L’accordo di libero scambio dovrebbe portare secondo Obama benefici pari a 545 euro a famiglia in Europa e 655 negli Stati Uniti


Centinaia di migliaia di posti di lavoro potrebbero essere il risultato dell’accordo di libero scambio varato al G8 tra gli Stati Uniti e l’Europa. Ad annunciarlo è stato il presidente Obama, al quale ha fatto eco il presidente della Commissione Europea Barroso. A partire dal prossimo mese verranno definiti i dettagli di un progetto che secondo molti porterà importanti benefici economici in entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico. “Abbiamo resistito alla tentazione di un accordo al ribasso pur di avere un accordo”, ha spiegato Obama, sottolineando che comunque ne trarranno grande beneficio anche tutti gli altri Paesi del mondo. Il piatto forte dell’accordo sarà il settore audiovisivo, sul quale la Commissione Europea attualmente non ha mandato a negoziare ma che gli Stati Uniti spingono con forza, sottolineando che la partnership transatlantica su commercio e investimenti dovrà riguardare tutti i settori.

Intanto negli ambienti del G8 si parla già di un accordo di portata storica che potrà rafforzare sensibilmente la crescita economica di Stati Uniti ed Europa. Fatta qualche stima, gli esperti statunitensi sostengono che i benefici saranno importanti, dell’ordine dei 545 euro all’anno per le famiglie UE e 655 per quelle statunitensi. Boom anche di posti di lavoro, che saranno centinaia di migliaia, secondo Obama. Prospettive rosee, dunque, sulle quali tuttavia si dovrà lavorare nei prossimi due anni, anche perché sulle cifre reali le opinioni divergono.

Se Obama parla ottimisticamente di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro – sia in Europa che negli States – l’inglese Cameron promette “due milioni di posti di lavoro”. La Commissione Europea aveva invece parlato di 400mila. Si vedrà, intanto il dato interessante è l’avvio di una importante collaborazione tra due colossi mondiali dell’economia e la prospettiva di una sostanziale semplificazione degli scambi. Spiega efficacemente La Stampa: “Se una ditta europea fabbrica ventimila t-shirt, metà per l’America e metà per il mercato interno, non può vendere negli States un eventuale residuo perché l’etichetta per il lavaggio non è omologata. L’accordo deve fissare gli standard. Dalle magliette alle auto elettriche”. Ma non solo: si avvierà una collaborazione anche nella lotta contro l’evasione fiscale: domani si cercherà un sistema comune per scambiare dati utili a scovare chi non paga.

[Fonte: fanpage]

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