I religiosi sono stati trovati positivi al controllo delle urine mentre un abate è accusato di traffico di stupefacenti


Una nuova bufera si è abbattuta sui monaci buddisti thailandesi dopo gli scandali delle settimane passate che hanno scatenato un dibattito acceso nel paese orientale sulla deriva degli stili di vita dei religiosi. Questa volta non si tratta però di abiti di lusso o jet privati e nemmeno di gioco d’azzardo e libertinismo di cui sono stati protagonisti alcuni monaci “arancioni” nei gironi scorsi, ma di un caso di droga. Le autorità buddiste thailandesi, infatti, hanno sospeso oltre trenta monaci di una provincia occidentale del Paese orientale colpevoli di aver utilizzato droghe illegali. La rivelazione è arrivata oggi da parte di un funzionario governativo thailandese.

Positivi alle metamfetamine – Nel dettaglio, il provvedimento di sospensione delle autorità religiose buddiste riguarderebbe tra gli altri anche un abate, accusato di traffico di stupefacenti. La decisione è arrivata a seguito di alcune indagini sull’uso di droga tra i monaci che ha portato alla scoperta di oltre trenta casi di monaci buddisti di diversi monasteri nella provincia di Saraburi che facevano uso di droga. I monaci sospesi erano risultati positivi al test delle urine, in particolare si è scoperto che facevano uso di metamfetamine. Ora potranno essere riammessi solo se riusciranno a disintossicarsi.

[Fonte: fanpage]

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