Farmaci fitoterapici: un piccolo vademecum per conoscere meglio questi medicinali di origine vegetale. E sapere se sono sicuri


Capita spesso di pensare che una cura o un rimedio “facciano bene” solo perché definiti “naturali“. Ma non è così perché anche in natura ci sono veleni potentissimi e gli estratti delle piante possono interagire negativamente con alcuni farmaci o terapie. Ecco allora, qualche indicazione utile su questi prodotti per la salute.

Le principali tipologie dei fitoterapici, medicinali di origine vegetale che contengono estratti di piante, sono quattro:

Farmaci etici. Sono a base di piante, ma si tratta di farmaci a tutti gli effetti. Hanno ricevuto un’autorizzazione ministeriale all’immissione in commercio e necessitano di ricetta medica.

OTC (dall’inglese “over the counter”). Sono farmaci da automedicazione, cosiddetti “da banco”. Possono essere esposti al pubblico e possono essere pubblicizzati. Questa categoria di farmaci è senza obbligo di prescrizione.

SOP (Senza Obbligo di Prescrizione) Hanno caratteristiche comuni ai farmaci OTC, ma non si possono esporre. Si vendono liberamente ma non vanno tenuti sul banco ed esposti perché possono essere espressamente consigliati dal farmacista, ma non pubblicizzati.

Rimedi di medicina tradizionale. Derivano da discipline che hanno una storia antica, con profonde radici culturali, che precedono la medicina ufficiale contemporanea. Si va dalla tradizionale cinese, a quella indiana (ayurvedica), ma sono moltissime le tradizioni mediche che vantano una storia addirittura millenaria.

Esiste inoltre una categoria di farmaci non definita da una tipologia specifica, che converge nel mondo degli integratori; prodotti erboristici che non hanno ricevuto un’autorizzazione ministeriale all’immissione in commercio, perciò molto meno tutelati e sicuri. Per questa tipologia di farmaci vale la legge “silenzio-assenso”; se la presentazione del farmaco al Ministero della Salute non riceve risposta entro 60 giorni, diventa automaticamente vendibile.

Spesso i fitoterapici non hanno foglietto illustrativo, perché non possono essere loro attribuiti specifiche capacità terapeutiche, ma in quel caso è molto importante che non manchi la lista dei componenti, in italiano ma anche in latino.

Nella fitoterapia per ogni pianta ci sono diverse varietà e solo la dicitura in latino permette di identificare con precisione di quale si tratti. Se si acquistano farmaci esteri, che riportano i componenti in altre lingue non conosciute (dal cinese ai dialetti indù) bisogna esigere sempre una traduzione, importante anche per capire se ci sono controindicazioni all’uso.

Attenzione poi alle vendite on-line. Questo non soltanto per individuare con precisione i componenti, ma anche per tutelarsi rispetto alla filiera produttiva ed alla conservazione, elementi estremamente importanti per mantenere gli effetti benefici dei componenti stessi.

Chi si avvicina alla medicina naturale deve comunque tenere in conto che introduce nell’organismo una sostanza estranea al corpo, potenzialmente incompatibile, e che magari può interagire negativamente con altri farmaci assunti. Un esempio?

Il consumo di glucomannano. Un tubero con proprietà ipoglicemizzanti e lassative che viene molto usato nelle diete dimagranti. Questa sostanza, però, diminuisce l’assorbimento di alcuni principi attivi e assunta in concomitanza con la pillola anticoncezionale, ne diminuisce l’effetto fino a renderla del tutto inefficace. Per evitare questi e altri rischi il consiglio è sempre quello di non fare di testa propria.

[Fonte: wisesociety]

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