Con la cultura si mangia o si muore di fame? Analisi delle possibilità della cultura al di là del mero sapere

Da quando Tremonti ha detto che con la cultura non si mangia non rimane che prendere atto del fatto che evidentemente la nostra classe politica ha deciso tra le tante cose di ignorare completamente gli articoli della costituzione, visto che il nono dei principi fondanti recita chiaramente: ”La repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”. E lo ignorano deliberatamente perché non oso credere che non l’abbiano letta almeno per somme righe, o che non abbiano mai visto una delle esilaranti quanto serissime serate di Benigni o che addirittura non ne comprendano il valore, nonostante i dati riportino che le aziende che puntano sulla qualità e lo sviluppo della cultura dimostrino una certa tenuta al di là della crisi.

Il settore turistico che dovrebbe intrecciare le proprie dinamiche con il secondo comma dell’articolo nove, cioè tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione, sempre per l’immobilità classica di chi dovrebbe legiferare, non riesce invece a decollare come dovrebbe e a rappresentare il naturale incremento economico mentre altri paesi lo trasformano in un volano straordinario per gli altri settori. Ho dovuto notare fin da ragazzo che in Germania ad esempio, illuminando ad arte quattro pietre e tenendo puliti i resti di un castello, sono in grado di trasformarlo in un sito archeologico, mentre qui da noi, e parlo di Nocera Inferiore, la città da dove scrivo, siamo capaci di far tornare a casa delusi un gruppo di francesi, perché hanno trovato chiuso il museo cittadino in una domenica della famosa iniziativa “porte aperte”. Per non parlare poi ancora del degrado in cui versa uno dei siti archeologici più importanti del mondo, quello di Pompei, mentre una massa di giovani laureati in archeologia e tanti tecnici, anche preparati, gironzolano con le mani in tasca in cerca di occupazione.

La cultura è il complesso di cognizioni, di conoscenze che caratterizzano un individuo e l’insieme di competenze e tradizioni scientifiche, letterarie, storiche, filosofiche, e artistiche di un popolo. Ma tanti non comprendendo precisamente cosa rappresenta continuano a chiedersi: a cosa serve? Giusto per non complicare le cose non posso che affidarmi al grande critico, storico e letterato, ma anche, guarda un po’, ministro dell’istruzione ai tempi, Francesco De Sanctis, di cui è abbastanza nota una frase: “Proprio della cultura è suscitare nuove idee e bisogni meno materiali, formare una classe di cittadini più educata e civile”.

Al di là del fatto che i bisogni meno materiali di cui parla lasciano intravedere subito la sua cultura filosofica, aprendo il campo a discorsi che si avviano lungo il crinale avventuroso dello sviluppo metafisico dell’uomo e dello spirito, la cosa più importante è la proprietà di suscitare nuove idee e “allargare” qualitativamente l’idea di civiltà, particolare che già ne farebbe qualcosa di irrinunciabile.

Ma serve a tante altre cose, ed anche a mangiare. E si mangia anche bene, proprio perché anche l’arte culinaria che si è sviluppata, ed è in continuo rinnovamento a tutte le latitudini, è una forma culturale che tutti comprendono con semplicità come la musica.

Soprattutto serve a sopravvivere, tanto che credo il primo gesto culturale della preistoria sia stato quello di adattarsi al gruppo sociale, perché era evidente che cacciare insieme ad altri era più produttivo, donde la nascita dei linguaggi che facilitavano la comprensione.

Il mito dei miti riferito al linguaggio, quello della torre di Babele, con la confusione delle lingue e le relative difficoltà di intendimento, ci avvertono credo di cosa può voler dire fare a meno della cultura. La scrittura poi, il tramandare e diffondere quello che sappiamo, asseconda una delle caratteristiche principali della cultura, cioè quella di avere la coda lunga, anzi lunghissima.

Facendo un parallelo tra la cultura e la cosiddetta “teoria della coda lunga” ci rendiamo conto che le conoscenze che arricchiscono il bagaglio umano, e ne facilitano la vita, portando una elevazione anche spirituale, sono idee che nei primi tempi si inscrivono in quella parte del grafico delle novità del genio umano che diventano subito di dominio generale, e fanno diventare quell’idea la più importante del momento; poi con il tempo si va a sistemare in una zona dove perde l’aura di novità, ma rimane accessibile a tutti e continua per sempre ad alimentare il benessere e la crescita dell’uomo. Basti pensare all’invenzione della ruota che ha fatto fare un balzo straordinario dall’archetipo del trascinare, applicato alla slitta, all’archetipo della rotazione, applicato alla ruota.

Dal momento in cui un anima felice ha pensato di mettere in pratica questo principio per alleggerire le fatiche umane, non ha mai smesso di “funzionare” nel fornire spunti risolutivi e soluzioni per il movimento e la trasmissione di esso, visto che troviamo la presenza di ruote e rotelle anche all’interno di un computer, che è il simbolo del risparmio energetico. Anche la moda, che pure rappresenta una forma di cultura, non fa che riferirsi all’arcaico principio di protezione e di sussistenza che deve essere balenato al primo uomo che ha pensato di usare la pelliccia di chissà quale animale per proteggersi dal freddo.

La cultura ha la coda lunga, talmente lunga, che nonostante il passare dei secoli, ancora ci si rivolge per una sana catarsi allo studio di emozioni e sentimenti sviscerati ed amplificati nella tragedia greca, che a ben vedere non sono mutati di molto, anzi nei tratti generali sono del tutto simili. È un’altra maniera per dire che siamo nani sulle spalle di giganti. Ma il vero gigante rimane proprio lo spirito umano. Quello elevato chiaramente, non quello devastato lungo i secoli in cui ci hanno convinto che ci si debba prostrare al dio denaro e al suo servo ignobile, il dio del potere e della sopraffazione dell’altro. Un po’ come ha fatto la politica calandosi le braghe per abdicare alla finanza.

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