Traduco e sintetizzo qui un rapporto di J. Paul Pougala, scrittore e intellettuale esperto delle questioni dell’Africa e dei suoi rapporti con il mondo, in particolare cinese. Con dovizia di prove smonta le strumentali menzogne mediatiche occidentali sui rapporti di collaborazione tra Stati africani e Repubblica popolare cinese.

Nel mese di luglio u.s. una grossa campagna mediatica, pagata dal Thr Economist con poster giganti affissi dovunque in UK (aeroporti, stazioni, supermercati), ha questo titolo:
“Il boom degli investimenti cinesi in Africa è dannosa per gli africani”. Cinque i motivi di questo “disastro popolare”:

  1. i cinesi sostengono governi dittatoriali in Africa;
  2. le fabbriche cinesi in Africa del Sud sfruttano i lavoratori pagando meno del salario minimo consentito;
  3. gli elefanti stanno scomparendo per colpa dei cinesi;
  4. la Cina è responsabile dei diluvi e delle inondazioni nell’Africa tropicale;
  5. la Cina è responsabile della mancanza d’acqua nei deserti del Sahara e del Kalahari.

Si tratta ovviamente di slogan strumentali, privi di qualsiasi riscontro reale che semmai dimostrano l’opposto, come riferisce Pougala nel suo lungo e documentato rapporto. Slogan che però fanno breccia nei cittadini occidentali e perfino in qualche africano che vive all’estero e non conosce la realtà attuale del suo Paese d’origine.

Le ragioni di questa propaganda sono evidenti: l’imperialismo occidentale, che sfrutta l’Africa e la sospinge al riarmo e alle guerre interne, è molto preoccupata per l’influenza e la collaborazione solidale e pacifica che la Cina sta sviluppando in Africa.

Basterebbe un breve soggiorno in Africa o in Cina per capire qual’è la realtà: in particolare il declino irreversibile dell’Unione europea, anche nei suoi rapporti con l’Africa. Ecco dunque un elenco (parziale) dei principali luoghi comuni della propaganda occidentale.

1) La Cina invade l’Africa perché è sovrappopolata:

Falso! La Cina non è affatto sovrappopolata. Ha una densità di 141 ab./kmq, quindi meno dei principali Paesi asiatici, ma anche di quelli europei (es. Italia 204 ab./kmq; Svizzera 194 ab/kmq; Giappone 337 ab/kmq; Germania 227 ab./kmq). Perché mai i cinesi, che stanno godendo di una prosperità invidiabile, dovrebbero emigrare in una Africa povera?
I cinesi che hanno contratti di lavoro in Africa, tornano poi in Cina a fine contratto.
Secondo l’ONU in 100 anni l’emigrazione mondiale è rimasta stabile (3% dell’umanità).
Le statistiche ufficiali mostrano che più del 70% degli emigrati sono europei. Il numero di cinesi installati in Canada o in Usa sono 100 volte superiori a quelli che stanno in Africa.
Ad esempio, l’arrivo in Italia di migliaia di artigiani cinesi nel 1990 ha rallentato la morte del settore tessile in Toscana. Gli emigranti fuggono dai loro Paesi per fame o per guerre (imperialiste), ragioni che non esistono per i cinesi il cui Paese è prospero e in sviluppo.

2) La Cina sta in Africa per arraffare materie prime locali:

Falso! Oggi le miniere africane appartengono per il 90 % ad imprese occidentali. In realtà queste imprese, per ragioni di scarso profitto, lasciano miniere ed industrie inattive : è la Cina che le acquisisce e le riattiva, offrendo lavoro ,produzione e ricchezza agli africani.
Pougala fa l’esempio del Cobalto, di cui l’Africa dispone il 50% delle riserve mondiali.
Il Cobalto è un elemento prezioso ed è impiegato in numerose industrie (batterie ,PC, cellulari, apparati sanitari, industrie manufatturiere,ecc.)
L’esempio più eloquente al riguardo è quello del Camerun. Per 10 anni le aziende USA, dopo promesse mancate, avevano fermato la produzione e la lavorazione del cobalto nel Paese. Solo nel 2013, quando hanno ceduto il contratto ad industrie cinesi ,la lavorazione del cobalto è ripartita alla grande.Così dopo 30 anni di sfruttamento e di paralisi indotta, la Cina si appresta a rilanciare il Camerun sul piano industriale e infrastrutturale, con la realizzazione di autostrade, ospedali, scuole, industrie.Vi è addirittura una recente dichiarazione USA che conferma questa realtà.

