La sesta giornata del Taormina Film Fest è stata caratterizzata, oltre che dalla presenza dell’attrice Meg Ryan, anche dall’incontro, tenuto durante una Tao Class al Diodoro, con Lino Banfi e Sergio Rubini

La Tao Class è stata incentrata sul linguaggio e lo stile di vita pugliese, dato che entrambi gli attori sono della Puglia. “Lino Banfi è stato, dal punto di vista della lingua, un passepartout per tutti noi pugliesi. In certi ambienti culturali era visto con sospetto”. Spiega Sergio Rubini. Ma la perplessità, per i pugliesi che facevano cinema, era quella che il linguaggio alla Banfi potesse penalizzarli come spiega lo stesso Rubini. “Nel mio primo film La stazione, il protagonista era un pugliese e la mia preoccupazione era che potesse essere scambiato per una maschera alla Lino Banfi. E ciò sarebbe stato un problema perché il film era drammatico. Ma oggi, pensando a Lino Banfi, posso solo dire che ha reso la Puglia grande. La grandezza di Lino e’ stata quella di essere prima di tutto Lino e poi di reinventarsi. Non è stato vittima di se stesso”, sottolinea Rubini.

Ed ecco entrare in scena Lino Banfi con la sua esilarante comicità. Ha raccontato il suo celebre incontro con Totò dal quale è nato il nome del cabarettista che ha cambiato il suo nome Pasquale Zagaria da Lino Zaga a Lino Banfi. E questo perché un giorno Banfi andò a trovare Totò e fu proprio Totò a dirgli che il diminutivo del nome porta bene, il diminutivo del cognome porta male. E allora Lino modificò subito il suo cognome in Banfi.

E alla fine Sergio Rubini ha esplicato al meglio il significato dell’essere Pugliesi: “Il cinema è come i sogni, non viene ricostruita la geografia ma il clima. Credo che il problema dei pugliesi sia quello di essere gente abituata più a mercanteggiare che ai salotti per bene. È come l’uomo che si fa amare più per la sua simpatia. Noi siamo un popolo del sud che non ha una lingua dialettale scritta. È tutto più superficiale”.

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