L’esposizione alla luce del sole è un’importantissima fonte di vitamine per il nostro organismo. Non bisogna, quindi, evitare il sole, ma semplicemente evitare che diventi nocivo


La maggior parte dei raggi solari UV che raggiungono la terra sono UVA, in piccola parte UVB, mentre gli UVC vengono assorbiti completamente dall’atmosfera. I livelli di concentrazione aumentano al crescere dell’altitudine e della posizione del sole, e calano al diminuire della nuvolosità e della latitudine.
Per quanto riguarda la nocività, gli UVB sono direttamente responsabili di ricadute come le ustioni e, in casi più gravi, dell’insorgenza di neoplasie della pelle.
Solo recentemente sono state inquadrate con precisione anche le conseguenze negative degli UVA che portano all’ossidazione del DNA e a mutamenti cellulari, considerati responsabili della patogenesi del melanoma.

Si capisce dunque, quanto proteggere la pelle non sia un optional o un vezzo, ma un’esigenza vitale. Quindi o non ci si espone al sole o si prendono contromisure con appositi filtri, chimici o fisici.

Quelli chimici contengono sostanze di sintesi che hanno la proprietà di assorbire l’energia degli UV e, poi, di liberarla come calore o fluorescenza. E arrivano a un livello di protezione massima 50, il cosiddetto schermo totale. Anche se non esiste, in realtà, un fattore SPF che blocchi al 100% gli UV.

I filtri fisici, invece, a base di derivati di metalli come l’ossido di zinco e il biossido di titanio e hanno proprietà riflettenti, quindi i raggi non sono assorbiti dalla crema, ma riflessi dalla superficie cutanea. Sono quelli più adatti ai bambini.

Inoltre, è importante sapere che non esistono lozioni waterproof, quindi resistenti all’acqua. La protezione va riapplicata dopo ogni bagno, doccia e comunque ogni due ore circa. Mai usare una crema scaduta, magari aperta l’estate precedente e non terminata. La data di scadenza è fondamentale. E, al momento, non esistono schermi specifici per gli UVA.

Riguardo alla scelta dello schermo, dipende naturalmente dal fototipo e non bisogna dimenticare anche l’intensità del sole e delle condizioni di esposizione: in montagna, ad esempio, la quantità di ultravioletti aumenta del 4% ogni 300 m. La luce e gli ultravioletti possono raggiungere la pelle indirettamente riflettendosi su diverse superfici. Infine, si possono sviluppare eritemi anche sotto l’ombrellone o sotto un cielo nuvoloso.

Ma la nostra pelle può essere aiutata anche dall’interno, oltre che dall’esterno «con l’ingestione di cibi o integratori antiossidanti e contenenti vitamine, in particolare la A, la C e la E, a partire da un mese circa prima dell’esposizione.

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