La libertà è solo un’ideale irrealizzabile o una realtà tangibile?

Non sempre le nostre idee collimano con quelle di coloro che, nello spazio della nostra vita, abbiamo la ventura d’incontrare. Il mondo è vario e composito ed è continuamente attraversato da idee, momenti e condizioni che influiscono, a torto o a ragione, nel nostro modo d’essere e di rapportarci con esso. Quali sono le condizioni per essere partecipe anche dialetticamente all’avventura umana rimanendo coinvolti dal vento della storia che crea continuamente nuove immagini e forgia nuovi ideali?

La storia, però, si limita freddamente a registrare i momenti umani, ma se volessimo tentare di ipotizzare un’ideale comune per tutti gli uomini dovremmo, inevitabilmente, entrare nel campo della filosofia che potrebbe aiutarci, e non poco, a ricercare l’ideale comune tra molti uomini, ma inevitabilmente non essere risolutiva essendo essa stessa, a volte, la causa delle stesse rovine umane. Ciò non è astrattezza, e possiamo con certezza affermare che tra tutti gli ideali enumerabili dell’animo umano quello che assume, forse, particolare rilevanza è quello della libertà.

I secoli testimoniano l’altalenante mutamento dell’ideale di libertà nella condizione umana e lo ratificano senza appello pur lasciando aperta la considerazione più favorevole che un suo giusto uso, anche soltanto critico, potrebbe essere fatto dalle generazioni future.

Nell’antica Roma, patria del diritto ed erede della conoscenza greca, la parola “libertà” non aveva un significato così naturale come noi lo intendiamo, a patto di nascere già nella condizione di “cittadino romano” e di non perdere questa condizione dopo apposito giudizio in tribunale. In tal caso però oltre a perdere la propria libertà era anche a serio rischio la propria vita. Diversa era la condizione degli schiavi ai quali era preclusa, a priori, ogni forma di libertà a causa della loro condizione di nascita (figli di altri schiavi) o perché prigionieri di guerra. Lo schiavo non era considerato un essere umano, ma soltanto un mero oggetto e di lui poteva disporre a proprio piacimento il padrone che lo aveva nel numero delle sue proprietà. Non di rado gli schiavi morivano per futili motivi per ordine del loro proprietario e senza avere alcuna possibilità di difendersi davanti ad un qualsiasi tribunale. Esisteva però una possibilità, demandata unicamente al padrone, che lo schiavo venisse liberato, e in quei rari casi assumeva la condizione di “liberto”, ma veniva considerato cittadino romano solo dopo espressa pronuncia del Praetor che sanciva anche un’eventuale adozione legale da parte di un altro cittadino romano. Nel “Ben-Hur” di Lewis Wallace questa particolare procedura giuridica romana è finemente raccontata dall’autore con fine perspicacia e acutezza storica anche se romanzata.

L’avvento del cristianesimo ha completamente ridato nuovo lustro alla parola libertà inserendola come pilastro portante dell’insegnamento di Cristo agli Apostoli. Ma la storia non sembra aver accolto il messaggio di Cristo nella sua intima verità, preferendo deviare, anche palesemente, verso l’appagamento materiale che svilisce la natura stessa della parola “libertà”. Nel XVI° secolo mercanti cristiani olandesi, spagnoli, inglesi, e portoghesi, non esitarono a trasformare il territorio africano in terra d’acquisizione di schiavi per le nuove terre d’oltre oceano. Fu perpetrato un orrendo genocidio delle popolazioni africane che portò soltanto nel XVIII° secolo alle prime vere considerazioni sull’illecita pratica dello schiavismo anche grazie all’illuminismo.

“Non sono d’accordo con te, ma darei la vita per consentirti di esprimere le tue idee”. Questa frase di Voltaire irrompe con fragore nella secolare disputa sulla libertà dell’uomo e così le idee illuministe cominciano ad infiammare la Francia e ben presto tutta l’Europa. La filosofia Illuminista ridona all’uomo la condizione di “essere pensante” veramente libero e centra l’obbiettivo proprio dove la religione aveva fallito. La rivoluzione francese e quella americana sanciscono il nuovo ideale di libertà e l’uomo comincia a riappropriarsi della sua vera identità diffondendo questo vecchio ma “nuovo” concetto in tutto il mondo. Le nuove forme di governo esaltano l’idea di libertà, uguaglianza e fraternità che, proprio perché insite nell’animo umano, subiranno un’attacco frontale nelle due guerre mondiali da parte della logica totalitaria che giungerà al culmine con l’avvento in Germania nazista di Adolf Hitler.

Di recente anche Papa Francesco ha ripreso il tema della libertà dell’uomo durante una sua udienza a Roma rimarcando sul fatto che nessuno può arrogarsi il diritto di annullare la libertà di altri esseri umani sia in modo implicito che esplicito e, nel dire ciò, ha ricordato la figura del nuovo beato Padre Pino Puglisi che pur di difendere la libertà dei suoi parrocchiani fu barbaramente assassinato dalla mafia ventuno anni fa.
La negazione della libertà dei singoli che “le mafie” utilizzano per i propri e unici interessi, nel quale la soppressione di altri esseri umani è una costante, cozza inevitabilmente con la libera vita che uno stato veramente democratico ha come base nelle sue istituzioni e nei suoi rappresentanti.

Falcone, Borsellino, Chinnici, Dalla Chiesa furono uomini che diedero la propria vita perché tutti i cittadini respirassero veramente l’aria della libertà nel loro vivere quotidiano senza che l’omertà e la prevaricazione guastassero tale diritto che anche la nostra costituzione indica alla base della nostra forma di stato.

Ma la libertà, pur essendo un diritto inalienabile dell’uomo, sembra però ancor oggi stenti ad affermarsi come vero diritto globale. Purtroppo le guerre e la malvagità limitano pessimisticamente la realizzazione di tale nobile obbiettivo, però, per citare proprio Padre Puglisi possiamo fare suo il concetto veramente ottimista che “ se ognuno di noi può fare qualcosa, allora in tanti possiamo fare molto”.

Saremo in grado di fare ciò? Mi auguro di si anche perché è il mondo stesso che ha fame di una libertà vera e condivisa, ma la logica di pace e la collaborazione globale tra tutte le nazioni, come inizio di una nuova era, passano solo dall’estromissione definitiva e totale di ogni tipo di armi e odio.

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