I 70 anni di una donna che, da bambina, sognava di diventare una grande coreografa e alla fine è diventata grande in tutto. Da “Io, Agata e tu” a “Milleluci”, da “Canzonissima” a “Carramba”, fino al recente “The Voice of Italy”, è stata protagonista indiscussa di cinquant’anni di televisione


Tanti auguri a chi tanti amanti ha, tanti auguri in campagna ed in città. Raffaella Carrà compie 70 anni, vissuti alla grande, da diva indiscussa della televisione, da regina delle hit parade, tra l’Italia e la Spagna. Una bambina molto precoce la “Raffa Nazionale”, che a tre anni e mezzo invece di giocare con le bambole, si inventava le coreografie con dei bottoni antichi che le regalò la nonna, ascoltando i classici, da Debussy a Tchaikovsky. Perché? Perché la Carrà già a tre anni e mezzo aveva dato il suo primo esame di danza classica e perché Raffaella Carrà, nome d’arte di Raffaella Maria Roberta Pelloni, sognava di diventare una coreografa. Ha fatto di più. E’ riuscita a diventare tutto.

“Chiamati Carrà, come il pittore”. Entra in tv dopo alcune esperienze cinematografiche, da “Il Colonello Von Ryan” a “Scaramouche”, quando Dante Guardamagna, sceneggiatore Rai per la prosa televisiva, le consigliò di cambiare Pelloni in Carrà, perché più facile da pronunciare e, soprattutto, per un gioco “artistico”. Raffaella, come il grande pittore “antico” (avrebbe spiegato anni più tardi la Raffa a Vincenzo Mollica), Carrà come il nome del grande pittore futurista Carlo. Il debutto televisivo arriva con “Io, Agata e tu”, ed è il 1970, un varietà condotto da Nino Ferrer, Nino Taranto che la mise in luce al grande pubblico. Pochi mesi più tardi, infatti, sarebbe stata al fianco di Corrado per condurre “Canzonissima”, esperienza che avrebbe replicato nel 1971 e che nel 1974 l’ha vista come conduttrice principale con Mike Bongiorno, affiancati da Cochi&Renato.

I maestri della Raffa. Giovanni Salvi, Antonello Falqui, Gino Landi, Sergio Japino, Gianni Boncompagni e, tra i colleghi, Corrado e Mina: questi i maestri principali che hanno insegnato alla Carrà a “fare la televisione”. Corrado un giorno le disse: “Non essere invidiosa mai di nessuno e fai televisione con chi corrisponde i tuoi sentimenti. E’ una questione di chimica, altrimenti lascia stare”. E quanta televisione ricca di “chimica” fatta da Raffaella, con Mina in quel “Milleluci” (1974), ad oggi considerato ancora uno dei migliori programmi televisivi italiani di sempre. Raffaella è diventata così in breve tempo l’icona di una società che stava attraversando un mutamento importantissimo, abbandonando quel costume bigotto per aprirsi alle rivoluzioni ideologiche delle grandi battaglie radicali.

L’icona di tutti. Il bagaglio musicale che Raffaella Carrà porta con se è quasi didascalico menzionarlo. Successi che, di pari passo con la sua presenza televisiva simpatica e vincente, hanno spianato la strada di una carriera fulgida, che l’hanno trasformata in una leggenda vivente, anticipando abbondantemente i tempi della “beatificazione”. Pezzi che sono stati simbolo e orgoglio per le donne, la Raffa è anche un’icona gay tra le più intoccabili, anche grazie ai suoi abiti che sono l’emblema del travestitismo. Il primo successo è datato 1970, “Ma che musica maestro”, poi arrivarno “Chissà se va”, “Tuca tuca” e “Maga Maghella” in rapida successione, per la gioia della RCA italiana. “Rumore” nel 1974, scritta da Ferilli/LoVecchio/Shapiro, è il primo ad incrociare il femminismo. Poi arrivò “A far l’amore” nel 1976, ancora oggi è uno dei pezzi più ballati ovunque, e sarebbe riduttivo e irrispettoso, mi si passi la precisazione, attribuirne meriti alla recente campionatura di Bob Sinclair.

“Tanti auguri” e “Pedro”, successi assoluti che traghettano la leggenda del caschetto biondo negli anni ’80, tra queste tante altre canzoni che senti ovunque e che fanno scattare in piedi anche i vecchi di novant’anni. In televisione ci torna con lo storico “Pronto Raffaella?”, che la vede protagonista con il primo show nella fascia di Mezzogiorno. Sono gli anni che poi la vedranno passare alla Fininvest, con due programmi che non le danno il successo sperato e che restano, a tutt’oggi insieme al noto rimpianto della maternità, forse i suoi due più grandi dispiaceri “Raffaella Carrà Show” e “Il principe azzurro”. Nel complesso, restano due ombre minuscole in una gigantesca carriera luminosa, ricca di momenti indimenticabili: su tutti l’elogio alla sua “patonza” di Roberto Benigni, in quel Fantastico ’91. E ancora la soddisfazione di essere tornata dalla Spagna con un programma che ha segnato gli anni ’90, “Carramba che sorpresa”, di avere presentato il Festival di Sanremo 2001.

Le gioie più grandi sono sempre le più recenti: ne citiamo tre su tutte. Quando il 25 giugno 2012 sale sul palco dello Stadio dall’Ara di Bologna per il Concerto per l’Emilia, il pubblico è in delirio, tutto lì a ballare “Rumore”, mentre lei, 69 anni, riesce ad intrattenerli come una Madonna qualsiasi. Già Madonna, ed arriviamo alla seconda grandissima soddisfazione: la Ciccone nel suo recente MDNA Tour, l’ha voluta ufficialmente omaggiare inserendo i passi del Tuca Tuca in una delle sue coreografie. La terza è ovviamente The Voice of Italy, uno show che lei ha voluto fortemente in Rai, sul quale ha scommesso, producendolo personalmente e che è riuscito a trascinarlo, quasi da sola sulle spalle. A 70 anni suonati. Come se fossero 20, vero Raffa? “Tanti auguri…”

[Fonte: fanpage]

© Riproduzione Riservata

Commenti