Più volte su questo “Blog” mi sono posto questa domanda. Mi permetterei di consigliare agli italiani di smetterla di alimentare questo sistema e di cominciare con lo spegnere un po’ la televisione.

Sembra una soluzione banale, ma non lo è. Se non ci riappropriamo della nostra capacità di pensare, di sottrarci e di sottrarre gli altri ad un meccanismo perverso che condiziona le nostre menti e la nostra cultura, mai potremo affrontare con serietà i nostri problemi.

La televisione ed il potere di un’informazione che non fa cultura, ma che si regge solo sulla speculazione economica (giusta se avviene in determinati limiti!) si regge sulla pubblicità. Siamo noi ed i nostri figli con la nostra presenza dinanzi allo schermo  ad alimentare questo perverso sistema e a dargli la linfa vitale per continuare ad opprimerci con una finta verità.

Non ci si può ribellare a questo stato di cose, se in primis non ci si ribella al dominio di una “verità preconfezionata”  che ci fa vedere la realtà attraverso una lente deformata e che fa sembrare giusto ciò che è ingiusto e che giustifica ogni  azione.

Vorremmo quindi ricordare al Presidente del Consiglio e a quello della Repubblica, che alle famiglie italiane che non possono arrivare alla fine del mese, poco interessa delle vicende giudiziarie del cavaliere e che in nessuno stato civile è consentito ad un leader politico di parlare alla nazione attraverso le sue televisioni con i toni di un capo di stato e quasi di fare una chiamata alle armi dei suoi fedelissimi.

Alle famiglie italiane interessa che tutti debbano rispettare la legge e che chi l’ha violata difenda le sue ragioni nei luoghi a questa funzione deputati e non in televisione.

Lo spettacolo a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni non solo è indegno di un paese democratico e civile, ma soprattutto è irrispettoso dei bisogni di tante famiglie che attendono una risposta seria alla crisi ed alla disoccupazione.

Che fare? Gli italiani facciano una volta per tutte sentire la loro voce ad una classe politica indegna di rappresentarli e inaugurino un nuovo “Risorgimento”!

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