Il racconto è la narrazione di un evento, il romanzo riesce a comunicare una visione del mondo. Ho pensato che possono quindi esistere dei romanzi brevi, anzi brevissimi capaci di comunicare una diversa visione del mondo e della vita. Dei romanzi che, in forma di gioco, ho chiamato Romanzi Bonsai

Ci sono giorni in cui le case del quartiere diventano come di cristallo e la loro trasparenza perfetta consente di “vedere” tutto quello che altrimenti risulterebbe invisibile.
Basta fissare i palazzi a lungo e, quando lo sguardo riesce a superare i muri, rivela tutto ciò che accade tra le pareti domestiche.
E’ uno spettacolo, riuscire a “vedere” uomini e donne tutti insieme nelle case, bambini e anziani compiere i loro itinerari domestici, formando una sorta di grande alveare all’interno del quale ognuno segue il filo invisibile del proprio destino, dei doveri, dei desideri e del riposo. C’è chi riordina la casa, chi si abbandona a un pianto solitario e sconsolato, chi frettolosamente cerca qualcosa, molti conversano, alcuni sembrano litigare, altri mangiano, un’anziana balla piroettando lentamente nel corridoio e nelle stanze vuote del suo appartamento.
E quando questo strano evento di trasparenza diviene possibile si rischia però di perdere di vista alcuni personaggi veramente particolari che in pratica vivono nella strada.
Jonny, un anziano che sa suonare meravigliosamente il sassofono. Suona a occhi chiusi, sorridendo. E’ arrivato in Italia alla fine della guerra. Guidava la Jeep del generale Patton. Si è innamorato di Roma e non ha più voluto tornare negli Stati Uniti. Ha ricevuto offerte da tutte le più importanti sale musicali di Roma, d’Europa e del Mondo, ma dice di essere affezionato alla conchiglia che offre per raccogliere le monete. I passanti si fermano volentieri, vista la sua eccezionale bravura. Ora ha superato gli ottant’anni, ma suona col vigore di un adolescente.
Poi nel quartiere c’è un finto frate con un saio, comprato su qualche bancarella, residuo di qualche vecchio film di cappa e spada, color marrone sbiadito. Il finto frate è l’obbiettivo prediletto delle vecchiette che sostano a lungo di fronte a lui per offrirgli qualche moneta.
La nonna dell’edicolante ogni mattina, quando arriva, sussurra: “Padre, le do un euro, mi benedica la giornata”. E il frate burlone la benedice.
Infine, ultimamente, tre ragazzi col loro tavolino e un registro, sul quale chiedono di apporre una firma contro la droga. Naturalmente ogni passante viene invitato a fare l’offerta per una presunta Associazione Nazionale Antidroga e non saprà mai il destino della propria offerta.
La vedova del terzo piano famosa per il suo spietato realismo sostiene che i tre usano quei denari per drogarsi.
Infine i due senegalesi, magrissimi e allampanati, davanti alla libreria, vendono fiabe africane offrendole con un inchino gentile. Il più agile dei due fa un vero e proprio balletto a ogni persona che esce dalla libreria e sussurra a cantilena in un italiano incerto: “Leggete fiaba africana a vostri bambini e poi loro dormono sorridendo”.
La formula piace e molti si fermano. Anch’io mi fermo.

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