3) La Cina si appropria di terre agricole in Africa

Falso! La catena privata francese M6 racconta che il Camerun è diventato un inferno perché i cinesi tolgono lavoro ai cittadini del Paese. Inoltre che il riso e il cacao migliore vengono spediti in Cina e quelli di scarto rimangono in Camerun. E’ vero l’esatto contrario: i camerunensi trattengono per loro i prodotti agricoli migliori, esportando i peggiori.

4) La Cina non ha bisogno di allungare le mani sull’Africa

La Cina ha studiato i meccanismi di predazione degli imperialisti occidentali e li ha cambiati radicalmente, da qui il suo successo presso i popoli ed i governi africani liberi.
In realtà la Cina ha una politica molto articolata rispetto alle materie prime africane.

  • comprare le imprese moribonde produttrici di prodotti strategici (es. miniere d’oro), e ciò non vale solo per l’Africa, ma anche per altri Paesi (es. Australia e Kirghizistan).
  • acquisire le principali società che controllano le principali miniere del mondo.

Un esempio è il caso della società IBM che nel 2004, sotto una montagna di debiti, ha dovuto cedere il suo comparto PC alla cinese Lenovo per 1,25 ML$. Oppure la società sportiva italiana Sergio Tacchini ceduta nel 2008 ad una società cinese per 27 ml$. O ancora la società petrolifera canadese ceduta alla cinese Sinopec per 7,2 ML$.

Gli specialisti prevedono che nel 2020 la metà degli aerei in volo saranno in affitto: mettendo le mani sulla IFLC (società USA di noleggio velivoli), la Cina si è assicurata di contenere i prezzi di noleggio dei suoi aerei per i prossimi decenni.

Altri esempi notevoli si trovano nel testo completo (in francese).

5) Il razzismo anti-cinese

In sostanza la politica cinese, in ogni campo di attività, mette in pericolo la pretesa occidentale di dominare il mondo. Questo timore si ritrova esplicitamente in molte dichiarazioni ufficiali dei leader politici occidentali (citate nel testo). La loro propaganda affonda le sue radici nel razzismo europeo che rivendica una superiorità biologica e fisica (la bellezza) rispetto alla razza nera, in particolare africana. L’ Occidente ha paura di perdere la sua egemonia e la sua identità politica, economica e culturale. Ma ciò sta accadendo non per colpa dei cinesi, ma per la politiche deteriori che esso persegue.
Perciò gli occidentali ripetono di continuo che “l’Africa non può farcela da sola”.
L’autore cita la frase di Andrè Gide “meno intelligenti sono i bianchi, più i neri appaiono a loro bestie”. Nel 2007 un giornalista italiano della Stampa aveva chiesto a Pougala di commentare una affermazione del premio Nobel 1962 James Watson, che definiva stupidi o inferiori gli africani. Pougala rispose che l’affermazione di Watson non lo stupiva perché era del tutto simile a quella di molti altri cosiddetti “intellettuali” occidentali. Hitler non era forse contornato dai migliori “scienziati” occidentali per la sua “soluzione finale”?

Il testo di Pougala riporta un lungo elenco di tali “intellettuali” occidentali. A differenza delle persone comuni, gli intellettuali sanno ben comprendere quali siano i reali interessi dei potenti, che offrono loro privilegi e notorietà.

