Rosario Crocetta, presidente della Regione Sicilia

L’Aut aut è stato dato dalla commissione nazionale di garanzia del Pd, guidata da Luigi Berlinguer. La commissione è intervenuta in seguito alle contestazioni che alcuni dirigenti siciliani hanno mosso circa la militanza del governatore siciliano nel movimento il “Megafono” che ha presentato liste autonome e a volte concorrenti alle ultime amministrative. Dal partito arriva un secco richiamo: “sono escluse dalla registrazione nell’anagrafe degli iscritti e nell’albo degli elettori del Pd le persone appartenenti ad altri movimenti politici o iscritte ad altri partiti politici o aderenti a gruppi consiliari diversi da quelli del Partito Democratico”.

Il governatore è stato anche richiamato per le sue dure posizioni nei confronti del partito. Ma Crocetta, a cui l’appellativo di bigamo non è andato giù, risponde senza mezzi termini: “Ho assistito ad un vero e proprio linciaggio mentre io e il mio governo siamo in trincea; coloro che continuano ad opporsi al rinnovamento in Sicilia vogliono farmi fuori”.

E’ molto chiaro il riferimento del governatore alle inchieste che hanno portato agli arresti la moglie del deputato del Pd Francantonio Genovese e che vedono lo stesso Genovese ed il cognato, il consigliere regionale Rinaldi, entrambi indagati; Il governatore si meraviglia del fatto che nessuno ancora abbia chiesto le dimissioni dei due esponenti del Pd siciliano e ritiene che altri membri del partito saranno toccati dalla questione morale.

Al fianco di Crocetta si schiera il ministro Giampiero D’Alia (Udc) e anche i democratici riformisti. Ma la questione rimane: il governatore ha fondato un movimento che ha presentato liste concorrenti al Pd alle amministrative; nei giorni scorsi il tesoriere del Pd siciliano, Teresa Piccione, ha sollecitato Crocetta a versare il dovuto contributo al partito e il leader del Megafono ha risposto con un perentorio:” Prima il Pd mi rimborsi le spese elettorali”. In questo quadro di tensioni viene facile a Tonino Russo, ex deputato ed ex segretario regionale pubblicare su Facebook ciò che risulterebbero essere le prove che il Megafono stia diventando un partito parallelo: un modulo di iscrizione al Megafono con tanto di conto bancario su cui versare le quote. Ma il leader del Megafono prontamente risponde: “erano sostegni per la campagna elettorale, nessuna tessera!”.

Uno scontro duro che arriva proprio mentre in Sicilia il Pd è alle prese con una forte questione morale che vede due nomi eccellenti del partito, Genovese e Rinaldi, indagati in un’inchiesta sulle gestioni dei corsi di formazione professionale e la moglie di Genovese è agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato e truffa. Ma la disputa fra il Megafono e il Pd non è territoriale, è espressione di qualcosa che può avvenire a livello nazionale, non si gioca la partita di Crocetta ma il futuro del partito.

© Riproduzione Riservata

Commenti