Con l’autorizzazione della Commissione UE arriva anche in Europa il vaccino contro la meningite da meningococco B

Subito dopo aver recepito il via libera dell’Unione Europea, l’Italia non ha perso tempo e l’AIFA, l’’Agenzia italiana del farmaco, ha dato l’ok per la vendita del farmaco prodotto dalla Novartis. Già lo scorso novembre il vaccino aveva ricevuto una risposta positiva del Comitato per i medicinali per uso umano dell’EMA, l’Agenzia europea per i medicinali e ora è arrivata anche l’ultima autorizzazione della Commissione europea.

Questo ceppo di meningite è la più diffusa nel territorio europeo con circa 150 casi l’anno, un dato che però è al ribasso perché se si assumono antibiotici ai primi segnali di contagio, le analisi possono fornire dei falsi negativi. Finora gli unici vaccini disponibili erano quelli per i gruppo A, C, Y e W13 ma non per il MenB. Si tratta di una patologia molto grave che, se non viene diagnosticata in tempo, può causare la morte anche nel giro di sole 24 ore. Chi viene colpito dalla meningite di tipo B può anche subire dei gravi danni quali, ad esempio, problemi all’udito o amputazione degli arti. I più colpiti restano i bambini con un tasso di contagio che vede il suo maggiore picco intorno ai sette mesi di vita del piccolo.

L’autorizzazione dell’Unione Europea è arrivata al termine dello studio clinico di fase III cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Lancet. Il campione per il test, composto da 3.630 bambini tra due, quattro e sei mesi che, contemporaneamente, erano sottoposti alle vaccinazioni standard (l’esavalente e pneumococco glicoconiugato) ha dimostrato una risposta immunitaria accettabile e anche la risposta dei piccoli pazienti che avevano ricevuto una quarta dose del vaccino (1555) è stata buona.
Anche l’Italia ha contribuito alla sperimentazione del farmaco. «Noi abbiamo partecipato allo studio clinico di fase III con 500 bambini ed è stata un’esperienza molto positiva. Abbiamo diviso i bambini in gruppi: alcuni sono stati vaccinati a 2, 4 e 6 mesi, altri a 6, 8 e 12 mesi e altri a 12 mesi con due dosi»: ha raccontato al Corriere della Sera Susanna Esposito, direttore della Clinica pediatrica I alla Fondazione Irccs Ca’ Granda ospedale Maggiore Policlinico di Milano, presidente della Società italiana di infettivologia pediatrica e membro dei Comitati per la ricerca clinica e per l’attività assistenziale della Espid (European Society for Pediatric Infectious Disease). Si tratta, sempre secondo la Esposito, di un’innovazione attesa da dieci anni. In futuro ad alcuni bambini verrà fatto il richiamo intorno ai quattro anni. L’obbiettivo, spiega ancora la dottoressa, è quello di capire per quanto tempo i pazienti saranno immunizzati.

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