Intervista ad un caso quasi umano, un evasore fiscale per sopravvivenza


Sono di fronte ad un caso quasi umano, che oggi nel paese sta diventando un caso quasi normale.

Ha accettato di rispondere alle mie domande purché non ne dica il nome. Anzi più che accettare di rispondere mi ha pregato di chiedergli e pubblicare il suo sfogo dicendo che adesso decisamente, guarda un po’, non ce la fa più.  Ed è il termine che ha usato, decisamente, di certo non errato, ma logoro e abusato, che un po’ mi ha convinto.

Lo conosco bene e posso garantire, per quello che può valere la mia garanzia, dato che non sono né un prete né un magistrato, che è una persona per bene. Di sicuro non è peggio di Calderoli, né di Letta o del sottoscritto, ma la sua garanzia personale sono due figli straordinariamente educati e sensibili, che quasi mai vengono per caso.

Ti Posso chiamare Niccolò – gli ho detto – , visto che non vuoi si sappia il tuo nome, ho pensato a Machiavelli.

A Machiavelli? Quel tipo che diceva che il fine giustifica i mezzi?

Si, quello. Anche se questa frase che gli viene attribuita lui non l’ha mai detta. Ho pensato a lui perché era uno che si considerava un patriota e un cittadino prima che un uomo. E tu sei sempre stato uno così.

Va bene Niccolò. Pure se non lo ha mai detto, quella frase mi piace.

Come mai questa intervista allora?

Beh,  non ce la faccio più, e ho pure la sensazione che nessuno mi senta e allora mi sono detto se mi fanno un’intervista qualcuno la leggerà e forse le mie parole saranno ascoltate, o meglio lette.

E cosa ti fa dire che non ce la fai più? Cosa vuol dire poi che non ce la fai più,  mica hai strane intenzioni, Niccolò?  Sento dire che un sacco di persone non ce la fanno più e si suicidano!

No , ma che dici, mica sono scemo!  È solo che adesso lo devo confessare  a qualcuno. Sono anche io quello che si chiama evasore fiscale.

Ah! E come mai?

Beh, esattamente per il motivo che dice quel politico,  come si chiama? Fassino. Diciamo che è “ un’evasione di sopravvivenza”!

Innanzitutto non è Fassino, quello è un altro, questo si chiama Fassina.

Va bè non sottilizzare,  comunque quello che ha detto che la pressione fiscale è troppo pesante.

Si, così ha detto. Ma il suo stesso  premier ha detto che bisogna fare la lotta ai furbetti. Sai bene che se tutti pagassero le tasse si finirebbe per pagare di meno. Che lavoro fai?

Io non sono un furbetto, lavoro semplicemente al nero come idraulico, perché lo stato presume che io debba guadagnare una cifra, ma ti giuro che di questi tempi non la vedo nemmeno se lavoro ventiquattro ore al giorno per tutto il mese. Non è che non si scassano i rubinetti, ma è solo che la gente con la quale lavoro si lamenta che non ha tanti soldi e non mi paga le cifre che gli chiedo, oltre al fatto che se volessi un ufficio, avrei un costo di affitto e spese varie che mi leverebbe di tasca i soldi guadagnati. E la camera di commercio mi farebbe un prelievo e l’inps un altro, e che prelievo!  E lo stato poi non so quanti prelievi, perché non sono riuscito mai a quantificare.  Dici che se pagassimo tutti si pagherebbe di meno? Io credo che se avessero più soldi ruberebbero di più, ma anche ammesso che sia come dici tu, stammi a sentire, siamo a metà del mese, non ho una lira in banca, ho in tasca esattamente duecento euro, e mi arriva la tassa per la spazzatura di tre rate da centocinquanta, ed ho anche un figlio che devo portare dal dentista e l’altro a cui devo comprare gli occhiali nuovi, che gli è aumentata la miopia. Se pure volessi pagare la tassa, i soldi dove li prendo?

Niccolò, lo so ci sono diverse cose che non funzionano, ma tu come facevi prima?

Ah, prima lavoravo per un’azienda che ha chiuso e pagavo tutto quello che c’era da pagare.  

E la signora?

Ha chiuso anche la sua azienda, che si occupava di pulizie, o ora lei si arrangia a fare pulizie a casa di altri; ma sempre al nero. 

Come fate a fare la spesa?

Senti, il cibo è una cosa sulla quale ci si può arrangiare, ma effettivamente la pressione delle tasse è insopportabile, è questo prelievo che è uno stillicidio. E cosa ci alimentano con questi prelievi, se non le ruberie che loro stessi fanno. Son bravi a perdere tempo i nostri governanti.  Mi sembra che è passato un anno e tutte le cose che avevano promesso non se ne parla più. 

Senti dopo la premessa che non ti suicidi, cosa pensi di fare per il futuro?

Quello che fanno loro, niente. Quando arriva settembre spero si rompa qualche rubinetto in più, così almeno possiamo comprare i libri per i ragazzi, ma rimango un sereno e felice evasore di sopravvivenza.

Ma sei veramente sereno?

Divento triste solo quando parlo con i miei figli perché non trovo le parole per spiegargli come mi sento.

Chiudo qui l’intervista e porto l’amico a prendere un caffè. La cosa più triste è che io non saprei cosa dirgli per fargli cambiare idea, e saluto questo caso quasi umano con la convinzione che forse stava meglio Niccolò Machiavelli.

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