Il racconto è la narrazione di un evento, il romanzo riesce a comunicare una visione del mondo. Ho pensato che possono quindi esistere dei romanzi brevi, anzi brevissimi capaci di comunicare una diversa visione del mondo e della vita. Dei romanzi che, in forma di gioco, ho chiamato Romanzi Bonsai

Ho sempre apprezzato che Remigio si chiamasse così.
Il suo procedere trascinando i piedi, i suoi abiti da sempre grigi, le labbra tremanti di timidezza, davano al nome Remigio una precisa legittimità.
Ogni giorno, puntuale come il filosofo Emanuele Kant (quando usciva alle tre in punto tutti gli abitanti di Koningsberg regolavano gli orologi), anche Remigio alle 10 in punto del mattino appariva sull’ampio marciapiede, trascinando i piedi e al suo fianco un cane, remissivo e stanco.
Oggi era solo.
“Com’è che oggi hai un aria triste?”
“Non lo vedi? M’è morto il cane”.
“Quanti anni aveva?”
“Diciannove”.
“Accidenti, l’età dei cani va moltiplicata per 7. E’ come se avesse avuto 133 anni”.
“Che c’entra io gli volevo bene. L’ho trovato proprio quando mia moglie mi ha lasciato”.
“Non sapevo che eri sposato”.
“E come no, sposato in piena regola. Ma quando una donna sente il profumo della libertà, chi la tiene”.
Poi mi racconta del loro incontro.
Lui l’aveva avvicinata alla “festa de Noantri” e le aveva offerto una bibita. Poi si erano incamminati verso l’Isola Tiberina e al fresco della notte la ragazza aveva accettato un suo bacio.
Si erano dati appuntamento il giorno dopo a piazza Venezia, davanti al monumento al milite ignoto.
Dovevano vedersi alla 10 del mattino, ma lei era arrivata alle cinque di sera, e Remigio l’aveva aspettata per sette ore, sicuro che sarebbe venuta.
Infatti lei era arrivata fresca e scintillante mormorando: “Scusa, ho avuto qualche problemino”.
Magicamente lui era certo che lei sarebbe prima o poi arrivata, magicamente lei era certa, dopo quel bacio nella notte, che lui l’avrebbe attesa.
“Perché poi ti ha lasciato?”.
“Se l’è portata via un tizio che organizzava le corse dei cani. Viveva di scommesse e le ha comprato la pelliccia. Quando mai io avrei potuto comprarle la pelliccia. E’ andata così. Una mattina mi sono svegliato e il letto era vuoto. Vicino al cuscino c’era un cucciolo. Il cane. Mi ha tenuto compagnia per diciannove anni”.
“Adesso cosa fai, ne prendi un altro?”.
Remigio cammina a capo chino in silenzio e mi fa cenno di seguirlo a casa sua.
Un intenso profumo di fiori recisi ci avvolge, mentre entriamo nel bicamere a pianterreno. Attorniata da 19 candele una piccola bara bianca è al centro del corridoio.
Cerco di assumere un atteggiamento di spontaneità e lo seguo senza chiedere spiegazio-ni.
“L’ho appena chiuso, vedessi quanto è rimasto bello”.
Mi fa strada fin nella camera da letto e da una campana di vetro toglie una foto consunta di una donna sorridente. Dietro la scritta: “Tornerò, aspettami”.

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