All’interno della Foresta Amazzonica, precisamente nelle zone del Cerrado e del Pantanal, verranno coltivate piantagioni di canna da zucchero in aeree dove finora vigeva un divieto, con grande preoccupazione degli esperti

Il disegno di legge 626/2011, approvato dal Senato Federale il 15 maggio scorso, autorizza la coltivazione della canna da zucchero nell’area chiamata Amazzonia Legale, che include le regioni suddette. La foresta amazzonica si trova per lo più in Brasile e include il 74% della cosiddetta Amazzonia Legale, creata dal governo nel 1966 e che comprende gli Stati del Maranhão, Pará, Tocantins, Amapá, Amazonas, Acre, Roraima, Rondoônia e Mato Grosso per un totale di 4,9 milioni di chilometri quadrati, il 60% del territorio nazionale.

Anche se la legge riguarda aree già diboscate e il 20% delle terre è di proprietà rurale, esperti e ONG avvertono riguardo ripercussioni future.

La sezione brasiliana del WWF afferma che questo progetto non porterà né benefici economici né ambientali alla zona. Gli esperti stimano che la monocoltura della canna da zucchero creerà squilibri nella biodiversità dell’ambiente, metterà in pericolo la sopravvivenza delle popolazioni indigene e tradizionali e comporterà lo sfruttamente di aree sempre più vaste della foresta per questa coltivazione.

João Humberto Camelini, geografo dell’Università Statale di Campinas, analizza la situazione in un’intervista rilasciata al sito Instituto Humanitas Unisinos:
“È vergognosa l’approvazione di questo progetto che dimostra l’implicazione di fattori economici sostenuti da un discorso completamente sbagliato. Si può ottenere lo sviluppo di una regione del Brasile tramite una pianificazione ben pensata che preveda, tra l’altro, anche l’installazione di centrali per la produzione di zucchero ed etanolo. Purtroppo, si è diffusa l’idea del tutto errata che la sola presenza di una centrale porti alla crescita.
Quando una coltura regolamentata come quella della canna da zucchero riceve autorizzazioni ufficiali ed incentivi per l’occupazione lavorativa, la conseguenza è l’utilizzo esclusivo di grandi porzioni di terra intorno alle centrali, in un raggio di circa 40 o 50 km che porta alla rapida e aggressiva sostituzione delle attività esistenti, che vengono spostate in altre zone incontaminate. Ciò produce l’aumento di una deforestazione clandestina e di difficile controllo fiscale”.

Il disegno di legge 626/2011 è stato approvato in via definitiva dal Senato, vale a dire che solo la Commissione per l’Ambiente si è espressa al riguardo. Non è stata effettuata una votazione plenaria dal Senato poiché il progetto è stato inviato direttamente alla Camera e alla Presidenza.

Luiz Bento di Science blogs spiega il perché:
“Solo i senatori Rodrigo Rollemberg (PSB-DF) e Ana Rita (PT-ES) hanno votato contro. Siete sorpresi? Io per niente. Sapete chi è il presidente della Commissione per l’Ambiente al Senato? L’illustrissimo signor Blairo Maggi, uno dei leader dello schieramento rurale e uno dei maggiori produttori di soia in Brasile. E qualcuno pensa ancora che il nostro più grande problema sia Feliciano… “(Il predicatore anti-gay eletto a capo della Commissione per i Diritti Umani)

Lo studioso di scienze forestali Paulo Barreto, dell’Istituto Uomo e Ambiente dell’Amazzonia (Imazon) reputa che ci saranno pressioni economiche per la produzione di etanolo a lungo termine:
“Il problema si porrà se l’etanolo diventerà un prodotto globale. Ciò sarebbe negativo in quanto si creerebbe maggiore domanda per la deforestazione, anche se indirettamente”.

Secondo i dati Reuters, a maggio scorso il Brasile ha esportato 139,8 milioni di litri di etanolo, il 36,6% in più rispetto ai 102,3 milioni di litri esportati ad aprile. Il fatturato della vendita del combustibile è salito a 93,9 milioni di dollari a maggio, con un incremento del 30,6% rispetto ai 71,9 milioni di dollari registrati ad aprile. Ma c’è stato un calo del volume e del valore finanziario in relazione allo stesso periodo dell’anno precedente.

Su Twitter, anche gli esperti di ambiente criticano la decisione del Senato: “Diventeremo un gigantesco canneto. La commissione ha approvato le piantagioni di canna da zucchero nelle zone dell’Amazzonia Legale”. “La liberalizzazione della canna in Amazzonia è senza logica. Un altro passo indietro sui temi ambientali causato da interessi politici”. “Piantare canna da zucchero o soia in Amazzonia significa decretare la fine della foresta e l’inizio di un futuro deserto del Sahara in Brasile”.

Alcuni stanno cercando di mobilitare la società tramite petizioni online contro la deforestazione in Amazzonia. Creata da Action B. Brasil, la petizione contro la monocoltura della canna da zucchero ha ricevuto oltre 126.000 firme che vanno a sommarsi ad altre a favore della salvaguardia del patrimonio naturale. La petizione con maggiori adesioni ha come slogan “Salva l’Amazzonia!” e ha già totalizzato oltre 2,2 milioni di firme.

Fonte: GlobalVoice

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