Loro Piana, un altro pezzo d’Italia se ne va. Sempre più aziende vendono all’estero alienando tradizioni e possibili posti di lavoro

Pochi giorni fa leggo dai giornali la notizia che la Loro Piana, passa al gruppo francese Lvmh. Altro gruppo del lusso internazionale che apre i confini all’azienda di famiglia, nonostante le passate dichiarazioni di indipendenza, ma è l’ennesimo chiaro segnale che il sistema Italia è sconfitto. E me ne prendo l’infinitesima parte di responsabilità che mi tocca, come a tutti gli italiani, ma è meglio guardare in faccia la realtà. Il made in Italy invero non è mai stato in crisi, nel senso che la creatività degli Italici continua a resistere nonostante i tempi, ma il fatto stesso che sia usato il termine inglese ci fa capire che la globalizzazione non guarda in faccia a nessuno. E abbraccia tutti gli ambiti umani come ci ricorda il papa da Lampedusa, portando a tutti con equanime risultato soprattutto i danni. Il prodotto italiano da tempo non è più tale, cioè non viene fatto qui da noi completamente. Posso testimoniarlo in prima persona per quello che era il settore che prima frequentavo per lavoro, il settore orafo. Oggi nessuna delle aziende meridionali, realizza tutto in casa propria e tanti mandano all’estero intere collezioni di gioielli da incastonare per spuntare prezzi migliori, che la manodopera orientale garantisce. Di certo non per fare un lavoro migliore, ma solo per guadagnare di più. Difatti per legge se qualcuno delocalizzasse sulla luna, purché il marchio sia Italiano, sarebbe tutto normale, anche se nel caso specifico i seleniani godrebbero dei benefici del lavoro, e nel caso pure il direttore artistico fosse un seleniano, e le idee cambiassero, il marchio non ne risentirebbe.

È necessaria dunque una nuova allocuzione: Invented in Italy. E realizzato chissà dove.

Certo i Loro Piana hanno dichiarato che ”con i capitali francesi ci saranno più posti di lavoro”, e da questo punto di vista non ci rimane che stare a guardare, ma il problema non è delle singole aziende ma dell’intero sistema produttivo, che deve lottare contro l’inefficienza degli ultimi governi e contro una concorrenza sleale per la corsa a chi vende a prezzi più competitivi.

Concorrenza sleale resa legale dal nostro sistema politico. Fatto in Italia non voleva dire che era stato inventato, ma anche accuratamente eseguito da artigiani italiani? Certo mi si dirà, ma l’artigianato è una cosa che si insegna e tutti possono imparare, anche meglio degli italiani. Come anche per la genialità, io aggiungerei, però il costo dell’operaio italiano, pare essere più elevato degli operai negli altri paesi. Ma siamo sicuri che siamo noi a costare troppo e non siano gli altri che costano poco, che cioè rinunciano ai principi fondamentali dell’umano?

O sono forse vere le idee di chi dice che in realtà lavoriamo troppo e non ce ne sarebbe affatto bisogno viste le ricchezza del pianeta, se non fosse che per soddisfare il desiderio malsano di ricchezza e potere di qualcuno?
I paesi occidentali ed europei dovrebbero imparare a vivere con meno soldi e pensare ad amare le persone e ad usare gli oggetti, invece di fare il contrario, cioè usare le persone e amare gli oggetti, tenendo ben presente che alla fine non possiamo possedere né gli uni né gli altri. In tutto il resto del mondo, dove adesso cominciano ad affermarsi i falsi principi del capitalismo liberista, hanno il diritto di vivere con molto di più, e non solo con più soldi, ma con più cultura, più amore, più tempo e più libertà.

Il discorso in fondo rimane sempre lo stesso. Al di là delle belle parole e dell’idea di democrazia, sono in pochi a decidere e tranne rari casi sono sempre quelli che detengono il potere dei soldi. Snellire la burocrazia, favorire il lavoro per impedire che le nostre aziende delocalizzino o vengano acquistate dagli stranieri, è una cosa che spaventa i nostri politici, perché sono prigionieri delle lobby, che a loro volta sono in mano a chi muove i grandi capitali. Gli spazi e i compensi che negli anni la casta si ritrova, li fanno vivere comodamente nell’immobilismo.

La nostra politica è colpevole, mi si perdoni il gioco di parole, perché noi siamo quelli degli innocenti. Quelli dei tubi s’intende; i famosi tubi innocenti brevettati da Ferdinando Innocenti. Lo stesso che progettò la lambretta. E già perché per anni con le idee e il genio italiano si è sempre posto riparo a tutte le contingenze negative, mentre ora anche la Fiat dopo aver succhiato linfa agli italiani. peggio di Alitalia, pare stia per eclissarsi. Gli artigiani, i creativi e gli industriali con tutti i loro lati negativi e le loro responsabilità, si danno da fare e i governi, tutti uguali, dormono.
Pezzi d’Italia che se ne vanno dunque e la Loro Piana è l’ultima azienda della lista. Oltretutto pare che da tempo studiassero il francese i quadri dirigenziali. Certo, i quadri dirigenziali, mica gli operai o le commesse, il che ci illumina sul fatto che forse, perdonatemi ancora il gioco di parole, da diversi mesi il loro piano era chiaro ai tipi di “ Loro Piana” . Staremo a vedere, ma il fatto che anche il formaggio “Bel paese” sia stato acquistato dall’estero mi sembra proprio una nemesi ironico-simbolica.

In realtà nella vecchia Europa le guerre normali non sono più possibili, per il momento, però è in atto un nuovo procedimento di conquista. Non si mandano missili né bombe batteriologiche, ma si conquistano quelli che oggi sono i nuovi centri di gestione del potere. I posti dove girano i soldi. Si tratta di un diverso tipo di acquisizione di territori e di potere.

Notizia dello stesso giorno anche l’Italia ha conquistato un pezzo straniero, la gloriosa Firenze per la precisione ha preso il centravanti e tutta la città impazzisce, dicevano alla radio. È l’Europa gente, è il mondo che cambia. Noi vendiamo un azienda alla Francia e tutti ci guadagnano, ma per primi i Loro Piana, mentre i tedeschi ci vendono un centravanti, e tutti ci guadagnano e per primi Rummenigge e Della Valle.

Siamo tutti felici e contenti. Certo la Loro Piano e i loro maglioncini di Kashmere, sono un pezzo importante del paese ma vuoi mettere con un pezzo come l’attaccante tedesco, il teutonico doc di nome Mario Gomez Garcia, che pare segnare anche quando dorme, e magari ci fa vincere la champions league?

© Riproduzione Riservata

Commenti