L’atleta è costretta a nuotare con un costume nero, un camicione e un foulard per rispettare le convenzioni del proprio Paese


La forza di volontà di Elham Asghari è superiore alle sue doti atletiche. La nuotatrice iraniana pur di non rinunciare alla sua passione e alla possibilità di registrare nuovi record, ha disegnato per se stessa un costume davvero particolare. Una muta da sub coperta da un camicione nero lunghissimo, con una cuffia e un foulard: un abbigliamento “tecnico” che stride in maniera quasi imbarazzante con i modernissimi costumi utilizzati dalle stelle del nuoto e che, una volta bagnato, può pesare anche più di 6 chili.

Un limite inevitabile per “rispettare” le convenzioni del suo Paese, l’Iran, in cui le donne possono utilizzare le piscine pubbliche solo in determinati giorni e in orari particolari con la possibilità di usufruire di apposite spiagge “femminili” dove ovviamente possono stare solamente se coperte integralmente senza far vedere le proprie forme.
La Asghari l’11 giugno ha messo a segno una vera e propria impresa, nuotando in mare aperto per ben 20 km al largo di Noshahr in meno di 6 ore. La trentaduenne però ha visto il suo primato non riconosciuto dalla Federazione perché, la mise già a dir poco castigata, sarebbe stata considerata comunque non consona.

Un video su Youtube per far conoscere la sua vicenda – A tal proposito, attraverso un video postato su Youtube, Elham ha deciso di “denunciare” il tutto: “C’erano sei ufficiali di gara a certificare la mia impresa. Nessuno aveva avuto da eccepire. Solo dopo, la Federazione ha ritoccato il record a 18 chilometri e poi deciso di non registrarlo. Il motivo? Hanno detto che non importa quanto islamico fosse il mio costume, che era comunque inaccettabile.
I miei 20 chilometri sono ostaggio di persone che non potrebbero nuotare nemmeno per 20 metri”. Non è la prima volta che la nuotatrice iraniana deve fare i conti con queste situazioni visto che nel 2008 ottenne il suo primo record nei 12 km dorso e due anni dopo rischiò persino di perdere la vita, quando fu investita da un’imbarcazione della polizia che tentava di fermarla durante la circumnavigazione dell’isola di Kish.

Attraverso le immagini, la campionessa iraniana che insegna nuoto alle ragazze e si tiene sempre aggiornata proprio grazie alla rete, ne ha approfittato per sfogarsi e far conoscere al mondo la sua storia nella speranza che il suo appello non resti inascoltato e i suoi record vengano riconosciuti: “Nessuno vorrebbe nuotare così. Ma non avevo scelta. Nuotare non può essere un privilegio maschile”. Un’occasione unica per ringraziare anche tutti coloro i quali continuano a dimostrarle stima e affetto, soprattutto per la sua capacità di non arrendersi mai dentro e fuori dall’acqua.

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Fonte: fanpage

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