Berlusconi è stato condannato a quattro anni di reclusione per frode fiscale, ma la sua condanna sarà ridotta e molto attenuata nelle sue conseguenze… Partiti screditati che conducono una politica corrotta e impopolare hanno sempre più bisogno di propaganda mediatica e giornalisti asserviti: costoro lo sanno e chiedono maggiori sussidi ai contribuenti e maggiori sacrifici ai lettori

La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’appello di Milano, condannando, in via definitiva, Berlusconi a quattro anni di carcere per frode fiscale aggravata. Ma la pena, grazie all’indulto voluto dal PD, si ridurrà ad un solo anno. Berlusconi, tra 30 giorni, potrà andare ai domiciliari (in una delle sue tante ville) oppure chiedere l’affidamento ai servizi sociali. In ogni caso, per una legge votata da PDL e PD, non potrà ricandidarsi. Il Senato con voto segreto potrà decidere della sua espulsione da parlamentare.

La sentenza definitiva ha cancellato il rischio di prescrizione. Per la pena accessoria – interdizione dai pubblici uffici – la Cassazione ha annullato i cinque anni della Corte d’appello: un nuovo processo d’appello dovrà ridurre l’interdizione da uno a tre anni, con un verdetto che potrà essere impugnato in Cassazione. Si allunga l’esito finale del processo in corso, in rapporto alla durata della interdizione. Ciò consentirà a politici, giornalisti ed avvocati di continuare a polemizzare, depistando l’attenzione popolare dai problemi veri del Paese, sempre più gravi ed insoluti. Infine Giorgio Napolitano potrebbe concedere la grazia al cavaliere e annullare ogni sgradita conseguenza.

Forse la sentenza emessa preoccupa più il PD e Napolitano che Berlusconi o il PDL. In termini pratici la sentenza non avrà conseguenze significative: Berlusconi potrà continuare ad essere il leader del PDL (o di Forza Italia 2.0), pur senza stare in Parlamento, in attesa degli altri cinque processi penali, che avranno esiti incerti ed inefficaci.

La neutralizzazione delle sentenze “di casta” è infatti un processo pianificato da PDL-PD con indulti, leggi ad personam, prescrizioni brevi, trucchi e inganni di vario tipo. Intanto i sondaggi sembrano premiare il PDL e le azioni in borsa di Mediaset! Così funziona il sistema capitalista e informativo italiano. Ma mentre l’ attenzione politica, mediatica e popolare è concentrata sulla grottesca ed irritante farsa berlusconiana, governanti, imprenditori, banchieri e PD/PDL fanno danni sociali di ben altra consistenza: eversione costituzionale, repressione, ricatti industriali (Marchionne), privilegi, tasse su pensionati e redditi fissi, disoccupazione e miseria. Per la loro politica anticostituzionale, antisociale ed antipopolare hanno sempre più bisogno di propaganda mediatica e giornalisti asserviti. Questi ultimi lo sanno e approfittano della situazione per avere sussidi pubblici (cioè partitici e governativi) e per aumentare i prezzi dei loro inaffidabili giornali.

Ormai quasi tutti gli analisti concordano sul fatto che l’editoria a stampa perde credibilità e seguito rispetto a quella telematica, ma non ci spiegano il perché. Eppure proprio un giornalista, Beppe Lopez, con il suo libro “La casta dei giornali” (non dei giornalisti!), ci aveva spiegato che per decenni “l’editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici”. In termini più corretti, la casta dei giornalisti e quella dei partiti, entrambi monopolisti anticostituzionali della informazione e della politica, sono colluse e si reggono a vicenda, anche in rapporto ai finanziamenti estorti ai contribuenti.

È tuttavia, grazie alla propaganda mediatica, il ripudio popolare della casta giornalistica è enormemente inferiore a quello che investe la casta partitica. Comunque, entrambe le caste mantengono cospicui finanziamenti pubblici, alla faccia della crisi.

Il calo delle vendite e’ ormai un processo costante, ecco qualche dato. Nel novembre-dicembre 2012 il gruppo Corriere della Sera-Gazzetta dello Sport ha perso il 5,5%; il gruppo Repubblica-Espresso il 2,9%; il Sole24Ore l’8,6%. Solo L’ Avvenire (+5,8%) e il Fatto Quotidiano (+ 0,9%, senza finanziamento pubblico) crescono.

Ma il finanziamento è legato alla “tiratura” denunciata, valore molto superiore a quello delle copie vendute e maggiore di quelle diffuse (copie vendute+donate).

Esempi (2012):

  • Corriere della sera, tirate 607.785, diffuse 474.395, vendute 440.613.
  • Repubblica: tirate 509.141, diffuse 396.446, vendute 357.797.
  • Unità’ : tirate 97.468, diffuse 35.906, vendute 35.220.

Cifre simili per ogni altro giornale finanziato pubblicamente. Il calo di pubblicità, dovuto alla crisi in atto, riduce ancora gli introiti dei giornali. Ma nessuno pensa ad una riduzione dei compensi ai giornalisti o ad una riduzione delle pagine, oppure ad un incremento della qualità e veridicità dei giornali. Al contrario, si chiedono più finanziamenti e si punta ad aumenti del prezzo del giornale. Quest’ ultima misura porterebbe ad un calo ancora maggiore delle vendite.

Così Corriere, Repubblica e Stampa passano a 1,30€ per copia in vendita. Altri ne seguiranno l’esempio. Il Sole24Ore ha denunciato una perdita di 21,7 ml€ (-13,8%) nei primi sei mesi del 2013.

Giustamente Grillo ed altri chiedono l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali (in gran parte di partito o di caste) che vale almeno 850 ml€/anno. Scandalosi e sproporzionati i finanziamenti pubblici accordati a giornali che realizzano vendite insignificanti.

Ai finanziamenti diretti si aggiungono poi quelli indiretti: agevolazioni tariffarie e fiscali di vario tipo, che pesano negativamente sui bilanci statali. Si tratta di prodotti privati editoriali, anche bugiardi e propagandistici, al servizio dei loro referenti privati-finanziari, economici e partitici-pagati dai contribuenti e dai cittadini, sia per i finanziamenti pubblici diretti ed indiretti, che per la pubblicità (pagata su merci e servizi).

Report ha denunciato pubblicamente, fin dal 2006, gli inganni e gli scandali connessi con la creazione personalizzata di giornali ultra-finanziati pubblicamente; i trucchi sulla tiratura e sul gioco delle sigle partitiche, ma nulla è cambiato finora. Sono i partiti maggiori, in particolare PDL e PD, che hanno un interesse sempre maggiore a mantenere la situazione attuale, che garantisce loro propaganda, visibilità, voti e poltrone.

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