Con le elezioni politiche nel cuore degli italiani si era accesa una speranza di rinnovamento della politica italiana. Questa speranza è stata purtroppo delusa dalla logica parlamentare e da un compromesso tra la “sinistra” e la “destra”. Siamo di nuovo nella palude e questa volta non sappiamo quando ne usciremo. Che fare? Per quanto tempo la politica potrà ancora rinviare soluzioni serie al dramma delle famiglie che non arrivano a fine mese e dei giovani senza lavoro?

Le elezioni politiche dovevano sancire il rinnovamento della politica italiana, che è invece  come tutti noi amaramente abbiamo constatato piombata in una palude, da cui non ci sembra verso di uscire.

Il governo Letta ci tiene a galla, fa affiorare a tratti lampi nell’ombra, ma la realtà è sempre la stessa. Non c’è stato alcun rinnovamento. A governarci è sempre la stessa maggioranza ed il paese è retto da un’ “oligarchia”, apparentemente votata dal popolo, che utilizzando i meccanismi della prassi parlamentare fa il bello ed il cattivo tempo.

Siamo in mezzo a due fuochi. Da una parte c’è una classe politica totalmente incapace di programmare il futuro ed inchiodata a interessi personali e consolidati da difendere; dall’altra c’è un eccesso di idealismo fine a stesso che ha portato i grillini a perdersi nell’oziosa questione della diaria.

Ci vorrebbe, ma purtroppo manca, un sano pragmatismo, quella rara capacità di mettere a fuoco le questioni principali e di agire con senso della realtà, ed allo stesso tempo con una lucida visione del futuro.

Per il povero cittadino italiano il parlamento appare un calderone, in cui c’è un po’ di tutto, ma non politici di spessore e di talento che possano rilanciare il paese.

Letta cerca di fare del suo  meglio, non manca certo di doti di mediazione, si sta giocando una partita difficile, sembra più concreto di Bersani e Renzi, ma l’apparato su cui si regge la sua azione politica è così fragile ed allo stesso tempo così avvinghiato nella ferma volontà di alcuni gruppi politici di difendere il proprio potere che è impossibile che egli riesca a mettere mano ai problemi veri del paese.

Il lavoro, la scuola, lo sviluppo economico, il sostegno alle famiglie ed alle imprese divorate dalla crisi continuano a non essere se non in maniera retorica e vuota i problemi anche di questa maggioranza.

Tanto ci sarebbe da fare, ma sembra che le azioni concrete siano rimandate ad un’altra stagione, ancora da venire.  Insomma sembra proprio che non ci sia modo di uscire da questo tunnel, in cui il problema di sempre è la giustizia o meglio come imbrigliare l’azione dei magistrati ed in cui non c’è vera dialettica politica ed in cui mancano idee ed una vera e sostanziale azione riformatrice dello stato.

Lo stesso tema delle riforme sembra essere funzionale solo ad una retorica vuota, ma nulla si fa per intervenire per ridurre le tasse sui salari, che già di per sé darebbe una boccata di ossigeno ai lavoratori dipendenti e potrebbe contribuire a favorire una lieve, ma pur sempre importante, ripresa dei consumi.

Che fare, dunque? È una domanda che in questi giorni tutti noi ci dobbiamo porre. E la tentazione, a cominciare da chi scrive, è quella di chiudersi nel proprio guscio, di pensare che la politica sia qualcosa di “sporco”, che il nostro declino sia inarrestabile, che tutto sia già fatalmente deciso, che noi non possiamo fare niente, che insomma dobbiamo aspettare che questo momento passi, ecc.

Noi non crediamo che sia così. Noi crediamo fermamente nella possibilità di un cambiamento, che è possibile nella misura in cui gli italiani si assumano le loro responsabilità e ricomincino ad interessarsi della cosa pubblica.

Dopo le elezioni politiche è calato un silenzio che non fa bene alla vita pubblica di questo paese. È subentrata una sorta di sfiducia, di rassegnazione, una resa che non ci aiuta ad uscire da questo stato di cose.

Dobbiamo avere il coraggio di rialzarci, di riprenderci quello spazio di azione che ci è stato negato e di ritornare in piazza. Dobbiamo far sentire  la nostra voce. Siamo – diciamocela tutta! – un popolo che partecipa poco alla vita politica e sociale e ci sono fasce sociali a cui nulla interessa della vita pubblica.

Vivono alla giornata, delegano gli altri, preferiscono stare a guardare e pensano che nulla possa cambiare. Se vogliamo che in questo paese qualcosa veramente cambi dobbiamo convincere anche questi italiani che una svolta è necessaria. Dobbiamo convincerli a impegnarsi, a scendere pacificamente  in piazza, a votare con coscienza per dare un futuro diverso alle nuove generazioni.

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