Egitto, esplode la rabbia degli egiziani 660x330

Il 30 giugno 2013, aumentando la tensione tra il governo e le forze d’opposizione, gli egiziani hanno deciso di organizzare grandissime manifestazioni per chiedere le dimissioni del presidente Mohamed Morsi e le elezioni anticipate.

Durante le proteste, milioni di persone hanno firmato una petizione per l’esponente dei Fratelli musulmani, con  l’avvertimento da parte dell’esercito di intervenire in caso di rivolte violente. Il giorno dopo, il capo delle forze armate, il generale Abdel Fatah al Sisi ha concesso 48 ore di tempo ai partiti per dare una risposta alle richieste del popolo, altrimenti avrebbe avviato una “road map”per uscire dalla crisi, annuncio tra l’altro che avrebbe fatto temere un colpo di stato, ottenendo nella stessa giornata le dimissioni di cinque ministri insieme ai portavoce della presidenza del governo.

Il 2 luglio Morsi aveva risposto all’esercito dicendosi pronto a sacrificare la vita per preservare la legittimità della sua elezione. Nonostante, il patto della fratellanza musulmana in cui Morsi si era impegnato a fare il presidente per almeno quattro anni per difendenre la democrazia, i manifestanti, sostenevano di averlo eletto per le sue promesse, non mantenute, nel perseguire gli obiettivi della rivoluzione. Scrive the National :”Il 21 marzo i Fratelli musulmani avevano manifestato al Cairo appoggiando Morsi.

Il governo è sotto accusa anche per l’uccisione di quattro sciiti il 23 giugno a Giza”. Dalle piazze Roxy a Tahir, in tutto l’Egitto, in tutte le città, le strade erano piene di manifestanti, uniti per chiedere le dimissioni di Morsi, ma tali manifestanti si ritrovano con compagnie a volte non gradite come l’ex capo delle forze di sicurezza che guidava una sua manifestazione, la polizia che manifestava in uniforme, gli uomini che li avevano attaccati nel 2011 si muovevano tra loro a piazza Tahir.

Gli egiziani contunano ad essere fiduciosi e a credere che l’esercito sia dalla loro parte. Il timore dei rivoluzionari è la continuazione di politiche simili all’era Mubarak, è necessario quindi un radicale cambiamento che secondo il popolo può avvenire liberandosi di Morsi. La campagna Tamarod ha portato in piazza milioni di persone e Morsi ha scelto di opporsi a Tale campagna.

Sui graffiti del palazzo presidenziale è riportato:” La legitimità delle vostre urne è stata cancellata dalle bare dei nostri martiri”. Il 3 luglio 2013 alla scadenza delle 48 ore, i militari  sono entrati nella sede della TV di stato e hanno mandato nelle strade del Cairo i mezzi blindati per evitare scontri tra sostenitori e oppositori di Morsi, al Cairo i manifestanti hanno preso di mira il palazzo presidenziale e la sede del partito libertà e giustizia dei Fratelli musulmani, nei giorni successivi sono scesi anche in piazza i sostenitori di Morsi.

Le manifestazioni sono state organizzate dal gruppo Tamarod (Ribelle ), che ha raccolto 22 milioni di firme richiedendo le dimissioni del presidente Morsi.

Nelle violenze scoppiate sono morte 47 persone in una settimana. Ma quante violenze dovrà subire un’intera popolazione per i propri diritti?

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