Crisi o non crisi – al seguito degli USA, di Israele e della Nato – l’Italia si sta riarmando alla grande per condurre altre guerre di aggressione contro popoli e Paesi che dovrebbero e potrebbero esserci amici

Dopo la cinica follia degli F-35 (14 miliardi di euro), altri 20 miliardi di euro/anno andranno per 12 incrociatori, sommergibili, elicotteri, fregate e blindati (“La notizia” 9/7/013). Sul nostro territorio ospitiamo 70 bombe atomiche USA B-61 e basi militari USA-Nato, da dove possono partire cacciabombardieri e droni (aerei senza piloti) d’attacco, muniti di testate nucleari. Ma la roccaforte bellica più consistente e tecnologia sta sorgendo in Sicilia, dove le manovre militari e il traffico di caccia e droni sta portando rischi crescenti al traffico civile.

Le basi USA-Nato in Sicilia sono a Sigonella – la più potente base aereonavale nucleare del Mediterraneo, dove sono arrivati altri 500 marines di rinforzo – a Comiso e a Lentini. A Niscemi si trova la grande base radar e di guida elettromagnetica MUOS (Mobile User Objective System). Si tratta di stazioni ad elevata potenza e.m. che producono effetti nocivi da elettrosmog sulla popolazione locale, che sta infatti manifestando da tempo contro la base (movimento anti-MUOS).

A Sigonella vi è anche un grande consumo di risorse idriche (circa 957 ml di litri d’acqua/anno), che vengono sottratte al fabbisogno degli abitanti e della irrigazione agricola. In teoria, la sicurezza delle aree interessate dovrebbe essere garantita dal governo italiano, ma non è così, perché la base è totalmente USA.

Una ricerca approfondita delle installazioni e delle manovre USA-Nato in Sicilia è stata condotta, a più riprese, dal giornalista Antonio Mazzeo, che ha prodotto scritti e video sul tema, largamente ignorati
da giornali e TV (http://antoniomazzeoblog.blogspot. it).

I siciliani vivono quotidianamente rumorosi voli di esercitazione degli aerei militari USA, con o senza piloti. Tra i primi, i velivoli di ultima generazione “Osprey”- convertiplani, metà aerei e metà elicotteri, che volano a bassa quota e fanno molto rumore: voleranno in Sicilia per tutta l’estate. Sono in grado di trasportare una ventina di soldati completamente equipaggiati, per guerre di aggressione in Africa.

Non solo voli aerei, anche lanci di paracadutisti e finti combattimenti. Le zone interessate – Vittoria, Sigo – nella Ragusa, Catania (Caltagirone), Agrigento (valle dei templi) – sono off limits periodici per i civili. Grandi manovre –Egadi 2013 – anche nell’isola minore di Favignana. Nelle aree interdette si svolgono esercitazioni con bombe e mine. Disposizioni militari scritte confermano che, da oltre 2 anni, le Autorità di controllo hanno imposto la sospensione di procedure standard nella fasi di accesso, partenze ed arrivi di aerei civili negli aeroporti di Catania e di Trapani, a causa delle attività militari dei droni.

Le restrizioni ed i rischi maggiori riguardano l’aeroporto di Catania-Fontanarossa, il terzo più grande in Italia per volume-passeggeri. Qui le “restrizioni” e i “ritardi” generati dai droni sono sempre più pesanti e frequenti. La vicenda più eclatante risale al 22 marzo u.s., quando l’intenso movimento di aerei ,con e senza pilota nella base militare di Sigonella, ha comportato la chiusura per un’ora e 15 minuti di Fontanarossa e il conseguente dirottamento su Palermo-Punta Raisi di due aerei , già in fase di atterraggio su Catania.
Credo che si possa tranquillamente concludere che lo Stato e i cittadini italiani hanno ormai perso ogni sovranità, civile e militare, in Sicilia (ma anche in altre zone del Paese).
E’ superfluo aggiungere che la grande maggioranza dei cittadini ignora questa realtà e le tante manifestazioni popolari, nazionali e locali, che si tengono contro la follia militarista USA-Nato.

Settanta anni fa (10/7/1943), truppe alleate, mafia, servizi segreti USA, sbarcarono in Sicilia. Ne seguirono manovre per staccare la Sicilia dall’Italia e farne una roccaforte bellica USA. Il disegno, che non riuscì allora, può dirsi largamente completato oggi. L’isola è oggi una base logistica supertecnologica per manovre militari e per guerre di aggressione in Nord-Africa e Medio Oriente.

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