Il racconto è la narrazione di un evento, il romanzo riesce a comunicare una visione del mondo. Ho pensato che possono quindi esistere dei romanzi brevi, anzi brevissimi capaci di comunicare una diversa visione del mondo e della vita. Dei romanzi che, in forma di gioco, ho chiamato Romanzi Bonsai

Se qualcuno non ha mai dialogato con un bambino di circa otto anni, intriso di energia vitale e a ogni livello incapace di farsi domare, forse si stupirà leggendo questa breve cronaca.
E’ un resoconto colmo di stupore che riguarda il mio incontro con Mario, figlio del fruttivendolo.
Sono seduto al tavolo del piccolo chiosco delle bibite, quando un bambino mi copre il volto con la sua ombra. Alzo il capo e vedo di fronte a me uno sguardo perfetto e sorridente.
“E’ vero che sei scrittore?”.
“E’ vero che quando ne sento il bisogno, mi piace scrivere.”.
“Anch’io voglio fare lo scrittore. Ho deciso di scrivere le mie memorie.”.
Un sorriso incontenibile mi appare sulle labbra.
“Sul serio, perché ridi?”.
“Intanto non sto ridendo, si tratta di un sorriso, e poi trovo interessante che un bambino scriva le proprie memorie.”
“Ho già cominciato.”.
D’improvviso Mario diventa serio, estrae dalla piccola tasca dei pantaloni un foglietto stropicciato e me lo porge.
“Leggi e dimmi se va bene”, mormora con severità.
Quando la vibrazione della sua voce si spegne nel rumore del traffico, incomincio a leggere.
“Libro di Mario. Capitolo uno: La prima pappa e Sarina.
E’ passato del tempo da quando non ero in grado di mettere il cucchiaio in bocca e mangiare da solo. Ricordo che ogni volta, quando la mamma mi imboccava alzavo la mano tentando di prendere il cucchiaio, ma lei spostava la mia mano e mi infilava il cucchiaio in bocca.
Ero felice quando un giorno ha suonato il telefono e per poter rispondere la mamma mi ha messo in mano il cucchiaio. Doveva essere una telefonata importante perché io, mentre lei parlava, mi sono ricoperto la faccia e il collo di minestrina. Ricordo bene il calore della pappa e la risata della mamma quando mi ha visto ricoperto di minestra. Da quella volta però la mamma mi ha aiutato a mangiare da solo.
Ma l’altra felicità l’ho provata dopo, insomma l’altro giorno, quando ho incontrato Sarina.
Uscendo da scuola ho inciampato nel gradino e sono caduto addosso a una bambina. Si chiama Sarina e mi ha chiesto subito se mi ero fatto male.
Ci siamo strizzati l’occhio insieme e adesso ci amiamo. Fine.”.
“E’ il tuo primo racconto. Un po’ breve ma interessante.”.
“Mi prendi in giro.”.
“No, Mario. Davvero, hai scritto bene.”.
“Come le intitolo le mie memorie?”.
“Ti conviene intitolarle “Memorie del mio futuro”.
Piego con cura il foglietto e glielo porgo.
“No, tienilo tu, te lo regalo. Magari lo metti in un racconto.”

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