6) I media occidentali molto attivi nel razzismo anti-cinese

Il razzismo anti-cinese è alquanto diverso da quello tradizionale, basato sulla ignoranza supposta delle loro vittime; al contrario, è un razzismo dovuto alla invidia per le conoscenze, per il successo del sistema. Molti esempi si ritrovano ogni giorno sui media occidentali, in Francia, in UK o in Italia. Una imponente manifestazione di protesta sociale dei cinesi residenti a Parigi nel 2010, è stata completamente taciuta dai media francesi. I ristoranti cinesi in Europa sono affollati, mentre quelli locali battono la fiacca. Da qui il terrorismo diffuso dai media sulla qualità e la pericolosità del cibo e delle merci cinesi. In realtà, gli addetti ufficiali alla repressione delle frodi alimentari hanno condannato molto più ristoranti locali che cinesi, ma il fatto viene taciuto accuratamente dai media.

Se un treno deraglia in Spagna, in Francia o in Canada facendo numerose vittime, per i media occidentali si tratta di colpa del conduttore o di eventi accidentali, mai di carenze che mettano in dubbio il genio e la competenza occidentale. Al contrario, se deraglia un treno cinese, si tratta di problemi strutturali dovuti ad imperizia dei tecnici cinesi. Quasi mai viene detto qualcosa di positivo che riguardi la Cina. In genere nei film USA – come quelli di Bruce Lee – i cinesi sono trafficanti e malfattori, spie e mafiosi che commettono reati atroci di ogni tipo. Non a caso, in Italia e altrove, si reclamizza la mafia cinese.

Ma moltiplicare l’odio anti-cinese in Africa e in Occidente non serve a fermare la capacità dei popoli di affrancarsi dalle umiliazioni della loro storia. Gli africani in primo luogo debbono liberarsi dalla propaganda occidentale che li dipinge come esseri inferiori e subalterni. Accettare come partner la Cina non significa che essa farà il lavoro a posto degli africani, ma solo che dobbiamo impegnarci per risalire la china che ci hanno imposto.

Le affermazioni di Pougala nel rapporto Africa -Cina o sulla denuncia del razzismo anti-cinese hanno un preciso riscontro nei politici italiani e nei loro imbonitori mediatici. Subiamo, quotidianamente, questa propaganda strumentale e fasulla, con poche eccezioni che vengono da fonti telematiche. Per i nostri media, la Cina è un Paese sotto dittatura, largamente corrotto, che schiavizza i suoi cittadini , li censura e li impaurisce.
Da quale pulpito arriva questa predica interessata!

Dal Paese che sta perdendo sovranità di ogni tipo, diritti sociali, democrazia costituzionale, sovranità popolare, mediante elezioni truccate da parte di una casta partitica corrotta, impunita e ampiamente ripudiata. Un “Paese ormai in macerie – economiche, culturali e morali – in cui aumentano povertà, ingiustizie, corruzione, reati di ogni tipo” (F. D’Arcais). Lo affermano ormai in molti e lo ha capito almeno il 75% della popolazione.
Un Paese in cui gli immigrati – e non solo – lavorano 16-18 ore/g per 25€, senza che nessuno muova un dito contro sfruttatori e “caporali”, ben noti ma impuniti.
Ma più che la nostra incancrenita corruzione, ai nostri imbonitori interessa quella cinese.

Da cosa la rilevano? Da un episodio reclamizzato sui nostri mass-media. Un funzionario pubblico cinese è stato licenziato e processato per avere una relazione extra-coniugale; aveva regalato all’amante gioielli e altri beni di lusso! Uno scandalo che da noi non fa nemmeno notizia e che premierebbe il responsabile con alti incarichi istituzionali!

Ma per i nostri imbonitori è un episodio che caratterizza tutto l’apparato pubblico e di partito in Cina. Ecco il titolo di un giornale “Parlano le ex amanti, in Cina trema il partito”. Sono gli stessi giornalisti del Paese delle mafie e di Berlusconi, delle stragi politiche impunite, delle centinaia di politici, imprenditori e managers, inquisiti e condannati più volte, ma sempre a “piede libero” o in Parlamento.

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