Commento alle parole di Marcello Veneziani sugli effetti dei Network

Il mio maestro di cose di arte, Flavio Caroli da tempo si è ritirato a scrivere solo di cose belle e ormai appartenenti alla storia. E non credo si tratti di mancanza di coraggio, ma solo di senso estetico, perché oggi non trova nulla di straordinario e attrattivo da commentare.
Io credo invece ci sia sempre qualcosa da dire, perché in fondo la vita è magica, e piena di sorprese, esattamente come l’arte, e vive sempre di punti di vista, straordinariamente nuovi, che a volte esaltano a volte regalano un sorriso e altre deprimono, e forse ci si salva solo se ci si rende conto che in fondo questo è il gioco.

Uno dei punti di vista che mi ha spiazzato è sicuramente quello di Marcello Veneziani che giovedì scorso da il giornale.it contraddiceva le allusioni della Cnn.
Spiazzante perché oltre a essere un istrione provocatore, è un intelligente e attento giornalista. Scrittore e grande professionista, che ha la mia simpatia per la sua avventura filosofica e la sua preparazione culturale, ma di cui non ho compreso bene questa idea che sembra avvitarsi in un’aporia che appoggia sul vuoto.

Non stiamo diventando come razzisti, come allude la Cnn, ma “Gli insulti dementi alla Kyenge nascono da un fenomeno nuovo, massiccio e virale: viviamo con le fogne a cielo aperto.” – dice.
È si spiega anche meglio dopo. A suo avviso il social network donano l’ebbrezza di una democrazia che definisce nuda. Forse perché la nudità non mente.
Una volta le cattiverie e i rancori restavano nella mente delle persone, o, se saltavano fuori, era solo al bar, in un gruppo circoscritto o allo stadio.
Perché, mi viene da chiedermi, lo stadio è uno spazio circoscritto frequentato da pochi intimi, o non c’è già la televisione pronta a dettagliarci anche una grattatina degli mitici eroi in mutande?
E quando il nero di turno viene insultato la cosa non diventa un caso nazionale, senza alcun bisogno di condivisioni sul web?
E poi siamo sicuri che il marciume che conserviamo nelle nostre menti prima o poi non verrà fuori, magari in una maniera incontrollata, della quale poi ci pentiremo?

Una cosa però l’ho capita. Ho qualche speranza anche io. L’unica soluzione sarebbe quella di educare, e credo pure che sia giusto, anche se Veneziani, come me del resto, non sa dove e a chi insegnare, ma come si può pensare che qualcuno impari, se i maestri sono gli imbecilli di turno e i Calderoli vari, le cui osservazioni oltre a rimanere del tutto impunite, anche dal punto di vista della riprovazione, sembrano segretamente condivise da qualche parte della sua compagine e non solo.
Il discorso della Cnn è sbagliato solo dal punto di vista della coniugazione temporale. Non dovevano dire che siamo diventati un popolo di razzisti, ma che lo siamo sempre stati. Invece di contestarne le loro allusioni, gli avrei detto, semmai, ma guarda da quale pulpito viene la predica. Parlate proprio voi che, oltre ad aver creato il Ku Klux Klan e il mito di Martin Luther King vi siete mangiati la terra e i costumi della nazione dei pellerossa?

Per riassumere il discorso sarebbe un po’ come dire, che, se le mie sorelle non mi avessero visto mentre rubavo la marmellata e lo avessero detto a tutti, non sarei mai stato un ladro. Gli insulti, si sa, bruciano sempre, basta che qualcuno ti chiami capra ad esempio, senza specificare se sei gay o nero, o ebreo. In ogni insulto è nascosto il desiderio di sopraffazione e di annullamento dell’altro, la voglia di ferire, e di fondo la mancanza di rispetto. Che a ben guardare è la mancanza di rispetto per sé. Ed è contro questo che bisogna combattere, altrimenti sarà meglio continuare a parlare di cose d’arte, per chi ha voglia di sentirne.

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