Mentre i vertici RAI contrattano gli esuberi dei dipendenti, appaltano 2 miliardi all’anno a caste e castette di regime. Lo rivela un dossier segreto inviato alla Commissione parlamentare di Vigilanza, con i nomi di 2400 società private di appalto. Non c’è bisogno di privatizzarla, la RAI sta già nelle mani di privati

Il cancro della lottizzazione partitica e privatistica della RAI servizio pubblico, mai cessata, produce danni a catena e di varia entità, del tutto simili a quelli dei monopolisti privati: propaganda disinformativa di regime, monopolio di giornalisti e politici, degrado di programmi e professionalità, clientelismo diffuso, sprechi, appalti costosi e ridondanti. Invece di sanzionare la lottizzazione come reato penale e costituzionale, organi di garanzia e politici, puntano a formalizzare la privatizzazione totale della RAI, usando come pretesto i danni prodotti appunto dalla loro lottizzazione impunita.

Il “Il Fatto Quotidiano” (versione cartacea) di domenica 7  luglio u.s., con il titolo di prima pagina “RAI, 2 miliardi di appalti-amici, fantasmi e berluscones”, dà notizia di un dossier segreto(?!)  inviato dal DG–RAI alla commissione parlamentare di vigilanza, dal quale risultano appalti esterni a 2400 fornitori, per un importo di 2 miliardi nel 2012.

Prima questione: perché mai gli appalti esterni di un servizio pubblico sono segreti, come quelli dei monopolisti privati, tipo Mediaset e Sky? La risposta è semplice: perché la RAI è già privatizzata. Seconda questione: perché la RAI tratta gli esuberi di lavoratori interni, mentre fornisce all’esterno appalti per 2 miliardi all’anno? Un premio a chi pone la domanda; un premio doppio a chi fornisce una risposta.

I dati scandalosi e i nomi dei beneficiari riportati dal quotidiano si riferiscono ad un giungla clientelare bi-partisan e mercantile, che rappresenta la vera regia di comando e di riferimento dell’azienda RAI, e non solo per il business commerciale, ma per la natura e la tipologia dei programmi prodotti.

Chi vuole, può leggere l’elenco parziale dei nomi e delle cifre erogate sul giornale citato. Un limone da spremere e da degradare da parte di una pletora di 2400 società esterne. Sono alcuni decenni che lavoratori interni, sfidando sanzioni e punizioni, e sindacati, denunciano, inutilmente, la piaga clientelare degli appalti esterni: essi privano l’azienda di legittimazione e lavoro interno qualificato. Ma invece di ridurre o eliminare la piaga, i vertici di turno puntano a gestire esuberi ed incentivi di basso costo.

Scandalosi anche i redditi ed i compensi elargiti ai 622 vertici RAI, di cui solo 86 ricevono uno stipendio annuo al disotto dei 100.000 euro. In gran parte si tratta di giornalisti e dirigenti molto discutibili. Invece che incentivare all’esodo lavoratori qualificati, in contratto collettivo, con stipendi da 30.000 euro, la dirigenza RAI dovrebbe liberarsi di tanti costosissimi dipendenti e collaboratori a contratto individuale. Ma costoro sono in larga parte lottizzati e protetti dai governanti e dai partiti che contano: costoro trovano molto comodo scaricare sull’azienda RAI i costi di coloro che sono stati, o sono, al loro servizio. A chi giova tutta questa infame eversione? Non ai cittadini-utenti, non ai lavoratori in CCL, non ai professionisti più qualificati che perdono lavoro, non alle ditte più valide che chiudono. Ma neppure alla immagine e alla credibilità della RAI, che si espone così agli assalti strumentali degli stessi lottizzatori che puntano a privatizzarla ed emarginarla, attaccando il “canone RAI”, la pubblicità, le reti di diffusione, i canali free che essa offre, il numero dei suoi dipendenti. Le accuse strumentali non distinguono lavoratori e giornalisti, stipendi e prebende clientelari, professionisti impegnati e lottizzati incapaci e assenteisti. Sparano nel mucchio, con il sostegno di giornalisti asserviti, producendo solo l’esodo dei migliori addetti.

E’ in sostanza il disegno P2 di Gelli, riferito appunto alla RAI di allora: “Dissolvere la RAI-TV in nome della libertà d’antenna, ex art.21 Costituzione”.

E’ superfluo specificare che gli art.21 e 43 della Costituzione sanciscono l’esatto contrario di ciò che i piduisti di ieri e di oggi sostengono strumentalmente. Lo confermano le decine di sentenze costituzionali univoche emesse sulla centralità del servizio pubblico e sui pluralismi di sistema. Lo conferma , in positivo, la realtà radiotelevisiva di tutti i Paesi europei; in negativo, la progettata chiusura della TV pubblica greca. Argomenti e dettati costituzionali che i nostri privatisti/monopolisti di oggi vogliono far dimenticare e ribaltare, in perfetta sintonia con la corrispondente eversione della nostra Carta costituzionale. Essi puntano ad omologare e manipolare il più importante strumento di conoscenza e di informazione di massa, che dovrebbe stare al servizio della sovranità popolare.

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