I più scambiano, anche grazie alla impostura dei media, la cultura politica con il tifo per un partito, o peggio, per il suo leader reclamizzato. Si tratta di un abbaglio grossolano che ha conseguenze molto negative per la società, ma anche per ogni tifoso depistato

partitiLa politica, come scienza sociale complessa chiamata a risolvere i problemi delle società e del mondo, è una disciplina che richiede impegno e verifiche individuali coscienti, in rapporto ai valori e agli interessi collettivi che ciascuno di noi dice di voler perseguire. Dalle scelte politiche correnti derivano la qualità dei beni comuni (aria, acqua, ambiente, salute, informazione, istruzione, pace, ecc.), la qualità dei rapporti di lavoro e sociali (con i diritti/doveri che ne scaturiscono), l’economia delle famiglie e della società, le soluzioni più razionali e giusti rispetto a problemi individuali e collettivi.

In questo senso è una disciplina – regolata da fenomeni, cause e finalità leggibili – sintesi di altre discipline – sociali, costituzionali, economiche, tecnologiche, giuridiche, biologiche, storiche, ecc.- che ha riflessi diretti sulle nostre condizioni di vita e di lavoro.

Confondere la “politica” con i partiti è un errore gravissimo, determinato dal fatto che i partiti si sono appropriati, con il sostegno del monopolio giornalistico, della politica.

Ripudiare giustamente i partiti egemoni (i peggiori) non deve produrre il ripudio della politica, che invece appartiene alla sovranità popolare, alla società e a ciascuno di noi.
I cosiddetti “esperti della politica” sono diretta espressione dei poteri che li sostengono e degli interessi dei ceti dominanti: così essi vengono gettonati dai mass-media servi di analoghi interessi e finalità. Rispetto agli esperti di altre discipline gli “esperti” della politica sono ancora più opinabili e soggettivi, perchè si basano su interessi dati, non su verità scientifiche acquisite e dimostrabili. Parlano di scommesse future, anche arbitrarie e fasulle
Le scelte politiche impattano direttamente sulla società e sulle persone, determinando idee e comportamenti, individuali e collettivi.

I nostri partiti si reggono sul sistema elettorale (truccato), sulla propaganda mediatica, sul monopolio anticostituzionale della politica e dell’uso delle Istituzioni (poltrone), sul danaro raccolto in modo lecito o illecito, poco importa. E tuttavia al ripudio popolare e generalizzato dei partiti non segue ancora un comportamento elettorale e collettivo adeguato, in particolare rispetto ai partiti maggiori e peggiori. Si ha così il non-voto (50%) o il voto a Grillo che dice di combattere tutti i partiti (25%). Una tale anomalia, alquanto strana, può derivare da vari fattori, ma è difficile spiegarla.

Credo che tra i fattori che determinano questa contraddizione ve ne sono almeno due ipotizzabili: il tifo partito binario indotto e l’impotenza/rassegnazione di molti.

Poiché molti non hanno né tempo né voglia di occuparsi di politica e di partiti, si limitano a fare il tifo per il leader “più simpatico e vincente”, supergettonato dai mass-media. Si lamentano e soffrono per le conseguenze che subiscono – corruzione, disoccupazione, miseria, ingiustizie, ecc. – ma non sanno come e con chi voltare pagina. E’ la scelta del meno-peggio, priva di alternative reali. Si comportano come i tifosi del calcio che, pur sapendo e criticando gli scandali e il degrado di questo sport, tifano per una delle squadre del campionato. Ma il loro tifo non potrà mai cambiare le nefandezze del calcio, anzi le rafforzerà. Lo stesso accade ai tifosi dei partiti, tutti pilotati dai mass-media.

Il secondo fattore, collegato al primo, è il sentimento di rassegnazione e di impotenza che i mass-media inducono con la grossa propaganda quotidiana: tu cittadino non puoi nulla rispetto alle dinamiche partitiche, nazionali e mondiali, che ti vengono raccontate, puoi solo vederle come in un film, da spettatore singolo e parcellizzato. Tra 3-4 anni potrai votare e scegliere tra ciò che noi ti proponiamo, con elezioni truccate e con i sondaggi: o il leader A o il leader non-A. Non hai neppure la possibilità di far sentire la tua voce in TV o sui giornali, come accade ai tifosi del calcio, perché questi palcoscenici sono riservati agli “attori”: leader di partito, giornalisti, esperti e loro amici di cordata. Dunque la partecipazione politica o la sovranità popolare della nostra costituzione sono ridotte a teatrini mediatici di commentatori-leader, in cui i cittadini-sudditi sono solo spettatori, consumatori ed elettori passivi, politicamente impotenti. Sta a noi ribaltare questa diabolica impostura politica e mediatica, acquisendo la cultura politica minima per selezionare e promuovere i soggetti di cambiamento e di alternativa.

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