Il Fondo monerario internazionale prende posizione sull’Italia: la tassa sulla proprietà non va cancellata per ragioni di equità

ROMA – L’Italia ha “prospettive di crescita ancora deboli, un tasso di disoccupazione inaccettabile e un market sentiment ancora fragile”. Al termine della visita annuale ex Article IV, il Fondo monetario internazionale (Fmi) peggiora a -1,8 da -1,5% la stima sul Pil italiano del 2013 e migliora a +0,7% da +0,5% la previsione per il 2014.

“I rischi per le prospettive dell’economia sono orientati al ribasso” e l’Italia “è lontana dall’aver concluso” il cammino delle riforme strutturali, spiegano gli economisti di Washington. “Rallentamenti, anche a livello europeo, potrebbero minare la fiducia del mercato, intensificare le pressioni sulle banche e ridurre il credito”, dice il Fondo sottolineando che, nonostante il forte consolidamento fiscale del 2012, quest’anno il rapporto debito/Pil dovrebbe essere “significativamente più alto di un anno fa”. Per abbattere il debito, secondo il Fondo, “è estremamente importante accelerare il programma di privatizzazioni, specialmente a livello locale”.

MANTENERE L’IMU SULLA PRIMA CASA, È EQUA ED EFFICIENTE

Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, accoglie l’analisi e le ricette del fondo parlando di “un ampio consenso su questioni note che affliggono l’economia italiana”. Gli economisti di Washington entrano in un terreno politico scivoloso per i rapporti fra maggioranza e governo quando scrivono che l’Imu sulla prima casa “dovrebbe essere mantenuta per ragioni di equità ed efficienza”. Il governo si è impegnato a rivedere l’intera imposizione fiscale sugli immobili nel mese di agosto. Il Pdl insiste nel chiedere di detassare la prima casa mentre Pd e Scelta civica vorrebbero rendere l’Imu più progressiva.

Diplomatico il commento di Saccomanni: “È una questione che stiamo valutando. Certamente terremo conto dell’opinione del Fmi. L’obiettivo è trovare un consenso all’interno della coalizione”. Il Fondo monetario internazionale sollecita il governo ad andare avanti con la spending review e con la riforma del catasto, a rafforzare la lotta all’evasione fiscale e al riciclaggio di denaro sporco e ad aumentare l’imposta che grava sulle successioni.

FMI SPOSA POLITICA CONTRATTO UNICO A TUTELE CRESCENTI

Nel sottolineare che la crescita dell’economia italiana si consoliderà solo portando avanti le riforme strutturali, il Fmi esorta il governo italiano a sostenere l’occupazione, soprattutto di giovani e donne: “Chiudere per metà il divario con il resto d’Europa (circa 4,5 punti percentuali) potrebbe alzare il livello del Pil del 2,5% entro il 2018”. La strada da seguire è ridurre le aliquote marginali sui redditi da lavoro (4 punti di Pil sopra la media europea) e rafforzare l’Ace, la deduzione dal reddito imponibile del rendimento prodotto dal capitale aggiuntivo degli azionisti, introdotta con la manovra correttiva di fine 2011.

“Il passaggio a un unico contratto più flessibile per i nuovi lavoratori, che aumenti gradualmente la protezione de posti di lavoro al crescere dell’anzianità, potrebbe abbassare il costo delle nuove assunzioni e dell’apprendistato di supporto”, prosegue il comunicato rilanciando una proposta sostenuta in Italia, seppur in forme diverse, da economisti come Tito Boeri e giuslavoristi come Pietro Ichino.

Per creare nuovi posti di lavoro il Fmi chiede inoltre di collegare gli aumenti salariali alla crescita della produttività e di adottare un regime fiscale agevolato sul reddito da lavoro femminile.

[Fonte: Reuters – Giuseppe Fonte e Stefano Bernabei]

© Riproduzione Riservata

Commenti