Edward Snowden, l’uomo che ha rivelato l’esistenza di programmi di sorveglianza da parte della National Security Agency (NSA) ha creato un vero e proprio divario nel dibattito tra pubblico e media. Come definirlo? Un traditore? Un erore? Un fuggiasco? O magari una spia? E come definire le sue azioni?


Nel primo articolo sui programmi di sorveglianza della NSA pubblicato da Glenn Greenwald, l’opinione pubblica si è concentrata sul contenuto delle rivelazioni. Quando però, quattro giorni dopo, il giornale ne ha rivelato la fonte, l’interesse si è spostato, facendo diventare l’uomo più importante dell’informazione e Edward Snowden è diventato il nuovo oggetto del dibattito.

Il 23 giugno 2013, quando Snowden è partito da Hong Kong per Mosca, la discussione su come definire il tecnico è diventata molto accesa. Per alcuni era un fuggiasco, per altri una spia. Ad ogni modo, era scampato al mandato di arresto emanato due giorni prima dagli USA e pare abbia fornito informazioni alla Russia.

Molte persone si chiedono: Edward Snowden è ancora un whistleblower (un informatore che riporta scorrettezze)?

Data la mancanza di definizioni ufficiali, sta ad ogni persona, giornalisti compresi, decidere autonomamente come definire le azioni di Snowden, che non è solo colui che ha rivelato il programma di sorveglianza, ma anche colui che ci ha interrogati sul nostro ruolo di cittadini. La sua vita è diventata praticamente un simbolo.

Whistleblowing: una scelta morale

Il termine whistleblower, inventato nel 1970 da Ralph Nader per evitare le connotazioni negative di termini come ‘talpa’, ‘informatore’ o ‘spione’, è una persona che viene a conoscenza di condotte poco ortodosse del governo e decide di informare l’opinione pubblica al riguardo.

Come ha dichiarato Snowden in un’intervista al quotidiano britannico Guardian:

Sono stato spinto ad agire dalla litania continua di bugie dette dagli alti ufficiali al Congresso, e di conseguenza anche agli Americani, e dall’aver realizzato che quello stesso Congresso, e soprattutto la “Gang of Eight” (membri del congresso coinvolti nei servizi segreti), ha avallato tutte le bugie. Vedere qualcuno nella posizione di James Clapper, direttore della NSA, mentire spudoratamente al popolo senza alcuna ripercussione è un chiaro segno che la nostra democrazia è stata sovvertita. Il consenso dato ai governanti non può essere definito tale se il popolo non è debitamente informato“.

Della stessa opinione è il cittadino, autore e esperto di crittografia Bruce Schneider, che scrive in favore dei whistleblower sul suo blog:

Il whistle-blowing è un atto di responsabilità morale in risposta all’attività immorale di chi sta al potere. Quello che conta in questo caso è non tanto il contenuto dei dati raccolti, quanto piuttosto il programma e il metodo utilizzato dai governanti. Sono però anche consapevole che quest’atteggiamento è illegale e pericoloso“.

Questo atteggiamento mette i whistleblower in conflitto con istituzioni molto potenti. Essi si distanziano da un sistema che reputano ingiusto o sbagliato ed etichettano come tale. Quest’atteggiamento è di per sé un messaggio: un promemoria che un governo democratico non è importante solo per una cerchia ristretta di persone, ma per l’intera comunità e che ogni cittadino ha un ruolo ben preciso da svolgere.

Edward Snowden spiega che ciò che ha fatto gli è stato dettato dalla coscienza:

Qualsiasi cittadino che abbia una coscienza non può ignorare la cattiva condotta del governo per le ritorsioni che ne deriveranno: la coscienza lo proibisce“.

Recepire il messaggio

Un whistleblower è tale in base al rapporto con il pubblico, il quale ha il compito di esaminare le informazioni in tutti i loro elementi. Il pubblico reagisce in base al proprio punto di vista e agisce da giudice.

Per prima cosa il pubblico esamina le informazioni rivelate, il che richiede esperti e mediazione da parte dei giornalisti, che esprimono un giudizio sulla validità o meno delle stesse. Anche i governi esprimono il loro giudizio al riguardo. Accusando Snowden di spionaggio, gli USA hanno invalidato le domande poste dagli stati coinvolti circa i tipi di informazioni raccolte su di loro. Il Nouvel Observateur ha riportato quanto detto da un’istituzione europea al riguardo:

Se gli Americani hanno davvero spiato i loro alleati ne conseguirà un danno politico, poiché questo va molto oltre la necessità di mantenere la sicurezza nazionale. Questo rappresenta, infatti, una spaccatura nei rapporti di fiducia, il che è qualcosa di molto serio“.

Di conseguenza, l’interesse torna a concentrarsi sul messaggero e sugli sforzi fatti per divulgare il messaggio. Il modo in cui sono state recepite le informazioni rivelate da Snowden è influenzato anche dal modo in cui le ha diffuse. Per quale motivo ha rivelato queste informazioni? Per quale motivo ha deciso di agire in modo illegale? È fuggito? Perché è sospettato di spionaggio?

Queste domande aiutano il pubblico a formulare un giudizio. Le informazioni rivelate costituiscono, però, solo una minima parte del whistleblowing, perché a rivestire grande importanza c’è anche il modo in cui esse sono rivelate e presentate ai destinatari.

In un discorso contro la legalizzazione dello spionaggio online, Jacques Gaillard scrive su Bakchich:

La sradicazione dei nostri segreti modificherà nel tempo anche la nostra consapevolezza, nello stesso modo in cui si formò una nuova umanità nel momento in cui gli specchi furono finalmente in grado di riproporre un’immagine accurata del nostro volto (e con due specchi perfino della nostra nuca). Per ovviare alle trappole del business e della NSA vedo solo una soluzione: create falsi profili su questi network anti-sociali, e tramite essi rivelate il falso, facendo loro credere di essere maleducati e poveri, esibendo il peggio del peggio e aggiungendo profili di persone morte tra i vostri follower“.

Fonte: globalvoice

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