Il presidente degli Stati Uniti determinato a contrastare il surriscaldamento globale. Ma l’opposizione lo attacca: “Perderemo migliaia di posti di lavoro”


Barak Obama ha presentato ieri il suo piano per contrastare il surriscaldamento globale e l’inquinamento, ma l’opposizione conservatrice ha subito criticato il presidente, affermando che il suo progetto causerà la dispersione di migliaia di posti di lavoro: “Il paese non può permetterselo”.
Il primo punto del piano di Obama riguarda la chiusura di tutte le centrali elettriche a carbone, responsabili dell’emissione di grandi quantitativi di anidride carbonica nell’atmosfera. Verranno inoltre potenziate le fonti di energia alternativa. “In qualità di presidente, padre e cittadino americano, vi dico che dobbiamo agire in fretta”, ha detto in un discorso alla Georgetown University di Washington. Ma Obama ha anche messo in dubbio il progetto di un oleodotto di sabbie bituminose canadesi, che dovrebbe essere approvato soltanto in assenza di un significativo aggravamento dei livelli di inquinamento.

Di contro, il presidente Usa ha sostenuto che l’innovazione tecnologica ed il progresso possono rendere il Paese pronto ad affrontare la sfida del surriscaldamento globale. Obama ha anche preso in giro quanti non credono che l’opera dell’uomo abbia causato gravi danni all’ambiente, aggiungendo che non ha intenzione di perdere tempo con quanti “rifiutano di vedere la portata del problema”. Gli ambientalisti hanno molto apprezzato le parole del presidente e spinto per l’annullamento della costruzione di nuove condutture di petrolio. Di ben altro avviso i Repubblicani del Congresso, che hanno intravisto nel piano di Obama la possibilità di uno stillicidio di posti di lavoro e una minaccia per la ripresa economica: “Il progetto equivale a dare un calcio alla scala su cui sono poggiati molto americani”, ha affermato il senatore Mitch McConnell.

Per concludere Obama ha promesso di voler lavorare con gli altri paesi inquinanti, come Cina e India, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica su scala globale. Ma i colossi asiatici, nel pieno di un boom economico, vorranno rinunciare alla crescita per accodarsi alle richieste del presidente Obama?

[Fonte: fanpage]

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