Lo sceneggiatore, scrittore, e drammaturgo con l’occhio di Omero

Sarebbe più bello celebrare il momento della nascita dei geni e degli artisti, che il triste momento della morte. Ma la cosa è tecnicamente impossibile, in quanto al di là di ogni oroscopo e di ogni disciplina che vanti possibilità divinatorie, sapere in partenza quale sarà il percorso di un individuo per fortuna ci è del tutto precluso. Il giorno in cui una persona si separa da questa bellissima avventura della vita, invece si può tranquillamente tirare un bilancio, basato sulle opere, sui fatti concreti e sui risultati più o meno brillanti.

Nel caso di Vincenzo Cerami facendo una rapida scorsa di quella che è stata la sua vita e la sua carriera professionale, non si può che spendere parole eleganti e leggere come la sua maniera di scrivere, e apprezzare il fatto che tutto sembra brillare di una luce che mai acceca ma dona sempre una chiarezza di visibilità e di verità.

Avevo saputo da amici che era malato da tempo. Lui e la sua famiglia vivevano con serenità e discrezione questo momento, sempre lontani dai riflettori, e non è trapelato nulla del disagio della sua malattia se non attraverso le parole dei suoi grandi amici il mese scorso, quando Roberto Benigni, andò a ritirare il Davide di Donatello speciale alla carriera del grande scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano, insieme a Nicola Piovani, dicendo semplicemente che non poteva essere presente, ha avuto parole molto toccanti per ringraziare un amico , e un professionista, il cui incontro ha considerato un grande regalo “che qualcuno mi ha fatto e non so chi sia” .
Difficile dire se fosse più conosciuto per avere scritto “Un borghese piccolo piccolo” dal quale poi fu tratto uno dei film della storia del cinema italiano, o per avere sceneggiato “ La vita è bella” insieme a Benigni. La sua lunga carriera artistica si è mossa negli anni attraverso le generazioni ed i generi.

Armato di una notevole vena ironica, come sceneggiatore era capace di metterla al servizio di film più “leggeri” come quelli di Antonio Albanese, Francesco Nuti, Giovanni Veronesi, così come di pellicole decisamente più impegnate come quelle di Monicelli, Scola, Benigni, Amelio e Bellocchio.

Era un artista capace di spaziare in lungo e in largo sulla superficie e anche nelle profondità dell’umano e la sua attività di narratore si muoveva con semplicità dal romanzo alle opere teatrali, o di puro utilizzo della fantasia.
Sono certo avrebbe sceneggiato anche meglio Mary Poppins di Walt disney perché la fantasia era una delle doti a lui più congeniali, come scoprì il suo professore alle scuole medie, Pier Paolo Pasolini, dando inizio alla stura di quelle emozioni con le quali a tanti ha insegnato a far battere il cuore. L’ ipersensibile Pasolini, sfidando quella timidezza di cui pudicamente raccontava la madre, tirò fuori la prima parola magica, il primo “supercalifragilistichespiralidoso”, di quel ragazzo che poi avrebbe riscritto la sintassi della sceneggiatura italiana, partendo dalla semplicità di un ”tema libero”.

Dei suoi romanzi, dei suoi film, delle sue opere teatrali in questi giorni saranno pieni i giornali e le televisioni, come è giusto che sia per ricordare il suo acuto e vivace spirito di osservatore del mondo.
Ho letto diversi dei suoi libri, ma l’ultimo è un dono di mio figlio che lo ha conosciuto a scuola: Vincenzo Cerami racconta l’odissea. Qui riesce a rileggere la musica dei versi di Omero usando da una parte la parola del romanziere, ma utilizzando l’occhio del regista e della telecamera; passando dai discorsi diretti a quelli indiretti, da puro osservatore acritico, quasi un testimone muto, lontanissimo dalle emozioni scavate con “Un borghese piccolo piccolo”, per raccontare un’opera eterna e renderla più accattivante per i ragazzi.

E lo fa con la semplicità di un grande romanziere ed il rigore di uno sceneggiatore prestato dall’ arte al cinema. E nessuno era più indicato di lui. Perché se non si fosse chiamato Vincenzo forse si sarebbe dovuto chiamare Omero, perché anche lui entra di diritto nella categoria dei poeti che, essendo “ coloro che non vedono”, allenano la capacità di vedere ben altro, di guardare più lontano, con una profondità di sguardo che è ampliata dalla sensibilità e dalla cultura.

Vincenzo Cerami, ha lavorato con la cultura e per la cultura , e si è sempre attivato per la sua difesa, come ha testimoniato la lettera accorata, letta per lui dalla figlia Aisha, al cospetto del presidente della repubblica, all’ultimo David di Donatello. Un grazie infinito e il nostro saluto ammirato a questo cantore che libero e con vivo ingegno ha guardato e narrato la realtà e la fantasia.

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