Dopo l’appoggio a Morsi, silenzio della Casa Bianca sul caos al Cairo. In gioco 1.300 milioni di dollari a un alleato cruciale in Medio Oriente

La Casa Bianca sta seguendo con profondo imbarazzo gli sviluppi drammatici del Cairo. Una crisi che impensierisce il primo “Independence day” del secondo mandato di Obama. Non solo perché appena un anno fa il presidente aveva di fatto “sdoganato” Morsi, uscito vittorioso dalle elezioni, e ora lo vede deposto da un movimento guidato dall’esercito, l’alleato storico degli States. Ma soprattutto perché, in seguito a una legge federale, gli Usa rischiano paradossalmente di non poter agevolare economicamente un futuro governo che sia in grado di mettere fuori dai giochi i detestati “Fratelli Musulmani”.

Non a caso, Obama è rimasto ancora in silenzio. Nessun commento a quanto sta accadendo al Cairo, evitando con cura soprattutto la parola “Golpe”. Anzi, un portavoce del Dipartimento di Stato ha detto esplicitamente di non poter confermare se in Egitto ci sia in corso un golpe.

La ragione di tanta cautela è molto semplice: in gioco ci sono 1300 milioni di dollari in aiuti militari, verso uno degli alleati cruciali degli States nel Medio Oriente. Infatti, se Barack Obama dovesse accettare e riconoscere formalmente che Morsi È stato fatto fuori da un `golpe´ militare, allora la legge statunitense costringerebbe il Pentagono a tagliare immediatamente ogni sovvenzione all’Egitto. La norma federale parla chiarissimo: «Ogni aiuto non umanitario americano deve essere tagliato se dovesse andare a un governo di qualsiasi paese il cui governo eletto sia stato deposto da un colpo di stato militare o un decreto in cui le forse armate abbiano avuto un ruolo decisivo».

Questi famosi 1300 milioni di dollari rappresentano il 20% dei fondi a disposizione delle Forze Armate, considerata l’istituzione pubblica più stabile del Paese. Inoltre, ci sarebbero a rischio altri 250 milioni di dollari, sempre l’anno, versati dagli Usa come aiuti economici. In serata, puntuale, anche il Senato ha lanciato il suo avvertimento al riguardo. Patrick Leahy, presidente democratico della commissione del Senato che si occupa di controllare la gestione degli aiuti americani internazionali annuncia che la sua commissione è pronta a rivedere gli aiuti all’Egitto, in attesa di capire le prossime mosse dei militari. «La legge – ammonisce Patrick Leahy – parla chiaro: gli Stati Uniti tagliano i propri aiuti a un Paese il cui governo democraticamente eletto viene deposto da un golpe militare o da un decreto. I leader militari hanno detto che non hanno alcuna voglia e alcun desiderio di assumere il potere. Io – aggiunge questo senatore democratico – spero che mantengano questa promessa. Nel frattempo è giusto ricordare che la nostra legge è chiarissima a riguardo».

 

[Fonte: Stampa]

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