Matteo Renzi, l’attuale sindaco di Firenze, è una figura contraddittoria. Per alcuni è un politico di vecchio stampo, berlusconiano nello stile, che passa più tempo in televisione che ad occuparsi della sua città, senza una visione del futuro e che ha ridotto Firenze a “città vetrina”. Per altri rappresenta il nuovo, l’alternativa in una sinistra di vecchio stampo e imbrigliata in vecchie logiche

Nella palude stigia della politica italiana, spicca tra le altre figure quella di Matteo Renzi, sindaco di Firenze. Figura controversa, che dovrebbe rappresentare la nuova politica che si contrappone a quella vecchia e che si era proposto di rottamare molti dei suoi compagni di partito.

Su Matteo Renzi diversi e spesso contraddittori sono i giudizi. C’è a chi piace, in quanto è un buon comunicatore ed un po’ rappresenta una sorta di Berlusconi della sinistra; c’è a chi ovviamente non piace in quanto molti in lui vedono i segni del malcostume della vecchia e nuova classe politica italiana, che punta a fare immagine, a conquistare consensi, ad essere sempre presente in televisione, ma nel concreto nulla fa di concreto per il bene del paese.

Se c’è chi vede in lui il segno del cambiamento, c’è invece non lo reputa neanche un buon amministratore della stessa città di cui è il sindaco, dove molte sue scelte provocano aspre critiche tra gli stessi fiorentini, che lo accusano di aver ridotto la grande Firenze ad una “città vetrina”.

Emblematico è stato infatti un episodio accaduto in città sabato 29 giugno. Il comune ha infatti affittato “Ponte Vecchio” per una manifestazione della Ferrari. Ma ancora più clamorosa è stata la scoperta ad opera di due consiglieri dell’opposizione (Tommaso Grassi e Ornella De Zordo) che il permesso era stato dato due giorni dopo, cioè il primo luglio. È un caso o si tratta di una scena di vecchia politica? Ai lettori l’ardua sentenza! Secondo Pierfranco Pellizzetti del “Il Fatto Quotidiano” chi giudica Matteo Renzi il nuovo commette un grandissimo errore.

Infatti scrive, «Giorni scorsi, in questo blog  molti commentatori mi hanno accusato di non capire le straordinarie doti innovative di Matteo Renzi, politico ipermoderno (qualcuno ha persino buttato là “europeo”: svedese?).

Nel frattempo  – come una nemesi- è arrivata a smentire apologeti e tifosi fanatici la “Ferrari Cavalcade”; ossia la vicenda grottesca del Ponte Vecchio di Firenze chiuso al passeggio e affittato alla casa di Maranello per le sue azioni promo pubblicitarie.

E non si entra nel merito del balletto di cifre sciorinate dal sindaco sull’evento: 120 mila euro ( ma qualcuno insinua persino meno di 2.500), un ritorno d’immagine valutato alla Signor Bonaventura nel classico “milione”.

Il tema- semmai- è il modello culturale che si esprime con tale scelta amministrativa così strombazzata, ricordando che già Silvio Berlusconi aveva scomodato il “cavallino rampante” quando- da premier- anni fa illustrò in conferenza stampa le strategie manageriali con cui avrebbe affrontato e risolto l’ennesima crisi della FIAT: vendere un po’ di Panda rinominandole “Ferrari junior” (Il Fatto Quotidiano, 10 luglio 2013»

Dare un giudizio su questa come su tante altre vicende è difficile. Molti commercianti fiorentini hanno denunciato sul “Corriere fiorentino” il disagio provocato dalla scelta del sindaco, ma anche la gestione del patrimonio dello stato come un bene personale, come qualcosa di privato.

Altri invece hanno plaudito alla sua scelta e l’hanno giudicata una bellissima iniziativa. Polemiche sono divampate anche infatti in occasione della sua visita giovedì alla Merkel.

C’è chi tra le righe ha malignato asserendo che tale viaggio è finalizzato ad ottenere l’investitura della Germania e poi degli altri leader europei alla segreteria del PD.  Insomma Grillo ha colto l’occasione per far notare che ancora una volta la politica italiana è asservita agli interessi tedeschi.

Ma il suo  incontro berlinese ha scatenato le ire anche di Letta e dei suoi compagni di partito. La sua è sembrata infatti un’azione poco cortese nei riguardi del Presidente del Consiglio  e come  una delegittimazione dello stesso  ed allo stesso tempo un accreditamento alla segreteria del PD e in futuro alla poltrona di Palazzo Chigi.

Insomma sembra che il perno della politica di Matteo Renzi sia più che su contenuti e programmi su colpi di scena mediatici. È vecchia o nuova politica? È visione del futuro o ancora una volta un affondo in un baratro senza fondo? È difficile dirlo. Certo è però che dal nuovo ci si aspetterebbe  molto di meglio!

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